Laicità: appunti per un’interpretazione anarchica

La è un tema che è tornato di attualità dopo le iniziative di protesta contro i raduni omofobi e tradizionalisti, e le conseguenti iniziative governative contro le registrazioni delle unioni civili. Sia le mobilitazioni omofobe, sia le iniziative dei prefetti, su indicazione del ministero dell’Interno, sono segni del controllo esercitato dalla gerarchia cattolica sulla società, sui costumi e sulla cultura, per mezzo dell’autorità dello Stato.

Non si tratta solo della difesa di posizioni di potere o di concezioni retrograde ormai superate dalla forma borghese della società, la difesa della famiglia tradizionale è l’aspetto ideologico che assume l’attacco ai servizi sociali, alla sanità, alla scuola, attacco che caratterizza la politica dei governi che si sono succeduti in questi anni. La Chiesa cattolica sfrutta la propria dottrina tradizionale per ritagliarsi un ruolo in questa restaurazione di rapporti sociali sorpassati, e usa la questione della famiglia per speculare, attraverso le proprie strutture, sulla privatizzazione dell’assistenza, della sanità, dell’istruzione, in un rapporto speculare con le politiche antipopolari dei governi.

Gli anarchici hanno partecipato alle iniziative di piazza promosse dai gruppi di sostegno dei diritti di genere, convinti che, se l’intervento della Chiesa impedisce le libere relazioni fra le persone, il riconoscimento dello Stato non sarà un momento di liberazione, ma le libertà conquistate con la lotta, nelle mani del Governo, non di QUESTO o QUEL Governo, ma di OGNI Governo, vengono snaturate e diventano strumento di oppressione e di sfruttamento.  Gli anarchici quindi si battono per lalaicità, si battono contro l’intrusione della Chiesa nei vari aspetti della vita sociale ma, da una parte, combattono la Chiesa in quanto istituzione di potere, in quanto ceto che vive alle spalle del proletariato e, con una serie di favole sulla volontà di Dio, sulla vita futura, ecc., cerca d’indurre gli oppressi a sopportare docilmente l’oppressione, ed al pari del Governo oltre di fare gli interessi dei proprietari, fa anche i suoi propri. Dall’altra combattono quegli alleati della Chiesa, chi impone le politiche di sacrifici e di privatizzazioni, che facilitano il proliferare dei tentacoli clericali ed ostacolano, con il taglio dei servizi pubblici, la base materiale di ogni libertà di scelta. Ma oggi i pericoli per il libero pensiero non vengono solo dalla Chiesa cattolica, dalle istituzioni religiose: nel discorso tenuto in occasione del 4 novembre, il presidente della repubblica Napolitano ha individuato nelle ideologie, che lui definisce datate e insostenibili, una delle fonti delle tensioni che si sviluppano nella società capitalistica; alle Forze Armate viene affidato il compito di difendere all’interno e all’esterno la convivenza umana, quella convivenza che permette l’oppressione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Le parole di Napolitano riecheggiano drammaticamente quegli articoli del codice Rocco, il codice penale imposto dal fascismo, che sono sopravvissuti alla fine della dittatura, e puniscono chi aspira ad una società più giusta, ad una società senza classi e senza Stato. Il rappresentante di un potere vigliacco esprime tutta la paura che le classi privilegiate hanno della reazione popolare, dopo anni di politica statale di violenza e di miseria; è questa paura che spinge i governanti ad additare alla repressione l’espressione della protesta, l’aspirazione alla libertà e alla giustizia sociale. Questo intervento di Napolitano si presenta quindi come un vero e proprio condizionamento ideologico, come una pretesa di sottoporre la libertà collettiva all’ideologia professata dalla comunità internazionale, dalla comunità degli Stati. Un ultimo significato, quello originario, del termine laicità suona come atto d’accusa alla società attuale. Nel Medioevo il termine “laico” si riferiva all’uomo del popolo, mentre con l’opposto “chierico” si intendeva l’uomo dotto. Oggi i chierici moderni non sono solo quelli che fanno parte della chiesa; a chi sparge fra il popolo le menzogne, vestito da una veste nera, si aggiungono quelli che sostengono che prolungando l’età lavorativa si aumentano i posti di lavoro; chi sostiene che il nucleare è sicuro; ci ci vuole convincere dell’utilità delle grandi opere e della TAV. L’economia, la sociologia, le scienze fisiche e chimiche ci forniscono esempi di studiosi e ricercatori che prostituiscono le loro conoscenze a vantaggio di chi detiene il potere economico e politico, che vogliono convincerci che la scienza e la tecnologia non sono al servizio delle classi privilegiate. Il culto dell’”esperto”, del “tecnico” è l’altra faccia del culto della religione, agli uni come agli altri si dovrebbe dare fiducia, in quanto depositari di una verità inconoscibile da parte dell’uomo comune. Quello che distingue la conoscenza scientifica dalle altre forme di conoscenza non è la sua “verità”, è il suo nascere dal confronto delle idee, dal dibattito pubblico, dalla libera sperimentazione che conferma o meno la corrispondenza alla realtà della narrazione scientifica. Quando questo libero dibattito viene meno, la scienza ufficiale diviene strumento nelle mani dei dominatori, la negazione della scienza vera. La laicità quindi per gli anarchici non si caratterizza solo in antitesi al condizionamento clericale: è una continua ricerca, una continua affermazione dello spirito del libero pensiero, che si manifesta all’interno di una società concreta, dilaniata da contraddizioni concrete, fra le forze popolari che aspirano alla libertà e alla giustizia sociale e le classi dominanti, che vogliono mantenere ed accrescere i propri privilegi. La laicità è uno strumento nelle mani del popolo ignorante, contro le manipolazioni, gli inganni dei chierici antichi e moderni, nel percorso che porterà ad una società più giusta e più libera, in cui gli antagonismi saranno cancellati, l’antagonismo tra sfruttati e sfruttatori come quello tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Quando questo antagonismo sarà superato, il termine laicità perderà di significato