Il rapporto tra scuola e lavoro al tempo di Expo

16Nella prima pagina del numero scorso di U.N. a grandi linee si è esplicitato i motivi generali della nostra contrarietà e opposizione radicale ad Expo. Nelle righe che seguiranno, cercherò di illustrare un aspetto particolare del cosiddetto “paradigma Expo” ossia cosa lega il mondo dell’istruzione alla kermesse. Per farlo è necessario scandagliare e interpretare quello che, in calce, è stato scritto nel famigerato protocollo siglato il 23 luglio 2013 con complicità sindacale confederale.

Nello specifico, all’articolo 4, si esplicita che la strarande maggioranza dei contratti applicati saranno inquadrabili in forma di apprendistato da un minimo di 7 ad un massimo di 12 mesi.

La contraddizione appare subito evidente considerando che Expo dura 6 mesi, si avvierà una tipologia formativa per una competenza lavorativa che non avrà più sede in Italia e che, soprattutto, è totalmente inserita nelle mansioni necessarie ad Expo e non spendibili in eventuali altre manifestazioni espositive simili. Appare subito evidente che per Expo, eventualmente, si sarebbe potuto accedere a modalità lavorative normate con usuali contratti a tempo determinato o a progetto. Se questo non è avvenuto è semplicemente perché con questo fasullo apprendistato Expo s.p.a. ha la possibilità di avere manodopera a minor costo sia da un punto di vista salariale che da un punto di vista contributivo previdenziale. Inoltre, in tale modalità, si è potuto derogare, ovviamente in senso peggiorativo, a diverse norme contrattuali e grazie alla controriforma del lavoro voluta dal Governo Renzi (Job act) non vi è nessun obbligo di assunzione a fine apprendistato.

Expo viene venduta come grande opportunità occupazionale ma è sotto gli occhi di tutti il grande inganno anche da questo punto di vista.

Sono previste non più di qualche centinaio di assunzioni ma solo per figure professionali altamente specializzate alle quali la qualifica di apprendistato ecc. non poteva essere assegnata. A fronte di poche centinaia di figure professionali, si affianca l’esercito di oltre 18.000 volontari, stagisti ecc. ecc.

È questo esercito di forza lavoro, praticamente gratuita, l’ossatura portante di Expo 2015.

All’articolo 5 si specifica cosa si intende per “stage”.

Intanto va chiarito che coloro che potranno “avvantaggiarsi” di tale status saranno al massimo 195 persone per tutto il periodo della kermesse e avranno una retribuzione, a titolo di rimborso spese, di 516€ mensili (non specificato se al netto…). Inoltre appare chiaro che da tale figura, per i requisiti richiesti attraverso le linee guida della Comunità Europea sugli stages formativi, sarà esclusa il mondo della scuola di secondo grado che invierà invece, applicando programmi di alternanza scuola-lavoro, studentesse e studenti a costo zero. Quello che viene spacciato per stage è puro volontariato-obbligatorio (uno dei tanti ossimori dell’Era Renzi).

Tale reclutamento di forza lavoro gratuita avverrà soprattutto nelle scuole ad indirizzo ristorazione, turistica e linguistica. La durata sarà variabile da una a più settimane e potrà essere richiesta l’obbligatorietà anche nel periodo estivo (le recenti sortite del Ministro Poletti sono esemplificative su quanto si prevede per il periodo vacanze del mondo della scuola…).

All’articolo 6, quello espressamente dedicato al volontariato, si palesa la vera natura di Expo. Prescindendo dalla retorica sull’alto valore civile di prestare opera di volontariato per un’iniziativa di interesse nazionale (vi risparmio dal leggere i toni patriottardi espressi nel protocollo) si evince, anche in termini di spazio dedicato a questo articolo rispetto agli altri, come realmente Expo s.p.a., soprattutto rivolgendosi al mondo della scuola, ricerchi personale volontario e asservito. Se ne auspica il reclutamento e la presenza di oltre 18500 persone suddivise in 475 tipologie. Alle scuole milanesi è destinato il compito di provvedere all’organizzazione di presenza di oltre 2000 studentesse e studenti, organizzati su turni di più giorni ad orario unico, per attività sia interne che esterne al sito espositivo. Tutte le varie funzioni di cosiddetta accoglienza e accompagnamento saranno quindi a costo zero con tale impiego di forza lavoro.

Expo 2015 quindi non è solo un’esposizione mondiale del Capitale (prescindendo dalla titolazione, tema prescelto, ecc.) ma è veramente e soprattutto laboratorio a cielo aperto e su “carne viva” di quello che si prefigura nelle relazioni sociali soprattutto legate al mondo del sapere e del lavoro.

Di fronte a tutto ciò possibilità compromissorie non ve ne sono. È necessario quanto mai svelarne ogni suo aspetto mortifero, la sua retorica parolaia e conseguentemente opporvisi in modo determinato.

Expo 2015 va combattuto. Expo 2015 va sabotato. Expo 2015 va fermato.