Presidio permanente contro chi governa

Il presidio permanente nel di prosegue, senza mollare la presa contro chi amministra. Dopo otto giorni, tante persone stanno continuando ad inseguire un sogno: creare qualcosa di duraturo che possa vigilare sulle continue nefandezze di chi governa, organizzandosi autonomamente per giungere ad un fronte compatto contro istituzioni che da sempre ci sfruttano, ci deludono ed ampliano sempre più la lontananza tra noi e loro. Istituzioni lontane dal popolo, istituzioni fredde, istituzioni incapaci ed inique. Nessuna parola di solidarietà da parte di chi comanda a seguito dell’ e del crollo dell’argine del torrente Carrione, che ha causato ingentissimi danni ad Avenza e Marina di , nessuna frase di cordoglio per la popolazione, nessuna umanità. Solo dismissioni di responsabilità ipocrite e stucchevoli. Una umanità ed una solidarietà che si ritrovano invece tra le persone che stanno alimentando il presidio ad oltranza, mai in chi le ha governate sinora, che sulla carta invoca democrazia ma con questa carta, puntualmente ed abitualmente, si pulisce il sedere. Le persone del presidio hanno un sogno in mente: dare vita ad un qualcosa in cui la parola “politica” non resti un concetto astratto e vuoto, ma si trasformi in un’arte in cui i nostri bisogni e le nostre esigenze partano dal basso e dalle nostre coscienze, non da quelle di chi comanda, imposte dall’alto e dall’altro. Chi compone il presidio è stufo di demagogia, è stufo di parole al vento, di promesse da marinaio: i problemi sociali non si risolvono in questo modo, delegando altri per decisioni che dovremmo prendere noi, ma facendo emergere le tematiche dal basso per poi prendersene carico tutti insieme, nella consueta inerzia e nel sonno perenne delle istituzioni tradizionali. Istituzioni tradizionali che in tutti questi anni non si sono mai prese carico dei più urgenti problemi riguardanti la collettività: un dissesto idrogeologico che sta devastando il nostro territorio, una redistribuzione ed una spesa del denaro pubblico scellerate e malsane, una gestione della cosa pubblica ridicola, una messa in sicurezza del nostro territorio oggetto di continui “scaricabarile” tra gli enti preposti, una umanità del tutto assente nella risoluzione dei problemi, una regolamentazione di beni demaniali come le cave di marmo ed il litorale di inequivocabile stampo oligarchico, una cultura scientemente e sapientemente soppressa. Il popolo deve prendersi carico di queste decisioni, cercando di uscire da un meccanismo malato di delega politica e partitocrazia che da sempre esclude e delude il “quisque de populo”: questo è uno dei propositi di questo presidio permanente, oltre alle immediate dimissioni di sindaco e giunta. Un presidio che sta facendo emergere come un gruppo di persone con una unità di intenti comune e ben precisa, sorrette da valori quali solidarietà e coscienza sociale,può di certo far meglio di un manipolo di avidi politicanti ai quali il nostro destino preme poco o nulla, ma è in cerca solo di denaro e visibilità. Le problematiche di lo dimostrano: a seguito dell’alluvione del 2003, una commissione di esperti stilò una relazione in cui si evidenziava come il torrente Carrione presentasse ben novantatré punti di criticità, punti cioè in cui il fiume non é sicuro. Di tali punti critici ben pochi sono stati analizzati dalla nostra amministrazione e dagli enti preposti, che poi puntualmente piangono fredde lacrime di coccodrillo. “Il sindaco e la giunta non si sentono responsabili per quanto accaduto”. Queste le uniche parole pronunciate dal sindaco Zubbani, che evidentemente non si sente responsabile neppure per il fatto che ad ogni pioggia di media intensità si allaga. Che non si sente responsabile per un equilibrio idrogeologico pessimo. Che non si sente responsabile, evidentemente, neppure per un Regolamento degli Agri Marmiferi di epoca settecentesca, che ad arte non viene rinnovato per proteggere logiche finanziarie, mafiose e massoniche che favoriscono da sempre il benessere di pochi oligarchi e la disperazione di molti. Un sindaco ed una amministrazione che di certo non si reputano responsabili nemmeno per una logica clientelare che ha pian piano distrutto la nostra comunità in nome di voti e promesse di lavoro e danaro, come del resto per un decadimento culturale che porta come emblema la totale sparizione di cinema, teatri ed avvenimenti culturali. Il presidio e l’assemblea connessa si propongono di costituire una virtuosa alternativa alle tante falle che stanno facendo affondare la nostra terra, attraverso un continuo confronto tra persone che non sono più d’accordo con una gestione della “res publica” confinata nelle mani di pochi. Se un domani questi pochi avranno ancora briciole di potere tra le dita, il popolo dovrà, in qualunque forma, essere presente, controllare e ragionare, vigilando su tutto ciò che essi architetteranno, facendo valere valori come l’onestà, la solidarietà e la avversione comune nei confronti di un certo modo di fare politica, una politica sempre più lontana dalla gente e sempre più vicina a logiche economiche, clientelari, partitiche e mafiose. La speranza, da dentro il presidio permanente, è quella di cominciare a celebrare il funerale di questo modo di fare politica, per fare sì che le nuvole, avide e bulimiche, vengano spazzate un po’ più in là, ed il sole cominci finalmente a risplendere