Tra ecologia sociale e agrobiodiversità

prosegue, ed insiste, con un altro articolo di approfondimento. Il , la discutibile operazione del Governo Renzi contenuta nel pacchetto Salva Italia, con cui si svendono terreni demaniali, non è l’unico problema che i contadini, i metropolitani, l’ambiente tutto vive. Nel primo articolo abbiamo fatto una disamina generale sulle sue implicazioni politiche, in quest’articolo si cercherà di sviluppare un ragionamento che evidenzi la totale superficialità degli interventi legislativi rispetto alla complessità del mondo reale.

Per compiacere la Troika e la BCE il governo italiano fa cassa nell’immediato, svendendo ai privati pezzi del territorio, mentre le conseguenze, nel medio e lungo periodo, possono avere ricadute molto più costose sia sul piano sociale che ecologico. In un periodo in cui gli attacchi alle condizioni del territorio sono sempre più gravi, che, come testimonia l’ultimo rilievo sull’inquinamento globale e l’aumento dell’effetto serra, è riconosciuto ormai da quasi tutta la comunità scientifica (a parte alcuni strenui difensori della crescita illimitata!) come responsabile dei cambiamenti climatici.

Vendere terra pubblica, terra che insieme all’acqua, (e aria) sono i beni comuni per antonomasia, con l’unico vincolo di tenerlo agricolo per soli vent’anni, significa implementare le speculazioni, da quelle sui terreni alle eventuali coltivazioni, visto che diversi provocatori insistono, nel NE italiano, nell’impiantare semi ogm, fregandosene dell’inquinamento genetico, dei rischi per piante ed animali, della riduzione della biodiversità.

Del resto il “me ne frego, di fascistissima memoria, è l’imperativo del dominio. Degli stati, del capitale e dei loro servi. Il sign. Fidenato, “libero coltivatore friulano”, di mais ogm targato Monsanto, docet. È di questi giorni l’ennesimo allarme sull’effetto serra.

L’organizzazione mondiale di meteorologia ci consegna dei dati implacabili: il 2013 è stato l’anno di massima emissione di gas serra, da quando si fanno rilevamenti e statistiche. Insomma, dopo decenni di denuncie, di convegni di governi e scienziati mainstream, di conflitto sociale, di annunci, di patti tra governi ed imprese e siamo al disastro.

Il tempo è scaduto. Le leggi della fisica non sono negoziabili”. È il grido degli scienziati.

Il riscaldamento globale è una sfida che dobbiamo assolutamente prendere in considerazione poiché la produzione di cibo, e la vita stessa, è messa gravemente in pericolo dai grandinate devastanti in Lombardia e Firenze, i morti nel Gargano ed in Veneto. A seguire il resto del paese e dei paesi mediterranei. E non per ordine d’importanza. Si ha che a seguito di potenti acquazzoni che riversano una quantità di acqua incredibile in pochi minuti, in già gravemente compromessi da edificazione selvaggia e agricoltura intensiva, se ne vanno intere montagne di fango, non più messe in sicurezza dalle manutenzioni contadine.

I cambiamenti climatici si manifestano anche con lunghi periodi di siccità, oppure con alte temperature nel periodo invernale, mettendo fortemente a rischio la produzione di derrate alimentari.

La natura ha in sé un grande patrimonio di biodiversità, risultato di centinaia di anni di adattamento evolutivo e di addomesticazione da parte della specie umana, quindi possiamo avere, per esempio, il frumento rosso, varietà che non necessità di molte risorse idriche ed è resistente ad alcuni funghi, ha una produttività più bassa, ma maggiori garanzie in buon raccolto. Gli studi sul patrimonio genetico delle piante risalgono agli inizi del Ventesimo secolo, in particolare per opera di Nikolai Ivanovich Vavilov, uno dei più celebri agrobiologi, genetisti ed esploratore botanico, anch’egli vittima della repressione stalinista, morì letteralmente di fame nel carcere-gulag di Saratov, le sue terribili condizioni vengono tragicamente descritte da Solzenicyn nel suo Arcipelago Gulag. Ha ricoperto il ruolo di presidente della Società Geografica di Stato, la stessa con la quale collaborò Kropotkin in Kamchatka, dove iniziò a maturare il suo pensiero anarchico.

Nikolai Ivanovich Vavilov antesignano degli studi sulla biodiversità, ebbe come obiettivo principale di tutta la sua attività, l’individuazione delle zone di origine delle principali piante alimentari coltivate e delle specie primitive dalle quali derivano. In tali zone era possibile trovare varietà con caratteristiche vantaggiose per la coltivazione come, ad esempio, la resistenza alla siccità, al freddo o ad alcune malattie. Viaggiò in tutto il mondo raccogliendo e catalogando migliaia di varietà di semi, in pratica, fu l’inventore della banca dei semi, oggi molto diffuse ma non accessibili. Infatti i centri di conservazione ufficiali (agenzie ONU e privati) sono a lui intitolate. Comunque in tutto il mondo stanno crescendo e si diffondono mutue autogestite di semi. Segno della resistenza contadina. Le banche “ufficiali” dei semi, oltre che a essere inaccessibili, sono poco funzionali in termini agronomici, giacché le varietà custodite dovrebbero anche essere coltivate per evolvere e qui torniamo al decreto terrevive. (ricordiamo, al margine, che il centro italiano per la difesa della biodiversità mediterranea, gestito dal CNR, con sede a Bari, ha perso migliaia di varietà e specie per mancanza di fondi e tagli alla conservazione criogenetica!). Una scelta lungimirante sarebbe stata quella di favorire e incoraggiare le coltivazioni di varietà autoctone (poche) e antiche (molte) poiché, in loro ci sono le risorse per ovviare all’erosione genetica e rispondere efficacemente al riscaldamento globale con le conseguenti modificazioni climatiche. Naturalmente la loro coltivazione non sarebbe sufficiente, infatti, è fondamentale che tali risorse fossero scambiate creando delle comunità federate, come proposto nell’ecologia sociale, in cui alla “base” c’è una sfera pubblica non statale, in cui la scienza, in particolare le biotecnolgie possono essere un valido strumento, per poter accelerare i processi di ibridazione naturale e creare delle varietà capaci di resistere alle variazioni climatiche ed evitare o ridurre eventuali, ma probabili carestie. Biotecnologie sono TUTTE le tecniche di trasformazione dei prodotti agricoli, compresa la cottura dei cibi, la trasformazione alcoolica degli zuccheri quindi birra e vino, la trasformazione del latte e quindi i formaggi. Non sono solo gli ogm, tecnologia poco bio.

Invece, le terre pubbliche sono vendute, e saranno coltivate le solite, poche, varietà selezionate dalle multinazionali con pratiche agronomiche inquinanti che impoveriscono la fertilità della terra. Coltivate dai soliti noti, che in questi tempi hanno il ”cash” per comperare. In attesa di cambio di destinazione d’uso, come sta avvenendo con le terre di Maccarese (Rm), che da agricole saranno prossimamente piste per l’aereoporto di Fiumicino.

Libera Zapponi, In Movimento