Omicidi accidentali

La storia la raccontiamo in breve, sia perché è stata ampiamente spiattellata dai mezzi di comunicazione di massa, rete compresa, sia perché vorremmo provare ad analizzare la vicenda da un punto di vista che, in questi stessi mezzi, è stata appena accennata all’inizio e poi pare del tutto sparita.

A tutt’oggi la storia appare un po’ confusa: a voler prendere per buona la versione dell’arma dei carabinieri, una pattuglia era alla ricerca di un latitante, Arturo Equabile, che, così era stato segnalato, girava in motorino per le strade del quartiere Traiano di . Ad un certo punto lo avrebbero individuato insieme ad altri due ragazzi su uno stesso motorino, avrebbero intimitato l’Alt, il motorino con i tre occupanti si sarebbe dato alla fuga, i carabinieri si sarebbero lanciati all’inseguimento, il motorino si sarebbe rovesciato, il presunto latitante sarebbe riuscito a fuggire, uno dei carabinieri, uscito arma in pugno e colpo in canna in quanto timoroso del fatto che il latitante potesse essere armato, nella colluttazione con uno dei due occupanti il motorino, sarebbe inciampato e sarebbe partito un colpo accidentale che ha ucciso il terzo occupante, il più giovane di tutti, il diciassettenne Davide Bifolco.

Questo, dicevamo, dando per buona la versione dei carabinieri, su cui incombono numerosi dubbi, partendo dalla presenza effettiva del latitante ricercato insieme ai due fermati (ci sono testimonianze assai contrastanti in merito), la relativa ‘improbabilità che Davide, del tutto incensurato, a quanto pare appartente ad una famiglia, come suol dirsi, “povera ma onesta” e considerato un “bravo ragazzo”, si accompagnasse ad un latitante, ecc. ma, avevamo detto, non era su queste dinamiche dell’evento che ci volevamo soffermare.

Tra le prime dichiarazioni che i mezzi di comunicazione di massa riportavano, vi era quella di un familiare che spiegava perché il ragazzo non si fosse fermato all’Alt dei carabinieri. Nella sostanza, Davide era alla guida di un motorino senza aver preso il regolare patentino ed il motorino stesso era privo di assicurazione. Era privo del patentino e, soprattutto, del mezzo motorizzato, per la banale motivazione che la famiglia non poteva proprio permetterselo. Il motorino era stato preso in prestito dal padre di Salvatore Triunfo il quale, a sua volta, per motivi analoghi, non era riuscito a pagare l’assicurazione dello stesso. Insomma, nella mente di Davide sarebbe apparso il seguente scenario: il fermo, la multa per guida senza patente, il sequestro del motorino, i soldi da chiedere alla famiglia che non li hanno… di lì il tentativo di fuga risoltosi nella tragedia.

Insomma, la disgraziata sorte di Davide, a parte le responsabilità ovvie dell’assassino in divisa, potrebbe affondare le sue radici anche in un generale impoverimento della popolazione, che nel meridione d’Italia raggiunge il suo culmine. Le politiche dello Stato volte a fare la carità ai ricchi a spese dei poveri hanno creato delle situazioni di estremo degrado e, per spiegare l’irrispettosità nei confronti delle “forze dell’ordine”, l’antropologia razzistica sui napoletani dei commenti presenti in rete (e non solo…) potrebbe essere del tutto fuori luogo. C’è solo da sperare che l’irrispettosità dei “bravi ragazzi” si estenda ben oltre il cercare di evitare una multa e giunga a mettere in discussione le gerarchie economiche e sociali nel loro complesso.

In merito, vale la pena di riportare la reazione degli amici di Ciro, che hanno voluto portare in piazza la loro rabbia, indicendo un presidio per ricordarlo nel cuore del quartiere, una manifestazione che, nonostante una pioggia torrenziale, ha portato per la strada centinaia di persone che hanno accusato a più riprese le forze dell’ordine di essere “morbidi” con i camorristi autentici e di prendersela solo con i ragazzini e le “persone tranquille” (“Lo Stato non ci difende… ma ci uccide! Difendiamoci!”, recitava un cartello), che se questi rioni sono degradati lo si deve proprio allo Stato. Un presidio che si è trasformato rapidamente in un blocco stradale, poi in un corteo e vi sono stati alla fine un po’ di scontri con la polizia.

Che dire? Indipendentemente da tutto il resto, crediamo sia stato importante che alla commemorazione di Davide Bifolco ci sia stato, con tutti i suoi limiti, un minimo di “incontro” tra tra un proletariato ed un sottoproletariato deprivato culturalmente e quelle aree delle stesse classi subalterne maggiormente coscienti (nel linguaggio che hanno usato giornali e TV, “ultras” e “centri sociali”). Si tratta di un percorso non facile, ma che va perseguito, pena lasciare alla borghesia ed allo Stato “legale” ed “illegale” il predominio ideologico di larghe fasce delle classi subalterne.

Shevek dell’OACN-FAI

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