Della legalità e della sicurezza

Il sistema vigente, basato sul controllo statale delle disuguaglianze sociali causate
dal capitalismo, genera insicurezza, impoverimento e distruzione dell’habitat
umano e non umano. Non si tratta di un problema recente ma di un processo
storico. Cambiano i termini della “dominazione” e della “gerarchia” che ne
garantisce la sopravvivenza ma il processo di sfruttamento di risorse e persone si
rinnova e adatta alla cosiddetta “etica” del tempo: accetta, sotto forti pressioni, il
modus più conveniente affinché la gran parte dei sudditi, ieri “cittadini” oggi
“stakeholder”, siano disposti ad accettare di concedere la propria libertà (voto) in
cambio di una porzione di benessere materiale e morale (periodicamente variabile
e sempre ritrattabile).
Se assumiamo quindi la “natura” di questo processo come causa dell’insicurezza
(non abbiamo diversamente modo di accusare altri sistemi se non nelle intenzioni)
abbiamo appena capito come la “legalità ” sia de facto lo strumento affinché
questa venga amministrata e non quello per eliminarla.
La propaganda infatti consiste nell’offuscare e mentire l’origine dei problemi e
questo è possibile anche grazie al fatto che il “fenomeno” è così esteso e sempre
a breve/lungo termine che risulta difficile per le persone comuni farsene una
ragione: la devastazione di un territorio in termini di conseguenze idrogeologiche
o d’inquinamento di falde e terreni, e quindi di una parte fondamentale della
catena alimentare, non è immediatamente riscontrabile, spesso si muore dopo
anni e nubifragi ed altri eventi vengono percepiti come emergenze o calamità,
cosa che sussiste invece in casi minoritari. La stessa cosa non vale per i ciclici
eventi di furti nelle abitazioni o di aumento della microcriminalit à che viene
percepita immediatamente; a ben vedere è praticamente inesistente il contrasto
statale alla macrocriminalità quanto alle ruberie in termini industriali e finanziari.
I furti in grande stile, dalle casse pubbliche ad opera dei governanti o dagli amici
privati (si pensi alle grandi opere), o a scapito dei piccoli risparmiatori piuttosto
che degli abitanti di interi quartieri o città/paesi sussistono indipendentemente dalla                                                                                                                                                                                                            casacca politica che governa di volta in volta. La stessa cosa si osserva
rispetto ai traffici di armi, di droga, della prostituzione e di manodopera
riccattabile (neo schiavismo), si tratta di criminalit à organizzata che gestisce
patrimoni immensi che continuano indisturbati aldilà degli arresti occasionali di
qualche pesce piccolo o grande (qualche santino per le tv).
Eppure noi possiamo verificare come nei quotidiani locali si parli invece quasi
esclusivamente di furti nelle case, bullismo, risse e altri fenomeni non certo
graditi ma del tutto ininfluenti sul destino politico ed economico di un paese o
meglio infinitamente meno significativi rispetto ai danni cagionati dalle cause
sopra esposte. Su questo versante però tutta la propaganda si riversa a piene
mani facendo leva su questa insicurezza: ma gli stessi che delinquono sono
certamente disgraziati, sono essi stessi l’effetto sociale delle disuguaglianze e
dello sfruttamento, sono cio è conseguenza e non causa dell’insicurezza (una
sorta di entropia sociale). Appellarsi alla legalità e far credere che il problema
della sicurezza sia quella del topo d’appartamento è un modo al quanto rodato
d’indicare l’indice.
Qualcuno, non del tutto a torto, sostiene che non è sempre giustificabile con
l’occultamento o la furbizia del potere, l’ignavia di molta gente che spesso ,
troppo, tace e si rassegna e poche volte alza la testa e guarda oltre il proprio
giardino di casa.
E’ anche vero che essendo un processo storico, che non ci è dato di conoscere
del tutto tantomeno di poter governare a piacimento, i cambiamenti enormi che
gli ultimi decenni del secolo breve abbiamo vissuto mostrano uno spaesamento
generale (non solo ideologico ma ideale) sul piano di un futuro che non esiste
oltre l’oggi e di un immaginario “altro” che non si da se non in termini, ahinoi,
spesso anacronistici e irripetibili.
Ne consegue che la costruzione di qualcosa non possa avvenire dall’oggi al
domani né racimolare consenso senza che molti, i più determinati, patiscano non
poco per riuscire a mostrare la luna.E’ bene sbarazzarsi di categorie finte quali                                                                                                                                                                                                                “meritocrazia” “legalità” “sicurezza” e affini,
finte come gli 80 € di Renzi, della democrazia sindacale della CGIL o
dell’assoluzione dai peccati del prete.
E’ bene perché per quanto possano apparire elementi di una dialettica e non di
un azione sono spesso propedeutici per prendere una direzione piuttosto che un
altra e, si sa, se sbagliamo strada non arriviamo dove vogliamo noi.
An Arres