L’acqua che infuoca gli animi

Giovedì notte una pioggia intensa ha riversato nel torrente Carrione una quantità d’acqua immane, trasformandolo da rivolo innocuo a fiume impetuoso come ormai siamo abituati a vedere in questi ultimi anni, quattro ore di rovesci, bombe d’acqua, usando una terminologia oramai comune in questo Paese, flagellato da nord a sud dal maltempo, ma soprattutto stuprato dalla mala gestione e dal consumo del territorio.

Le acque imbrigliate dai nuovi lavori di arginatura negli anni successivi all’ del 2003 hanno sfondato centocinquanta metri di muro di contenimento, straripando su Avenza e Marina di allagandole. Un muro nuovo appunto, costruito, evidentemente male, pochi anni fa, che già mostrava segni d’infiltrazioni, già denunciati dai cittadini come al solito mai ascoltati. Ed ora quel muro non c’è più, come non c’è più la pazienza della gente, che dopo essersi rimboccata le maniche armata di pale, tiracqua e stivali (grande la solidarietà), ha sfogato la propria rabbia sabato mattina davanti il Comune.

Duemila persone, forse più si sono riversate anch’esse come un fiume in piena per avere spiegazioni, per urlare la propria rabbia nei confronti di una classe politica incapace di gestire non solo l’emergenza, ma soprattutto di aver reso la città uno squallido distretto minerario, dove è diventato difficile vivere. Con arroganza il sindaco risponde negando qualsiasi responsabilità da parte sua e dell’amministrazione. È la goccia che fa traboccare il vaso: una amministrazione che non è responsabile è evidentemente una amministrazione di irresponsabili e in quanto tale va rispedita a casa.

La stampa parlerà di estremisti, ultras, gruppi fascisti…

Li lasciamo dire, com’è come non è, mentre tra provincia, comune e regione inizia l’ormai patetico giochetto dello scarica barile, i cittadini occupano da prima il Comune e poi la sala di rappresentanza, decidendo di non uscire da lì se non dopo le dimissioni di sindaco e giunta. Tante le persone, centinaia di cittadini, fuori e dentro l’edificio che spontaneamente hanno deciso di dare atto ad un presidio permanente e d’indire un’assemblea pubblica. Una cinquantina di persone ha trascorso la notte di sabato all’interno del Comune, così come quella di domenica e quelle che seguiranno, ma in centinaia fino a tarda ora sono presenti e altrettanti arrivano per dare il buongiorno e avvicendarsi nel presidio.

Nell’assemblea pomeridiana domenicale si è deciso di dare forma ad un’Assemblea popolare, espressione di questo movimento di protesta, apartitico, auto-organizzato e gestito in maniera orizzontale tramite un’assemblea, unico organo decisionale. Si è dato vita a gruppi di lavoro aventi il compito di denunziare e analizzare i problemi locali riguardo tematiche ambientali e politiche. L’assemblea inoltre ribadisce il suo proposito di non abbandonare i locali comunali fino a quando non ci saranno le dimissioni della giunta e del sindaco Zubbani.

E’ tutto in corso d’opera, sappiamo che partiti e partitini cercheranno di farsi pubblicità e di cavalcare questa bell’espressione di risveglio partecipativo, siamo oltremodo consapevoli che protagonismo, approfittatori e capo-rioni siano fenomeni certi e diffusi, ma la risposta dell’Assemblea è incoraggiante, convinta nell’autogestione collettiva della lotta.

Sembra che dall’acqua che tuttora imperversa dal cielo si sia rinvigorita la luce della Fiaccola.

La rabbia oramai cronica del popolo, stanco di una vita precaria, tra lavoro che non c’è, tra tasse viceversa sempre presenti e sempre di più, messo ai margini nel potere decisionale sia politico che sindacale, nel tentativo oramai chiaro e limpido di renderlo mansueto e docile seppur in tristissima condizione, sarà forse portatrice di cambiamento?

Vi faremo sapere!

                                                                                                         RedC