Skip to content

Scelta veloce

Prossimi eventi

Fughe per la libertà

Da nord a sud i CIE bruciano

Una settimana di rivolte nei centri di identificazione ed espulsione di tutta Italia. Da Gradisca d’Isonzo a Trapani, da Torino a Milano, gli immigrati rinchiusi nei lager hanno dato vita a battaglie che, in alcuni casi, si sono positivamente concretizzate con la fuga e la libertà.
La prima rivolta si è consumata a Trapani, nella notte tra il 13 e il 14 luglio, all’interno del famigerato “Serraino Vulpitta”. Le proteste e il rifiuto del cibo hanno innescato uno scontro che ha coinvolto decine di immigrati. Suppellettili danneggiate, alcuni agenti che hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche, quattro arresti per resistenza e lesioni, e almeno quindici immigrati che sono riusciti a far perdere le loro tracce.

Una strana querela

Che le bugie abbiano le gambe corte, ce l’hanno insegnato fin da piccoli. Ma, a quanto sembra, non a tutti se è vero che una “strana” querela è stata presentata dalla ONLUS “Comunità solidaristica Popoli” (organica struttura della ragnatela dei fascisti del terzo millennio) contro l’associazione Umanità Nova, il gruppo C. Cafiero di Roma aderente alla F.A.I. ed il Collettivo “Lavori in Corso” operante all’interno dell’Università Tor Vergata di Roma e per la quale è stato sentito dai carabinieri di Parma – in presenza del proprio avvocato – il presidente dell’associazione Umanità Nova.
La “stranezza” – che, per molti aspetti e per i soggetti protagonisti, appare invece dotata di una logica machiavellica subdola e perversa – è dovuta al fatto che l’estensore della querela, il presidente della ONLUS Franco Nerozzi, abbia deciso di presentarla contro ignoti (e non a mezzo stampa), evitando di interessare la Procura di Massa dove è registrato il nostro settimanale, preferendo affidare il compito delle indagini alla Procura di Verona. E proprio qui sta il punto.

Prendi i soldi e scappa

Marchionne alla conquista della Serbia

All’interno della strategia Fiat, la fase post-Pomigliano era partita con la lettera che l’AD Marchionne aveva indirizzato ai suoi dipendenti lo scorso 9 Luglio, quasi 3 settimane dopo la batosta del referendum tra gli operai del sito industriale campano. Uno smacco che aveva lasciato i più fervidi sostenitori del nuovo corso Fiat e della Fabbrica Italia, il ministro Sacconi ed i leader della Cisl e della Uil, con la bocca aperta ed un filo di bava pendente dall’angolo della bocca medesima.
Come era scontato però, dopo la prima botta i cervelloni della Fiat si erano prontamente messi al lavoro per raggiungere un obbiettivo cruciale: mantenere l’impegno preso con il Governo e con i “Sindacati che ci stanno” partendo ad ogni costo con l’operazione Nuova Panda a Pomigliano, nonché, al tempo stesso, regolare definitivamente i conti con la Fiom e con i sindacati di base, ovvero con quelli che invece non ci stanno...

Autogestione o barbarie

Nuove domande vecchie risposte

Da sempre la Fiat ha determinato l’orientamento prevalente nel conflitto sociale dello scontro capitale/lavoro, con atteggiamenti di maggior o minor aggressività a secondo dei periodi.
Adesso, di fronte alla crisi attuale, sta sviluppando un altissimo tasso di aggressività nei confronti dei lavoratori, per scaricarne interamente i costi sulle loro teste. La linea economica e politico/sindacale che sta attuando, attraverso il sig. Marchionne, l’uomo che in questa fase maggiormente rappresenta la Fiat, ha dell’incredibile.

Oltre il muro

Torino. Rivolte, occupazioni, resistenza alle espulsioni

Un’altra estate calda sul fronte delle espulsioni. Lo scorso anno gli accordi con la Libia per i respingimenti in mare hanno condannato migliaia di profughi delle guerre nel corno d’Africa ad atroci odissee tra le galere di Gheddafi e il deserto. La morte in agguato, la vita appesa ad un filo. Alla faccia delle convenzioni ONU, del diritto di asilo ed altre amenità come i “diritti umani”.
Quest’anno il governo Berlusconi ha sottoscritto un accordo con l’Algeria e la Tunisia che consente espulsioni rapide e di massa verso i due paesi del nordafrica.
Il 12 luglio in un’intervista a “La Padania” Maroni aveva dichiarato: è “un passo meno eclatante dal punto di vista mediatico rispetto all’accordo con la Libia e tuttavia è ugualmente, e sottolineo ugualmente, importante”.
La prima conseguenza dell’accordo è stata la diramazione di un telegramma a tutte le prefetture perché provvedessero alle scorte in vista dell’espulsione dei tunisini e degli algerini rinchiusi nei CIE.
La notizia crea fermento nei CIE di Trapani, Milano, Gradisca, Roma.
AdaptiveThemes