Un percorso in crescita

Vi dovete sentire come dei partigiani, mettere un paletto su quello che avete conquistato, ed essere un corpo solo. Siete l’ultimo baluardo che resiste all’attacco dell’agroindustria e alla sottrazione delle terre alla collettività”. Queste le parole di un compagno, appena avvicinatosi al movimento, intervenuto durante l’assemblea del tavolo di lavoro “Terra Bene Comune”, il secondo giorno dell’incontro nazionale di . Parole che ben sintetizzano lo spirito che hanno animato la tre giorni pesarese. Tre giorni intensi, di dibattiti, di condivisione, di scambio, di discussione, di festa, di clandestino mercato, insomma uno scampolo di mondo franco e aperto, in una prospettiva che, a volte, sconcerta per la sua intrinseca portata rivoluzionaria. è una sorta di creazione alla rovescia, in cui opportunità e disponibilità nuove si adattano e si fondono allo spazio disponibile, preesistente. E questa non è una negatività, sarebbe un paradosso infatti se fosse necessario reinventarsi la ruota ogni qual volta la utilizziamo. Non si trattano di facili entusiasmi, di criticità ce ne sono e non vanno ignorate, però di fatto il confrontarsi ha restituito a tutti la sensazione di aver intrapreso un percorso che lentamente, da questa resistenza (il preesistente) si stia delineando del “nuovo”, in una dinamica flessibile, in cui i contorni tra il vero e il verosimile si assottigliano (l’atto creativo). Più di quattrocento le partecipazioni, tra cui, da non sottovalutare, la presenza di parecchi anarchici e libertari. Molte le realtà che tentano nei propri territori di avviare progetti di orti sociali e esperienze di riappropriazione dei terreni: presenze eterogenee trasversali agli orientamenti politici ma decise nell’obiettivo da perseguire se pur con modalità e caratteristiche diverse. L’aspetto interessante è costituito dall’ assunto che ha rappresentato un vero e proprio principio cardine del movimento, ovvero la decisione nel perseguire questa strada sperimentando nuovi percorsi che vadano al di là del riconoscimento come realtà giuridiche strutturate riconosciute o riconoscibili, lasciando emergere in ogni momento il carattere militante del movimento, rivendicando un ruolo di rottura con il sistema vigente e le attuali pratiche di gestione delle risorse che mirano premeditatamente a sottrarre risorse a favore dell’agroindustria rendendoci sempre più schiavi.  Il riconoscimento, secondo gran parte dei partecipanti, deve arrivare dai territori e dalle comunità in cui sono insediati i progetti stessi, stringendo relazioni con gli abitanti e rivendicando alle istituzioni il carattere di lotta delle esperienze in questione. Giornate partecipate appunto, hanno attraversato il centro storico di Pesaro: un giardino abbandonato allestito con cucina da campo, tende e tendoni, un centro commerciale dismesso recuperato per qualche giorno all’abbandono, e infine un pezzo di centro storico di questa piccola realtà di provincia, crsi lungo le strade. Tre giorni in cui i contenuti politici e la pratica della convivialità e della relazione hanno viaggiato inhe nella giornata di domenica si è trasformato in un mercato contadino clandestino in festa, con tanto di musicisti di strada, circensi e giochi in legno spasieme, costruendo uno spazio di alternativa radicale che è piaciuto anche a molti pesaresi. Dopo un primo incontro venerdì, momento di confronto tra diversi apicoltori della rete Genuino Clandestino, il sabato è stata la giornata dedicata ai tavoli di lavoro. I Sistemi di Garanzia Partecipata, la campagna Terra Bene Comune e l’accesso alla terra, la costruzione di comunità in lottà tra città e campagna e la cultura del cibo nei movimenti, le questioni discusse, a cui bisogna aggiungere il dibattito “Da EXPO a F.I.CO. – affamare il pianeta, energia per le lobbies”, che si è svolto domenica durante il mercato.  In questo contesto la plenaria si era data lo scopo di fare un lavoro di sintesi di quanto emerso dai tavoli, ma soprattutto di individuare delle proposte pratiche da mettere in campo nel percorso che ci porterà, da qui a tutto il 2015, nell’anno di Expo. A questo mega-evento sponsorizzato dall’agro-industria Genuino clandestino vuole rispondere con le pratiche, dimostrando che un modo diverso di nutrire il pianeta esiste, ed è l’agricoltura contadina genuina e clandestina. Nel corso dell’assemblea plenaria è emerso a più riprese il tema della specificità del movimento Genuino Clandestino. Nei vari interventi l’accento è stato posto sulle caratteristiche relazionali del movimento, nel quale tanto gli strumenti di garanzia partecipata, quanto la costruzione delle reti territoriali passano attraverso percorsi di condivisione ed elaborazioni comuni che segnano la politicità delle nostre pratiche. Genuino Clandestino non è un marchio o un etichetta, ma un progetto politico, sociale e culturale che, dalla campagna per la libera trasformazione dei prodotti contadini alla redazione del manifesto di Firenze, ribadisce la propria alterità radicale e la propria irriducibilità al mercato capitalistico e alle sue regole. Le relazioni dei vari tavoli di lavoro hanno quindi dato alcune indicazioni su come far procedere in avanti i percorsi avviati. Mappature e gruppi di lavoro sono gli strumenti condivisi di cui il movimento si sta dotando. La campagna Terra Bene Comune, produrrà una mappatura delle riappropriazioni in corso e altre due mappature, distinte, sugli usi civici e sulle terre demaniali presenti nel paese. Anche le cucine popolari, che hanno costituito il tavolo sulla cultura del cibo nei movimenti, vogliono mettere in rete le proprie esperienze e dotarsi di una cassetta degli attrezzi comune da cui attingere per sviluppare i propri percorsi. Un passaggio importante per tutto il movimento è poi quello della mappatura delle reti territoriali, così da ricostruire un quadro il più completo possibile dei soggetti che aderiscono o comunque contribuiscono alle comunità in lotta di Genuino Clandestino. Tra le decisioni prese dall’assemblea plenaria c’è poi la costituzione di una cassa nazionale del movimento Genuino Clandestino. A seguito del dibattito aperto da MAG6 sulle pratiche di mutualismo (dagli strumenti per aumentare la propria indipendenza dal denaro all’uso di monete alternative) e sulla possibilità di costituire una cassa di solidarietà per i produttori clandestini, il movimento si è confrontato sulla modalità di gestione di tale cassa. Si è infine optato su una cassa che serva a finanziare gli incontri nazionali e la comunicazione del movimento lasciando al dibattito in lista la decisione circa il soggetto depositario della cassa. Durante l’assemblea sono stati fissati anche i prossimi appuntamenti del movimento. Il 13 e 14 dicembre sono previste due giornate di rilancio della campagna Terra Bene Comune con una manifestazione a Firenze e una giornata di condivisione a Mondeggi Bene Comune, inoltre, dopo le recenti notizie circa la repressione del percorso per Caicocci Terra Sociale, genuino clandestino sarà presente il 25 novembre sotto il tribunale di Terni per sostenere i compagn* sotto sgombero. L’assemblea ha poi deciso per il 24 gennaio di costruire una giornata di mobilitazione nei territori contro Expo 2015: una giornata in cui il movimento contrapporrà al modello dell’agroindustria e della grande distribuzione le proprie pratiche ed i
propri contenuti, nel tentativo di destrutturare l’immaginario Expo e proporre “un modo diverso di nutrire il pianeta”. Questa giornata sarà
un’importante momento di connessione delle lotte, dalla difesa dei territori contro grandi opere (TAV, MUOS ecc.) e nocività, al contrasto
del trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d’America (TTIP), nella quale rivendicare e praticare sovranità alimentare e tutela ambientale. In conclusione preme segnalare come la questione bracciantile, che non è stata trattata nei tavoli di lavoro per l’esiguo numero di partecipanti interessati, ha comunque trovato spazio nell’assemblea plenaria, all’inizio della quale è stato approvato all’unanimità un comunicato di
solidarietà al Coordinamento Bracciantile Saluzzese. Genuino Clandestino ha ribadito il proprio sostegno a questi lavorator* e disoccupat* di
fronte alla repressione istituzionale e all’indifferenza generale. Un ultimo pensiero lo vogliamo dedicare a Remì Fraisse, ucciso dalla polizia francese nella notte tra il 25 ed il 26 ottobre nella ZAD di Testet, proprio mentre Genuino clandestino festeggiava la buona riuscita dell’incontro nazionale. Come già scritto nel comunicato diffuso sul blog, Remì lottava come noi per la difesa del territorio e a lui dedichiamo idealmente i risultati della tre giorni di Pesaro.

Compagn* del Gruppo Malatesta Ancona presenti a Pesaro