Dario Di Renzo

Dario Di RenzoQueste sono le parole che non vorremmo mai scrivere… Venerdì 6 febbraio in una freddissima e imbiancata dalla nevicata del giorno prima, centinaia di compagni, amici e parenti hanno salutato Dario Di Renzo nel suo ultimo viaggio: aveva 59 anni.

Dario, compagno anarchico molto conosciuto a Milano, il sabato precedente senza motivo apparente, viene stroncato da un aneurisma al cervello. Il tutto è più sconcertante perché non c’erano motivi.

La storia di Dario è lunga, attraversa questi ultimi due secoli vivendo tutte le date importanti della Milano dagli anni ’70 ad oggi. Dario faceva il falegname, aveva deciso di diventare falegname quando la stagione delle lotte all’OM- FIAT si era definitivamente conclusa, nel 1982.

Arriva a Milano nel 1974, anno in cui fu assunto, lui giovane operaio venuto insieme ad altri ragazzi dall’Abruzzo, per lavorare in quella che era la più grande industria italiana. Lo spirito di libertà e di bastian contrario, la curiosità che lo caratterizzava e le qualità umane lo portano ad incontrare e legare con quei compagni più radicali che si battevano all’interno dello scontro di classe: i libertari e gli anarchici che lavoravano all’OM.

Centinaia di scioperi lo hanno visto promotore in prima persona, capace di dare una mano concreta a tutte le difficoltà. Insieme ad altri compagni dell’OM organizza le occupazioni di case in zona Romana dove la fabbrica era ubicata; cominciavano in quegli anni le speculazioni degli affitti e le case vuote erano già a quell’epoca una infinità.

Via Vannucci 13 fu forse la prima: fu occupato tutto il palazzo coni giovani operai dell’Om. Nel negozio sotto, un’ex panificio abbandonato da anni comunicante con il primo piano, nacque una delle più note sedi operaie di Milano.

Qui ebbe vita il coordinamento delle fabbriche della zona romana, e quello nazionale: OM, Unidal, Fargas, Duina, Sit Siemes, FosterWiler, Pirelli, Ercole Marelli, Magneti Marelli, Face Standard, Innocenti, Alfa Romeo, Redaelli, Le Reggiane di Parma, Porto Marghera di Venezia, etc…

Esperienze ancora oggi da riscoprire furono il collettivo dell’ autonomia proletaria “Centro Comunista di Ricerche sull’Autonomia Proletaria”, Wobbly Collegamenti e la rivista Autogestione del gruppo milanese Lotta Anarchica che raccolsero attorno a sé grandi esperienze di lotta e di auto-organizzazione, oltre a decine di collettivi autonomi e autogestiti, e al Soccorso Rosso.

La sede di Via Vannucci fu per centinaia di operai, anarchici, libertari, consiliaristi, situazionisti antiautoritari una fucina di idee e di lotte, che attraversava tutto il paese e non solo.

Poi venne la grande occupazione operaia delle fabbriche in lotta di via Sannio 18 (Piazzale Lodi).

Insieme ad altre compagne e compagni fondò una piccola comune del cuore del quartiere di Corso Genova, in via Gaudenzio Ferrari dove nell’83 nacque suo figlio Giacomo. Fu licenziato dall’OM durante un picchetto ad uno sciopero: una guardia padronale finse di cadere e accusò Dario di averlo spinto. Cortei spontanei lo riportarono in fabbrica ,vinse anche la causa legale e venne reintegrato.

Nell’82 quella stagione era ormai conclusa e decise che era finito il tempo in quella fabbrica.

Insieme ad A. apre una falegnameria autogestita nella casa occupata di via Correggio 18.

Sono anni esaltanti anche quelli, la casa occupata Correggio 18 è un luogo dove si sperimenta la possibilità di un mondo diverso, dove l’utopia non è più utopia, la casa è piena di compagne e compagni anarchici: voglio ricordarne 2 che non ci sono più, Adele e Carlino.

E’ il luogo dove nasce il Virus e dove il Punk si fa movimento. Solo in Correggio si poteva partorire tanta genialità e follia. La falegnameria era oggetto spesso durante i concerti di rotture di vetri. Marco Philopat (all’epoca un ragazzetto punk tra i fondatore del Virus) nel suo libro “Costretti a sanguinare” ricorda così: “ … (i giovani punk) erano fuori come balconi veramente-poi spaccavano i vetri della falegnameria.-i falegnami due compagni libertari (Dario e Antonio) hanno il laboratorio proprio davanti all’entrata del Virus -ci hanno dato più volte una mano, hanno realizzato per lo spazio bar le prime panche di legno insegnandoci a costruirne altre – ogni mattina devono sostituire due o tre vetri… “

Vetri o no è stata una botta di vita irrinunciabile. La falegnameria è durata fino allo sgombero della forse più bella occupazione di quel ciclo di lotte.

Poi il lavoro si sposta in periferia e dove c’è bisogno Dario è presente. Negli anni ’90 aiuta i compagni nei volantinaggi davanti alle fabbriche in zona Opera e Pieve Emanuele, dove lavora.

Mette a disposizione sempre fino a ieri i suoi attrezzi e le sue competenze per realizzare cose per il movimento

Il suo laboratorio è sempre frequentato da compagni che devono realizzare lavori per la collettività.

Era riuscito in una impresa impossibile: far diventare un posto squallido come quello di Fizzonasco ,solo capannoni e grigiume, in una sorta di oasi, quasi bella e piacevole. Ogni tanto apriva il laboratorio al quartiere, con arrosticiate e musica e tanto vino buono. Quella via diventava il luogo dove fino ad ora tarda si parlava di politica e di cazzate ed era frequentata da decine e decine di persone del posto che vedevano in Dario Un Uomo con la Schiena Diritta, con il viso da ragazzo e lo sguardo sguincio e furbetto.

Non faceva mistero della sua appartenenza politica, credo di poter dire che era la persona più stimata della zona. Quando entrava in un bar tutti si alzavano per salutarlo , spesso con l’appellativo di Ciao COMPAGNO. Anche da chi non la pensava come lui.

L’ultimo saluto è stato come lui lo voleva. Una grande festa e musica. La bara ricoperta dalla bandiera rossonera della Fai e NO TAV, altre a lato. Dopo un primo momento di commozione, la banda degli ottoni insieme a musicisti del Mitoka Samba hanno cominciato a suonare per oltre un’ora. Si è ballato al canto di Addio Lugano Bella, si è brindato con dell’ottimo vino a quella bella persona che ci aveva appena lasciato. Altri ragazzi che lo conoscevano gli hanno cantato alcune canzoni che lui amava suonare , tra cui il brano“Liberi”. Anche i parenti più religiosi si sono congratulati con tutti i suoi compagni per l’amore che esprimevano quel momento. I compagni non delegano mai e tutti si ricorderanno questo giorno.

Il 26 aprile alle 15.00 al Parco delle Rose a Milano ci sarà la festa per Dario: bandiere,vino e tanta musica suonata.

Per sua volontà gli organi sono stati donati, il corpo è stato cremato e le ceneri saranno sparse sulla Maiella quest’estate.

Un saluto particolare a suo figlio Giacomo e la sua compagna Claudia

Le compagne e i compagni dalla FAM

Anto