Manifestada natzionale contra a s’ocupatzione militare

Oggi, 13 settembre, presso il poligono di Capo Frasca,
nell'estremità meridionale del golfo di Oristano, si è svolta una
imponente manifestazione per la chiusura di tutte le servitù militari in
. La manifestazione è stata un successo sotto ogni punto di
vista: sono arrivate diverse migliaia di persone da tutta l'isola; gli
organizzatori (un cartello di partitini nazionalisti) sono stati
lasciati soli a comiziare nel loro sit-in mentre il grosso dei presenti
si è autonomamente spostato presso il cancello della base; verso le
19.30 i manifestanti - dopo un po' di contrapposizione, sassaiole e
battimenti - hanno aperto la recinzione e sono penetrati nella base.
Certo, una volta entrati si sono limitati a ballare, suonare i bonghi e
bere smodatamente, per poi defluire senza incidenti.... evidentemente le
forze dell'ordine hanno lasciato fare per evitare di soffiare sul fuoco.
Ma è pur vero che è la prima volta che in Sardegna si vìola in massa una
zona militare, e questo rappresenta senz'altro il superamento di un tabù
ed un incoraggiamento ad una azione collettiva che a questo punto - si
spera - possa darsi continuità e progettualità. 

E la cosa non è
affatto banale. Il movimento attuale ha una lunga storia alle spalle,
visto che l'opposizione alle installazioni militari (in Sardegna si
concentra il 60% della superficie totale occupata dall'esercito
italiano) data agli anni 50, ed ha trovato a suo tempo una spalla
politica pesante nel Partito Sardo d'Azione che negli anni '80 ne faceva
una sua bandiera in nome del mancato sviluppo economico dei territori
sottratti ad agricoltura e pastorizia. Non potevano allora prevedere
come, negli anni a venire, quelle industrie primarie avrebbero perso di
significato economico e sarebbero state sostituite dall'industria degli
indennizzi e dei piccoli servizi (pulizie, lavanderia, riparazioni,
piccole forniture, ma anche favori e clientele) che ha creato attorno
alle  una economia tanto sterile quanto parassitaria. 

Il
movimento contro l'occupazione militare ha conosciuto poi una nuova
primavera quando ha sollevato i problemi sanitari legati alle
installazioni militari, smentendo una opinione tristemente diffusa
secondo la quale le zone militarmente abbiano preservato i territori
costieri sottraendoli alla speculazione immobiliare turistica. Si è
invece scoperto come queste zone siano devastate in modo quasi
irrecuperabile, e come l'inquinamento abbia minato la salute di uomini
ed animali. 

Nel 2005 la giunta regionale guidata da Renato Soru avanzò
nei confronti dello Stato Italiano una vertenza per lo smantellamento
dei poligoni di Capo Frasca e Teulada, la chiusura della base di
appoggio per sommergibili nucleari di Santo Stefano e la concentrazione
di tutte le attività al Poligono di Quirra con un piano di investimenti
volto a creare una struttura di sperimentazione di tecnologie
distruttive (militari e civili) all'avanguardia. Non fu l'opinione
pubblica a spingere l'azione della giunta, ma un motu proprio volto ad
accreditarsi come eredi dell'autonomismo storico del Partito Sardo
d'Azione attraverso una delle sue battaglie ideali. Quel testimone
sembra oggi volerlo raccogliere la giunta PD guidata da Pigliaru (ex
assessore al bilancio di Soru), che ha riaperto la vertenza Servitù su
un piano assai più al ribasso (chiusura solo di Capo Frasca,
ridimensionamento di Teulada); ma il Partito Sardo d'Azione ha anche
degli eredi a destra, oggi rappresentati dall'ex presidente della
Regione, Mauro Pili, e dal quotidiano l'Unione Sarda, che addirittura in
questi giorni è uscito in edicola con la bandierina "no servitù" in
allegato. E qualcuno la sfoggiava anche alla manifestazione... 

Ci
troviamo quindi di fronte ad una situazione complessa in cui migliaia di
persone scendono in piazza animate dai motivi più disparati: una
manifestazione indetta dai nazionalisti (ai quali interessa soltanto che
i militari italiani non stiano in Sardegna), promossa tanto da partiti
istituzionali di destra quanto di sinistra, su cui pesano motivazioni
economiche, sanitarie, di politica internazionale (per esempio gli
accordi bilaterali con Israele che manda le sue forze aeree ad
esercitarsi in Sardegna) e poi c'è anche qualche sano antimilitarista
che semplicemente i militari non li vorrebbe mai e da nessuna parte.


Per una congiuntura fortunata oggi queste persone, assieme, si sono
trovate ad agire in piazza, ma non ci si può nascondere che sarà molto
difficile che riescano a costruire nell'immediato futuro un percorso di
lotta, anche perché per la gran parte dei presenti le istituzioni
democratiche continuano ad essere un riferimento imprescindibile (anche
per quegli indipendentisti, nazionalisti o sovranisti che sperano di
andare oltre il 2% alle elezioni regionali e guardano con invidia alla
Scozia o alla Catalogna). 

I compagni presenti hanno distribuito un
volantino che si propone come "proposta organizzativa e di lotta" di cui
segue una sintesi: "(...) di certo non sono i meccanismi democratici che
allontaneranno eserciti ed industrie di armi dai nostri territori, anzi
sono uno strumento potente in mano alla controparte.(...) E'
indispensabile comprendere i meccanismi concreti che permettono
all'apparato militare di funzionare ed alle istituzioni di gestire la
situazione ed insabbiare tutto quello che non va, e cominciare ad
attaccarli. E' indispensabile promuovere una conflittualità permanente
che tolga agibilità nel territorio a chi oggi lo controlla e costringere
all'inazione quegli spezzoni della popolazione che traggono beneficio e
sostengono attivamente l'occupazione militare. In questo modo ci
doteremo di strumenti e momenti organizzativi adeguati ad articolare la
lotta partendo dalle specificità nostre e dei territori coinvolti. (…)
dobbiamo realizzare che se c'è qualcuno da convincere siamo in primo
luogo noi stessi. Chi dovrebbe fare quello che noi stessi non stiamo
facendo in prima persona ? Perché sarebbero credibili delle proposte di
lotta che noi stessi di già non pratichiamo ? (…) E' necessario un salto
di qualità. E' necessaria l'azione diretta. Cosa succederebbe se una
manifestazione come questa venisse indetta in un giorno di esercitazioni
con l'obiettivo di impedirle ?" 

Guido Coraddu