Nessuna guerra tra i popoli

Quella che si sta combattendo in non è solo una guerra civile, le forze coinvolte più o meno formalmente e gli interessi in ballo in tale conflitto ci mostrano che la partita si gioca su un piano molto più complesso. Allo scontro interno alla classe dirigente infatti si sovrappone la contesa tra le potenze imperialiste.

Per capire questo non c’è bisogno di ascoltare i deliri e le minacce del potente di turno, che sia Tusk, Putin o Poroshenko.

Con la strage del 2 maggio scorso nella Casa dei Sindacati di Odessa, la situazione in Ucraina è precipitata in una vera e propria guerra. Una guerra che non è altro che la tragica prosecuzione dello scontro tra Russia, Unione Europea e USA in atto da quasi un ventennio in quella regione.

L’Ucraina ha avuto negli ultimi anni un ruolo chiave nelle relazioni tra Russia e Unione Europea, importanti relazioni economiche dalle quali ovviamente ciascuna delle due parti ha sempre tentato di trarre il massimo profitto; relazioni che hanno attraversato numerose crisi, anche molto gravi, spesso segnate dall’intervento del Fondo Monetario Internazionale, della NATO o da quello diretto degli USA.

Uno scontro tra imperialismi diretto ed evidente, in cui sono in ballo grossi interessi.

Gli interessi relativi agli importanti gasdotti ucraini che permettono alla Russia di rifornire l’Europa di gas; gli interessi strategici per il controllo del Mar Nero e della nuova frontiera che si verrebbe a creare in Ucraina tra Russia e Unione Europea; gli interessi delle aziende strainiere che operano in quel paese, tra cui molte italiane; l’importanza delle regioni industrializzate dell’est ucraino, che negli scorsi anni avevano conosciuto una forte crescita produttiva, e che pesano molto sia sul mercato estero delle esportazioni che su quello interno ucraino; gli interessi coloniali e di influenza della Nato del FMI e della Russia.

Risulta allora chiaro che ci troviamo di fronte all’ennesima guerra tra forze imperialiste. Forze che in realtà sembrano avere interessi solo in parte contrapposti. Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad una tregua più politica che militare, dato che sul campo continuavano a verificarsi scontri armati; tregua che però proprio per la sua valenza politica ha dato modo al governo di Kiev di ratificare l’accordo di adesione all’Unione Europea e di approvare un decreto che concede una certa autonomia alle regioni “separatiste” dell’est, un passo del governo ucraino che è stato accolto con favore da Mosca. Questo ha portato nei giorni scorsi ad un primo accordo tra le parti per la costituzione di un’area smilitarizzatta. Bisognerà vedere quali saranno gli sviluppi della situazione, ma al momento l’impressione è quella che, una volta consolidate le rispettive aree di influenza ed una volta posta sotto maggiore controllo politico, finanziario e militare l’Ucraina, sia interesse di tutti che le relazioni economiche ripartano il prima possibile.

Ancora una volta i lavoratori, come la grande maggioranza della popolazione di queste regioni, non hanno niente da guadagnare dalla guerra, ma ne subiscono solo le drammatiche conseguenze, sul piano umanitario come sul piano delle condizioni di vita e di lavoro.

Paradossalmente di fronte ad uno scenario tanto chiaro di contesa e spartizione tra le potenze imperialiste, sono fortissime le connotazioni ideologiche tra gli schieramenti armati che si affrontano, costituendo un vero e proprio elemento della propaganda di guerra. In questi schieramenti in cui giocano un importante ruolo milizie, mercenari, “volontari” stranieri, e formazioni armate legate direttamente a partiti politici. Queste, facendo leva sulle differenze linguistiche, culturali e religiose della regione, dividono la popolazione alimentando le vecchie forme di nazionalismo ed introducendone di nuove. La rappresentazione ideale del conflitto e delle parti che si affrontano fa sì che lo scontro imperialista si presenti attraverso le lenti della propaganda come un caleidoscopio di forze. A combattere dalla parte delle repubblice dell’est ucraino troviamo eurasiatisti sostenitori della politica di Putin, ultraortodossi russi, cetnici serbi, nazisti polacchi, rossobruni di mezza europa, ceceni, nazisti russi, gruppi della “sinistra” nazionalista e autoritaria; Tra le fila delle milizie che sostengono il governo di Kiev troviamo formazioni naziste e ultranazionaliste ucraine, terzoposizionisti, cosacchi, nazisti polacchi, autonomi nazionalisti, fascisti da tutta europa, “liberali” europeisti. I caratteri di identità nazionale, culturale e religiosa sono da parte russa come da parte ucraina uno strumento della propaganda di guerra.

Questa fortissima ideologizzazione, ma soprattutto i forti interessi in gioco, che fanno girare soldi e armi, hanno portato ad una internazionalizzazione delle milizie. Per cui sono moltissimi e da tutta Europa i piccoli movimenti politici e i gruppuscoli, soprattutto della destra estrema, a inviare delegazioni e volontari combattenti in Ucraina. Anche dall’Italia sono presenti come combattenti noti fascisti. Questi si trovano schierati soprattutto con le milizie più crudeli legate al governo di Kiev, mentre alcuni combattono anche per le regioni “separatiste” dell’est. Sul piano dell’appoggio politico vediamo come le formazioni neofasciste italiane siano divise: alcune propendono per un appoggio al governo di Kiev, altre invece, tra cui anche i gruppuscoli nazisti ed eurasiatisti rossobruni, propendono per un appoggio ai cosiddetti “filorussi” e alla politica di potenza di Putin. Ma c’è anche qualcuno che “da sinistra” ha deciso di sostenere una delle due parti in questa guerra imperialista, probabilmente attirati dal presunto carattere “antifascista” dell’autoproclamato Stato Federale della Nuova Russia; visto anche l’uso, nella propaganda di quello schieramento, di una simbologia che rimanda alla Grande Guerra Patriottica condotta dall’Unione Sovietica contro l’invasione nazista. Peccato che a fianco di tale simbologia “sovietica” si trovino presenti, spesso in modo prevalente, i simboli della chiesa ortodossa russa e soprattutto dello zarismo imperiale, tra cui la bandiera dei Romanov, nera bianca ed oro, adottata come bandiera ufficiale dallo Stato Federale di Nuova Russia il 13 agosto scorso.

Il governo di Kiev rappresenta certamente la principale minaccia per i lavoratori e le popolazioni dell’Ucraina. Un governo che fa largo uso dei paramilitari nazisti, premiandone i capi conferendo loro importanti incarichi. Un governo che chiama “operazione antiterrorismo” il bombardamento delle città del suo stesso territorio, la strage e la deportazione di civili. Un governo che con la guerra sarà ancora più legato dalle potenze imperialiste: il Fondo Monetario internazionale, che già aveva imposto lo scorso anno un innalzamento delle tariffe del gas sulla pelle delle popolazione, completata la colonizzazione ad opera della NATO e indebitata l’Ucraina per altri 17 miliardi, potrà imporre al governo di Kiev qualsiasi condizione.

Certo però chi vuole trovare per forza “il buono” in questo scontro, e vede nella Russia una speranza o anche solo una sponda, si illude. Per la Russia il prestito dell’FMI all’Ucraina significa pagamenti sicuri per il gas. Alla Russia certo interessa avere una posizione di favore per le rinnovate relazioni commerciali con l’Unione Europea. Alla Russia certo non interessano le sorti dei lavoratori o della popolazione ucraina, neanche di quella russofona. Come ci hanno dimostrato la crisi di Crimea e come sembrano confermare gli accordi degli ultimi giorni, a Mosca basta che siano consolidate le sue postazioni strategiche, basta che siano acquisite sicure posizioni di influenza politica ed economica nel nuovo scenario che si presenta.

Ancora una volta la guerra è uno strumento dei governi e del capitale contro i proletari. Ad essa bisogna opporre l’unità e la solidarietà di classe contro la divisione degli sfruttati. Per questo è importante sostenere chi nello scontro tra interessi imperialisti, sfidando la guerra e la repressione, avanza posizioni autonome dagli schieramenti in guerra, internazionaliste e di classe.