12 Maggio manifestazione nazionale anarchica
Sabato 12 maggio si terrà a Pisa la manifestazione nazionale convocata dall'assemblea degli Anarchici Toscani a quarant'anni dall'assassinio di Franco Serantini.
Franco era un compagno del gruppo anarchico Giuseppe Pinelli di Pisa. Il 5 di maggio del 1972 scese in piazza per opporsi ad un comizio fascista organizzato dal MSI. Gli agenti di PS, intervenuti in forze per difendere i fascisti, lo arrestano su Lungarno Gambacorti dopo averlo massacrato di botte. Senza cure, Franco muore nel carcere Don Bosco di Pisa due giorni dopo, il 7 maggio, il giorno delle elezioni politiche.
Scendere in piazza sabato 12 maggio per noi anarchici significa non solo ricordare Franco, ma soprattutto continuare la lotta contro ogni fascismo, contro la repressione ed il razzismo, per una società di liberi e di eguali. Affermare la memoria collettiva nelle nostre lotte, continuando ad opporci ad ogni potere, è il solo modo per ricordare la figura di Franco, anarchico e rivoluzionario.
A quarant'anni di distanza la violenza dei governi è sempre la stessa.
Ormai, per tentare di giustificare le prepotenze compiute in strada dalle forze dell’ordine italiane, non resta che l’abusato ricorso ai versi di quella poesia di Pasolini su Valle Giulia che, peraltro, non viene mai citata integralmente.
Per l’emancipazione dei lavoratori e delle lavoratrici
La giornata del primo Maggio è considerata nel mondo socialista come la festa del Lavoro. Si tratta di una falsa affermazione del 1° Maggio che ha talmente permeato la vita dei lavoratori che effettivamente in molti paesi, essi lo celebrano così. Infatti, il primo maggio non è un giorno di festa per i lavoratori ... No, i lavoratori non devono, quel giorno rimanere nelle loro officine o nei campi.
Alcune considerazioni sull’articolo 18 e sulla riforma del lavoro
Ci avevano presentato il governo Monti come il Governo dei tecnici, degli esperti che avrebbero saputo rimettere in sesto l’”Azienda Italia”. Dopo sei mesi di cura, possiamo vedere che le cose continuano ad andare come prima, con la classe operaia e i ceti polari chiamati a pagare il conto di una classe dirigente inefficiente e sprecona, di un assistenzialismo senza fondo verso i capitalisti, i banchieri, la casta militare e la Chiesa. Le gaffes e le correzioni si succedono come prima, accentuate dall’arroganza tipica dei professori, che disdegnano la vita concreta fatta di miseria, disoccupazione, supersfruttamento e si rifugiano nella logica astratta dei numeri.
M il governo non è solo questo, non è solo legittimazione razionale della voracità del profitto.
Sull’accordo raggiunto fra le forze politiche per la riforma del mercato del lavoro, il presidente del Consiglio sforna verità contraddittorie a seconda che si rivolga a Bersani o alla Camusso, alla Marcegaglia o al Wall Street Journal: l’importante è vendere fumo.
Adoro i partiti politici: sono gli unici luoghi rimasti dove la gente non parla di politica.
(Oscar Wilde)
Strano gioco delle parti attorno al tema, giornalistico, del momento: l’antipolitica.
Nell’approssimarsi delle elezioni amministrative gli ultimi, interessati, commentatori a farsi vivi per mettere in guardia dai rischi dell’antipolitica sono stati Bersani, Vendola, Camusso e, persino, il presidente della Repubblica Napolitano che, intervenendo nella polemica sul finanziamento pubblico ai partiti, ha ammonito che rischiamo “la fine della democrazia e della libertà”.
Tra i tanti “autorevoli” commenti di analogo tenore sulla carta stampata, basti citare il direttore del Corriere della Sera, De Bortoli, che ha sentenziato “L’antipolitica è una pratica deteriore che mina le fondamenta delle istituzioni.
24 marzo 2012 manifestazione popolare
Al villeggiante che si appresti, a piedi o in bicicletta, a discendere la stradina asfaltata che da Cameri si volge in discesa verso il fiume Ticino capita di passare al limitare dei recinti spinati di uno degli aeroporti militari più antichi d’Italia. Qui venne addestrata gran parte dei piloti che presero il volo per le missioni d’aria della prima grande guerra. Qui, ancora oggi, si attirano i giovanotti e le giovanotte delle scuole viciniori per farli partecipare a fantomatici corsi di cultura aeronautica, che prevedono pure uno svolazzamento su piccoli aerei militar-civili e la possibilità (e l’onore) di essere selezionati per la partecipazione ad un ulteriore corso più elevato, che potrebbe aprire le porte in direzione dell’accademia aviatoria.
No Tav. Cronache resistenti
Una lunga settimana, di quelle che ti resta il film nella testa per anni, perché la vita quotidiana si spezza ed il ritmo lo da la lotta.
Quando la storia individuale e quella collettiva si intrecciano, il tempo corre più in fretta e sai che ti giochi tanto di quello che conta, non ti riesce di staccare la spina, anche quando il riposo reclamerebbe la sua parte.
Questa cronaca si è interrotta la scorsa settimana sull’autostrada, bloccata allo svincolo di Chianocco, in località Vernetto. E dall’autostrada riprende. L’autostrada, che in questi mesi è stata la carta forte delle truppe di occupazione, che, dallo svincolo aperto nel fortino/cantiere della Maddalena, potevano andare e venire liberamente, è divenuta il fulcro di queste giornate resistenti. Il segno chiaro che, solo scegliendo da se i propri obiettivi e i luoghi dove agire il conflitto, un movimento popolare come quello No Tav può mettere in difficoltà l’avversario.
Mercoledì 29 febbraio. La resistenza, lo sgombero, le botte, i gas, la caccia all’uomo
Il blocco sulla A32 prosegue da ormai due giorni e due notti.
Associazione a delinquere per gli anarchici
Incapace di venire a capo della resistenza popolare in Val Susa, e della solidarietà crescente che riceve in ogni parte del paese, il governo Monti penserebbe a nuove misure repressive nei confronti dei ribelli.
Lo annuncia Liana Milella in un articolo pubblicato su “La Repubblica” (1): gli alti papaveri del Governo e della polizia sono preoccupati per l’opposizione popolare al progetto del TAV, e per le conseguenze che l’azione repressiva potrebbe avere nel rinfocolare la resistenza e la solidarietà.
In realtà, per applicare la tradizionale politica del bastone e della carota, manca al Governo qualsiasi carota da offrire al movimento, carota che non si trasformi in una sconfitta per la lobby delle costruzioni ferroviarie legata alla direzione del PD, e in particolare nei legami politici molto stretti tra il presidente del comitato parlamentare di vigilanza sui servizi segreti (Copasir) Massimo D’Alema e Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della regione Umbria e attuale presidente dell’Italferr.
La paura che fa Baffo di Ferro a Monti e al suo governo è maggiore di quella che fa al movimento popolare; per questo nei dossier che sono sul tavolo del ministro degli Interni l’unica via d&rs