ALLA MERCÉ DEL NEMICO

La nascita dello Stato moderno.

Tra i secoli XVI e XVIII la violenza (justum bellum) diventa legittima solo tra soggetti dotati di piena sovranità, ovvero tra gli Stati. Il monopolio della violenza da parte dello Stato1 si dimostra non solo nella regolamentazione delle querelles internazionali, ma anche e soprattutto in tempo di pace e nei confronti della popolazione interna, dei propri sudditi. L’esercito permanente, dotato di una propria struttura e finanziato attraverso la fiscalità generale nasce quindi con una duplice funzione: di equilibrio di potere tra diversi soggetti sovrani; di controllo e di repressione interna. Lo Stato quindi esercita una coercizione nei confronti della popolazione, che vedrà nascere, a fianco dell’esercito permanete, altre istituzioni totali: i manicomi, le moderne prigioni, i ricoveri coatti per mendicanti e vagabondi ecc. La storiografia contemporanea, in un dibattito mai ultimato, punta l’accento, nella definizione delle caratterizzazioni dello Stato moderno su alcuni elementi fondativi: l’esercito permanente, lo abbiamo appena visto, ma anche la nascita di un imponente apparato burocratico e amministrativo centralizzato, la cui origine si accompagna alla costituzione di un sistema fiscale nazionale atto a reggere una condizione di guerra permanente sia interna che esterna. Se parliamo di centralizzazione e di legittimo uso della forza in un ambito territoriale parliamo anche di confini: di solito si associa allo Stato moderno la nascita dei confini territoriali cosi come oggi li conosciamo. All’origine della parola rex (re) e del verbo regere (governare, comandare, sostenere) non vi è soltanto il dato materiale del potere, ma anche quello simbolico del regere fines, ovvero del tracciare la linea, della via da seguire e, in ultimo di ciò che è retto. Lo Stato moderno inizia a prendere in prestito e a configurarsi territorialmente sulla base dell’organizzazione della Chiesa universale, la quale contiene, attraverso una strutturazione in arcidiocesi, diocesi e parrocchie, già a partire da i secoli XI e XII, le spinte centrifughe rappresentate dalla chiese private o dalle esenzioni monastiche. La formazione di un territorio dai confini delimitati passa attraverso un processo di appropriazione di uno spazio: il territorio diviene quindi la forma di territorializzazione di uno spazio, ovvero di impossessamento di quest’ultimo. Per quanto riguarda la sfera economica gli elementi diversificanti e peculiari dell’epoca moderna interessano la separazione tra proprietà privata e potere politico (eliminazione di situazioni miste di sovranità e proprietà come i diritti feudali, le terre delle città e le comunità rurali), la nascita dei mercati nazionali, la nascita della grande ricchezza mobiliare (il capitalismo nascente). La ricchezza mobiliare (moneta, commercio, credito), ma in parte anche quella immobiliare (possesso della terra) diviene in età moderna autonoma rispetto al potere politico e per la prima volta, cosa inconcepibile per il Medioevo, si possono distinguere due sfere: il politico e l’economico. La centralizzazione politico – amministrativa, che sancisce un rapporto diretto di obblighi-doveri e di fedeltà assoluta tra principe e sudditi e la formazione del nuovo mercante-imprenditore sono alla base della nascita dell’individuo moderno e del liberalismo politico ed economico. Naturalmente le nuove scoperte scientifiche (mediche, biologiche, astronomiche…), la razionalizzazione del lavoro agricolo, la creazione di grandi manifatture statali (quasi sempre legate al settore militare come l’Arsenale di Venezia per la flotta), lo sviluppo di grandi vie di comunicazione, la nascita di grandi banche d’affari, che contro i dictat della Chiesa svolgono prestito (usura) di denaro, lo sviluppo delle grandi compagnie di navigazione nonché l’inurbamento impetuoso con la creazione di vere e proprie realtà metropolitane composte da alcune centinaia di migliaia di abitanti (Parigi, Londra, Amsterdam) accompagnano lo sviluppo e la costituzione dello Stato moderno. Lo Stato moderno, inoltre, non si occupa soltanto di prelevare denari per finanziare i propri apparati burocratico – amministrativi e gli eserciti, in tempo di pace e di guerra, ma anche di ‘benessere’ sociale: nascono infatti i primi orfanotrofi, gli ospedali, i ricoveri, le scuole pubbliche ecc. Ed infine contrassegnano l’età moderna le grandi espansioni imperiali, che si possono dividere in almeno quattro categorie: la conquista di punti d’appoggio e di difesa (porti e nodi di comunicazione in genere, Portogallo innanzitutto); la conquista di veri e propri imperi (legato allo sfruttamento di risorse naturali ed umane, (Spagna in Centro e Sud America ); la conquista di spazi commerciali gestiti dalle grandi compagnie (ad esempio le colonie olandesi); le colonie di insediamento e di popolamento (colonie inglesi nel Nord America). In un’ottica dialettica si potrebbe affermare che lo Stato moderno, centralizzato, burocratico sostiene e favorisce, accompagnandolo, lo sviluppo economico, sociale e culturale, mentre questo richiede ed ‘impone’ una struttura organizzativa in grado di sostenerlo2.

La campagna elettorale.

Chiunque abbia avuto voglia di farsi un tour dei testimonial della campagna elettorale pro o contro la indipendente è incappato nel gioco delle specularità identiche: entrambi i lati della barricata sostenevano, infatti, il medesimo fondamento capitalistico condito in salsa storico -retorico – affettiva – folklorica. Ovvero soldi + passato glorioso. Ma sentiamoli dal vivo:

  1. Pro Scozia indipendente: L’attore scozzese-americano Alan Cumming (‘The Good Wife’) ha espresso il suo sostegno per il referendum: “L’evidenza è chiara – negli ultimi 15 anni siamo diventati più forti economicamente, socialmente, culturalmente e globale. Il mondo è in attesa per noi e so che la Scozia è pronta.” Fonte: la Repubblica

  2. Contro la Scozia indipendente: “Noi crediamo, appassionatamente, che la miglior scelta per il nostro futuro sia rimanere una forte ed orgogliosa nazione e, nel momento in cui beneficiamo della sicurezza e delle opportunità, possiamo trarre vantaggio di essere parte di una più grande “United Kingdom”. Essere parte della UK significa più lavoro, restare nella “sterlina” e più opportunità per i giovani scozzesi. Noi beneficiamo, per quanto riguarda la spesa pubblica, di £1200 in più per persona di ogni altro abitante del Regno Unito. Il voto per rimanere nel Regno Unito è, perciò, un voto per proteggere le scuole scozzesi e gli ospedali.” Appello “Better Together” pubblicato dal quotidiano conservatore The Sun e firmato da diversi esponenti scozzesi della cultura, dell’esercito, dello sport….. e naturalmente da economisti di rango.

Regni Uniti. Al plurale.

Il no ha vinto, quindi, e il voto è stato molto alto:la potenza di fuoco del fronte unionista ha avuto il suo peso. Analisti elettorali si divertiranno a smembrare il voto su base territoriale, di classe, psicologica e mediatica. L’adesione alla finzione collettiva di maggior peso ha avuto i suoi effetti e la sua efficacia non è solo nell’immediato, ma servirà da monito a tutte le in fieri d’Europa: “Nulla è più ‘internazionale’ della formazione delle identità nazionali. E’ un paradosso enorme, dal momento che l’irriducibile specificità di ogni identità nazionale è stata pretesto di scontri sanguinosi, eppure identico è il modello, messo a punto nel quadro di intensi scambi internazionali (…) Il ricorso alla lista identitaria è il mezzo più banale, perché immediatamente più comprensibile, di rappresentare una nazione, che si tratti di apertura dei giochi olimpici, delle accoglienze riservate a un capo di stato straniero, dell’iconografia postale e monetaria o della pubblicità turistica. La nazione nasce da un postulato o da un’invenzione, ma essa vive solo per l’adesione collettiva a questa finzione3.”

Le borse sorridono, la classe operaia meno.

Federalismo anarchico.

Il federalismo anarchico non ha molto da spartire né con quello interstatuale (autonomie, leghismo soft), né tantomeno con le piccole patrie a carattere nazionalistico. La ragione è semplice: entrambi riproducono lo stato su basi ridotte. Il primo fraziona lo stato riproducendo al suo interno le medesime forme di dominio politico e di gestione di potere. Il secondo separa per poi ricostruire entità statuali su basi etno-nazionalistiche a scartamento ridotto. Comunità escludenti. Il federalismo anarchico prevede la libera associazione degli individui in comunità auto-organizzate ed autogestite in reciproco contatto tra loro: questo immagina oltre che l’abolizione dell’entità statuale in quanto tale anche l’abolizione dello sfruttamento e del dominio di vario ordine e grado. La scommessa è aperta per un genere umano evoluto, molto evoluto. Ad oggi prevalgono le prime.

Cosa produrrà questo referendum.

Un’unica cosa, come da quando vi sono spaccature su base nazionalistica; ovvero animi incancreniti da odi tanto futili quanto inutili, nell’oblio totale dei nemici comuni, questi sì senza nazione: di classe, di libertà, di pace.

1  Max Weber, La politica come professione, Mondadori, Milano 2006 (edizione originale 1919)

2  Cfr. Paolo Prodi, Introduzione allo studio della storia moderna, Il Mulino, Bologna 1999; Diego Quaglioni, La sovranità, Laterza Roma – Bari 2004; Pierangelo Schiera, Lo Stato moderno. Origini e degenerazioni, Clueb, Bologna 2004; Anne-Marie Thiesse, La creazione delle identità nazionali in Europa, Il Mulino, Bologna 2001; Jean Bodin, I sei libri dello Stato, Utet, Torino 1988 – 1997 (edizione originale 1576); Luigi Ferrajoli, La sovranità nel mondo moderno. Nascita e crisi dello Stato nazionale, Anabasi, Milano 1995; Paolo Marchetti, De iure finium. Diritto e confini tra tardo medioevo ed età moderna, Giuffrè, Milano 2001

3  Anne-Marie Thiesse, La creazione delle identità nazionali in Europa, Il Mulino, Bologna1999