No Expò, costruire la lotta

NUTRIRE IL PIANETA

ENERGIE PER LA VITA

La dichiarazione sopracitata, slogan dell’EXPO 2015, se non fosse tragica sarebbe comica. Gli sponsor ufficiali dell’evento, che come si cercherà di definire va oltre l’evento stesso per divenire un “dispositivo”, sono le imprese multinazionali, le quali, intervenendo nei più disparati modi, sono coloro che hanno moltiplicato la malnutrizione del pianeta ed hanno perpetrato il furto delle risorse e delle fonti energetiche, per i loro profitti, smania di comando, disprezzo della vita.

Dall’italiana ENEL, che continua ad usare fonti fossili per produrre elettricità , alla conterranea FINMECCANICA (sistemi d’arma! Energie per -sic!-la vita), La MONSANTO, troppo nota per citare le migliaia di disastri ambientali e sociali di cui è responsabile, produttrice anche di , considerati d ‘altro canto “un’opzione come un’altra” dagli organizzatori di EXPO. La MC DONALD, leader nel buon cibo ha un suo stand. Del resto sono in buona compagnia con DU PONT, SYNGENDA , MITSUI , NESTLE’, BOLTON, BASF, BAYER….e così via per 149 stati e relative imprese e multinazionali. Del resto, la narrazione tossica di expo, vuole confondere i produttori dei problemi con i solutori, anche ratificando il passaggio dal rapporto sociale capitalista a quello, neofeudale, di rapporto sociale mafioso.

Sul nostro settimanale sono comparsi diversi articoli che svelano i vari aspetti, e la portata non episodica di EXPO. Andando in continuità con le, ottime, puntate precedenti, quello che si vuole evidenziare in questo articolo è proprio l’aspetto su “NUTRIRE IL PIANETA”.

In continuità con la propria storia il comparto agroindustriale, che come detto è tra i principali protagonisti di EXPO, di concerto con le autorità statali e sovrastatali, si muove su diverse e non contrapposte direttrici:

· L’integrazione produttivo/finanziaria dei segmenti d’impresa, quelli a monte della produzione alimentare (chimica, meccanica, vivaistica ecc.); le attività sul campo (concentrazione della proprietà, ricomparsa del latifondo ecc); quello a valle (distribuzione, centri commerciali, ristorazione di massa,ecc).

· Il rapporto tra ricerca e produzione per avere il monopolio delle risorse primarie, come la germinazione delle sementi e dei metodi di miglioramento (SIC!) genetico degli animali destinati al mercato. Come detto in molteplici articoli, questa è la finalità di 100 e più anni di ricerca, dagli ibridi agli OGM. Dalla “Rivoluzione Verde” a EXPO 2015.

· La traformazione industriale delle modalità del “cibo ”, dal marchio registrato alla mistificazione legislativa che vede, ad esempio, alimenti prodotti in modalità monoculturale, che si fregiano del riconoscimento “bio”. Del resto, le imprese agroindustiali hanno una propria linea biologica. Sono in arrivo, tra l’altro, le revisioni dei disciplinari comunitari per allargare ulteriormente le maglie. Questa cosa, unita alle modalità di controllo della produzione, che vede la grande distribuzione come controllore della filiera “biologica” attraverso i propri enti di certificazione rende chiaro il quadro del comando.

·  La ridefinizione dei quadri normativi, sia fiscali che sanitari, che determinano il restringimento della forma di conduzione diretta del fondo, almeno in Europa (negli USA è stata completata già da 30 anni!) e l’impossibilità della trasformazione artigianale dei prodotti di base. Con l’estensione del salariato, precario o a nero, semischiavistico per la manodopera immigrata.

· Le dichiarazioni di compatibilità tra colture ogm, coltivabili in campi limitrofi a culture non ogm, ignorando volutamente tutti i rischi che ciò comporta, dall’inquinamento genetico delle sementi, ai problemi giuridici visto che le imprese produttrici tenutarie dei brevetti, in molti casi hanno chiesto il pagamento dei ”diritti di proprietà” agli agricoltori inquinati.

· Gli accordi TTIP (trattato transatlantico sugli investimenti) tra USA e UE, ancora non firmati ma svolti con grande segretezza, dove tra le cose che emergono ci sono che insieme ai dazi doganali, possono essere eliminate le, residue, tutele europee sulla qualità degli alimenti. Insieme all’introduzione del controllo sugli accordi affidato ad un arbitrato internazionale privato con poteri superiori agli stati.

· Le comunicazioni, mistificate, di questi percorsi, insieme agli altri aspetti presenti nella realizzazione dell’EXPO, permettono un salto di qualità nel dominio di classe. L’evoluzione del dominio e dello sfruttamento viene spacciato per progresso, partecipazione, libertà, futuro radioso.

Da questi elementi scaturiscono alcune valutazioni.

Le modalità di dominio e sfruttamento si evolvono. Nel caso del cibo, della sua produzione; dei meccanismi di controllo e ricatto che le modalità capitaliste generano; della sua distribuzione e delle strategie di mercato, si ha che i meccanismi di “comparto” non sono solo integrati “culturalmente” con gli altri aspetti del dominio ma abbiano regie condivise. Scriverlo è una ovvietà, dopo che il pensiero critico e la pratica rivoluzionaria del ‘900 hanno svelato il tentativo del capitale di presentarsi come “seconda natura”, come destino manifesto. Ma partiamo dall’ovvio.

L’integrazione definitiva del comparto agroindustriale e tra comparti, complice la (anche questa definitiva) finanziarizzazione dell’ capitalista fa si che i momenti di rappresentazione dello sviluppo della scienza e della tecnica del dominio, da eventi che debbono poi raccordarsi per interpretare le linee future, diventino “dispositivo”. Elementi, quindi, sia di racconto dello (sporco!) lavoro svolto, sia dello , stato presente delle cose, disastroso per il pianeta e le classi subalterne, sia del futuro prossimo fatto di crescita economica, speculazione finanziaria, senza sviluppo sociale e senza uscire dalle crisi, salvo distribuire prebende e briciole per le varie gerarchie di sodali e sudditi.

Dispositivo, quindi, per ratificare il dominio e le quote di potere. I vari “scandali” sulla costruzione di EXPO 2015 fanno parte del gioco, come il loro venire riassorbiti sia nell’apparato affaristico-istituzionale che nell’opinione pubblica.

Dal “produci,consuma,crepa” al “ crepa e basta”, tra cementificazione del , precariato, debito, lavoro gratuito, cibo spazzatura. Tutto questo viene narrato in modo favolistico, per minorenni, come i poteri considerano l’insieme della specie umana. È una narrazione tossica.

Tra fattorie del mulino bianco, tra scienziati mainstream che dissertano sui temi della vita, tra norme che impediscono il diritto al coltivare, tra carta di Milano e indagati per mafia, partendo dal cibo vogliono ratificare l’agricoltura senza contadini. Per realizzare la logistica per EXPO, hanno espropriato centinaia di ha agricoli e migliaia di ettari a verde. In contemporanea santificano il diritto alla brevettabilità delle sementi e del patrimonio genetico animale e vegetale. Alla faccia di nutrire il pianeta!

Credo che la prima risposta da dare ad EXPO, e a tutti i suoi significati, sia nel comunicare gli aspetti più evidenti di questa evoluzione del dominio. Come reti contadine stiamo producendo materiali specifici da utilizzare nelle iniziative di distribuzione dei nostri prodotti e durante le iniziative di piazza.

Vanno sostenute le iniziative di come l’occupazione di terre pubbliche in procinto di svendita, come le esperienze di Mondeggi e Caicocci. E le altre in cantiere. In diverse realtà si sta lavorando per collegare e collegarci con i lavorator* immigrati, schiavizzati come braccianti. Anche questo tema deve entrare nelle iniziative contro EXPO. Si stanno collegando le diverse realtà territoriali, estendendo anche le mutue delle sementi autoctone e contadine, per contrastare il degrado della biodiversità. Oltre che per estendere le modalità di autogestione. Stare nei territori anche come lavoratori rurali, insieme agli altri segmenti sociali, nelle lotte contro le nocività e devastazioni. Dal no TAV al no MUOS, per costruire insieme i percorsi di liberazione.

Vanno cercati collegamenti con le altre realtà in conflitto, come quelle del diritto all’abitare, di lotta nei posti di lavoro, di lotta al precariato, articolando sia gli aspetti specifici sia il quadro d’insieme. Per arrivare ad iniziative di contestazione condivise, che vadano oltre lo spettacolo, non episodiche, in grado di essere presenti durante tutto il periodo della narrazione tossica. Ed oltre. Vanno messe in relazione le diverse forme di repressione e controllo, cercando di unificare le risposte. Queste sono solo alcune delle proposte d’intervento, iniziali ed in ritardo, da arricchire ed articolare collettivamente. Con ulteriori ed approfondite analisi, sintesi, lotte.

EXPO FA MALE FACCIAMO MALE AD EXPO!