Gli effetti speciali di Matteo Renzi

“Vi stupiremo con effetti speciali”

“Un maestro o una professoressa possono determinare con il loro lavoro il futuro di centinaia di ragazzi più di quanto non possa farlo un membro del o l’amministratore delegato di una società. Eppure, nei decenni, riforme incomplete e scelte di corto respiro hanno svalutato l’alta responsabilità professionale e civile di chi fa nel nostro Paese il mestiere più nobile e bello: quello di aiutare a crescere le nuove generazioni.

Abbiamo alimentato un precariato enorme, disperso in liste d’attesa infinite dove si resta parcheggiati per anni – in molti casi per decenni – in attesa di un posto di lavoro. E questa precarizzazione ha messo in contrapposizione generazioni di colleghi, che dovrebbero invece lavorare uniti nella missione più alta che esiste: quella dell’istruzione.

Mentre continueremo a rinnovare e rendere più sicure e belle le nostre scuole, con un grande piano nazionale sull’edilizia scolastica, oggi ripartiamo da chi insegna. Con un’operazione mai vista prima nella storia della Repubblica e che servirà a trasformarli in forza propulsiva di cambiamento del nostro sistema scolastico. A loro vogliamo dire chiaramente: siamo pronti a scommettere su di voi. A farvi entrare nella partita a pieno titolo, e a farvi entrare subito. Ma a un patto: che da domani ci aiutiate a trasformare la , con coraggio. Insieme alle famiglie, insieme ai ragazzi, insieme ai colleghi e ai dirigenti scolastici.”

Dall’Introduzione a “La buona scuola – facciamo crescere il paese”

Chi in questi giorni ha letto il corposo documento “La buona scuola – facciamo crescere il paese” non ha potuto fare a meno di rilevare che, con ogni evidenza, quantomeno lo stile è proprio quello di Renzi e che siamo di fronte ad un documento diverso da quelli noiosissimi ai quali ci avevano abituato i precedenti governi.

Fatto salvo che certamente i dirigenti del ministero dell’istruzione università e ricerca hanno fornito i dati e le elaborazioni sui quali il governo ha lavorato è evidente che ci viene proposta una scommessa, un patto, un sogno aggiungo io che va guardato con la consapevolezza che siamo di fronte ad un seduttore alle cui avances dobbiamo rispondere con la consapevolezza che liquidare quanto prospetta senza smontare la struttura della sua proposta rischia di portarci ad una resa senza condizioni.

Qual’è, infatti, la novità con la quale dobbiamo misurarci? Per la prima volta da decenni un governo fa un’offerta, un’offerta accattivante e sin scandalosa,. una massiccia immissione in ruolo di precari, la fine di quella che con un orrido neologismo Renzi definisce la supplentite.

Il governo offre subito, a partire dal prossimo anno scolastico 150.000 immissioni in ruolo superando largamente le già mirabolanti anticipazioni di stampa nelle quali si parlava di 100.000 immissioni. In pratica una manovra che modifica radicalmente la composizione tecnica e politica del personale della scuola e che lo fa non come risposta ad una mobilitazione i massa che glielo impone, al contrario la categoria dei lavoratori della scuola è assai scarsamente combattiva, ma, almeno in apparenza, di propria autonoma iniziativa.

In realtà, a bene vedere, la concessione del governo è determinata in misura significativa dal fatto che sul piano legale l’uso sciagurato del lavoro precario nella scuola è stato sanzionato sia dall’unione europea che da una massa imponente di sentenze della magistratura italiana che hanno riconosciuto il diritto ad un posto stabile di precari utilizzati a volte per decenni su posti di lavoro vacanti e per i quali non vi era alcuna giustificazione alla non assunzione a tempo indeterminato del personale. Resta il fatto che la mossa del governo ha sorpreso l’opinione pubblica, i lavoratori della scuola, gli stessi precari.

A questo punto è legittima la domanda sul come potrà il governo coprire una spesa significativa quale quella che si prospetta e si fa una prima suggestiva scoperta interessante: le nuove assunzioni saranno pagate mediante un taglio del salario medio del personale realizzato attraverso un ulteriore blocco dei contratti e il taglio degli scatti di anzianità.

Saremmo in altri termini di fronte ad una forma si socialismo al ribasso, la stessa massa salariale servirebbe a retribuire un numero maggiore di lavoratori a tempo indeterminato con l’effetto paradossale di garantire per diversi anni ai neoimmessi in ruolo la stessa retribuzione, o giù di lì, che hanno attualmente e di abbassare quella dei lavoratori già assunti da anni a tempo indeterminato.

Questo scambio, già di per sé meritevole di una critica secca, si intreccia però con un altro scambio, per molti versi più importante, fra incremento del personale a tempo indeterminato e radicale destrutturazione dell’attuale assetto della categoria dei lavoratori della scuola, un destrutturazione che viene da lontano e che da decenni governi di diverso colore hanno perseguito scontrandosi contemporaneamente con la resistenza della categoria.

Cosa propone infatti il governo? Proviamo a ricordarlo assai schematicamente:

  • il pieno riconoscimento del ruolo dei privati nella gestione della scuola pubblica sia attraverso la possibilità di finanziarla che, in cambio, di partecipare al suo governo. In pratica la scuola verrà, ancora più di quanto già oggi avviene, subordinata ai gruppi di potere economico, alle associazioni delle famiglie, alle corporazioni professionali;

  • l’introduzione di un sistema di selezione meritocratica che garantirà, paradossalmente, ai “meritevoli” incrementi di stipendio inferiori a quelli attualmente garantiti dal sistema degli scatti di anzianità mentre i “non meritevoli” avranno una perdita secca di salario. In pratica gli insegnanti verranno spinti ad entrare in concorrenza fra di loro con l’effetto di indebolire la dimensione cooperativa dell’insegnamento che pure è assolutamente necessaria laddove si punti ad una scuola appena decente,

  • visto che il “merito” sarà valutato dai dirigenti scolastici ne conseguirà che il potere dei dirigenti sul personale si accrescerà straordinariamente con le conseguenze che è facile immaginare sulla libertà di insegnamento, sulla possibilità di azione sindacale ecc.. Per di più si riconosce ai dirigenti la possibilità di selezionare il personale allineando le scuole ad una normale azienda privata.

Si tratta, a questo punto, di operare per chiarire che non c’è alcuna connessione necessaria fra immissioni in ruolo, che vanno rivendicate ed anzi fatte immediatamente, e aziendalizzazione della scuola, di sviluppare una critica radicale all’ideologia meritocratica ed alla sua applicazione e di costruire una mobilitazione la più larga possibile contro la politica scolastica del governo, una mobilitazione che, come è già avvenuto, sappia rispedire al mittente i doni avvelenati dell’avversario.