I tanti aspetti della repressione

La si presenta sotto molti aspetti, oltre alla classica immagine di un uomo in divisa che colpisce con un manganello un manifestante inerme e spesso, negli ultimi anni, ha messo in connessione la realtà concreta con problematiche che sono più tipicamente espressioni della Rete.

Il 16 dicembre in Spagna l’operazione “Pandora”, ha portato all’arresto di 11 compagni e compagne, alcuni dei quali ancora in carcere, con l’accusa di “associazione terroristica”. Perquisizioni di case private e di posti occupati, indagini in varie città della penisola iberica e la solita routine repressiva di contorno. Come già accaduto altre volte, gli arrestati non sono accusati (almeno fino a questo momento) di qualche atto specifico ma solo sospettati di fare tutti parte di una medesima organizzazione terroristica anarchica a carattere internazionale. Non è certo un caso che questa operazione repressiva è avvenuta proprio mentre approvavano in prima lettura alla Camera la “Ley de Seguridad Ciudadana”, immediatamente detta “Mordaza”, che aumenta ulteriormente i poteri di controllo statale su qualsiasi comportamento anche solo lontanamente non conformista. Come ha scritto la C.N.T. in un comunicato: “si stanno impegnando a fondo per farci diventare il ‘nemico pubblico numero uno’, quello che minaccia la pace sociale. Ma noi siamo realmente una minaccia perché mettiamo in discussione i loro privilegi e le loro prerogative di classe sociale dominante e vogliamo sradicarli per una questione di giustizia sociale.” [1]

Ma in questo caso, già grave, c’è anche qualcosa d’altro che ci dovrebbe preoccupare in quanto tra le motivazioni portate dagli investigatori per chiedere la custodia cautelare, cioè tra quegli indizi che darebbero fondamento alle accuse rivolte ai compagni, c’è anche l’uso di caselle di posta elettronica sicure, in particolare quelle di “Riseup” [2].

Abbiamo più volte citato “Riseup” su queste pagine, in questa occasione ricordiamo solo che si tratta di un collettivo che, da anni, fornisce strumenti di comunicazione elettronica a singoli e gruppi impegnati per il cambiamento sociale. Un collettivo indicato, dopo l’affare Snowden, insieme a quello di “autistici/inventati”, tra i pochi in grado di fornire un minimo di livello di riservatezza in una Rete spiata dagli apparati segreti di mezzo mondo.

“Riseup”, in un suo comunicato ha così replicato: “Rifiutiamo questa criminalizzazione kafkiana dei movimenti sociali e l’implicazione ridicola ed estremamente allarmante che proteggere la propria privacy su Internet equivalga a un atto terroristico. Riseup, come ogni altro fornitore di servizi di posta, è obbligata a proteggere la riservatezza dei suoi utenti. Molte delle “misure di sicurezza eccezionali” usate da Riseup sono buone pratiche invalse nel campo della sicurezza in rete e sono le stesse che vengono usate da provider come Hotmail, Gmail o Facebook. D’altra parte, a differenza di questi servizi, Riseup si rifiuta di inserire backdoor illegali o di vendere i dati dei propri utenti a terze parti.” [3]

La gravità, anche dal punto di vista della democrazia formale, di quanto sostenuto dagli inquisitori spagnoli è evidente. Tutti sappiamo che una agenzia degli USA ha spiato e spia (e sicuramente non è la sola a farlo) le comunicazioni telefoniche ed elettroniche in tutto il mondo e che quindi voler disporre di un adeguato livello di riservatezza nelle proprie comunicazioni è una necessità più che naturale. Trasformare questo diritto in un indizio, per un qualsiasi genere di reato, significa schierarsi apertamente dalla parte di chi vuole controllare ogni minuto delle nostre vite. Non è certo una novità. Come pure era prevedibile che, dopo la recente strage di Parigi, i ministri degli Interni europei in riunione straordinaria, abbiamo indicato un controllo maggiore del web come uno degli obiettivi principali della loro politica futura.

Per fortuna in Spagna continuano le manifestazioni per la libertà dei compagni in galera, le prossime sono previste per il 16 gennaio, ad un mese dagli arresti. Ci piacerebbe che anche su Internet ci fosse una mobilitazione simile. Se la repressione non ha confini che sia lo stesso per la protesta.