Torino. La memoria dei partigiani vive nelle nostre lotte

31707_106993062678078_100001021539370_55491_4124220_nLa fiaccolata del Comune per l’anniversario della “liberazione” di è da tanto tempo un appuntamento rituale, ingessato, una vetrina per il PD ed i suoi alleati.
Lo scorso anno ci pensarono i No Tav a rendere l’aria più frizzante. Quest’anno – erano 70 anni dall’insurrezione della città – è stata la volta degli anarchici: davanti al fronte istituzionale che giovedì 23 aprile sfilava in testa al corteo è apparso uno striscione con la scritta “Ma quale liberazione! Antirazzisti in galera, migranti in fondo al mare”.
Dopo un breve tafferuglio con la Digos, che ha tentato invano di portare via lo striscione, lo abbiamo aperto a lato del corteo che sfilava, volantinando. All’arrivo dello spezzone del PD ci siamo posti di fronte a loro, bloccando il passaggio. Dopo un breve fronteggiamento i Dem hanno deciso di deviare per aggirare il blocco.
Sui giornali, il senatore Dem Stefano Esposito, ha chiesto ai sindacati di stato di proteggere il PD il Primo Maggio, facendolo sfilare in posizione “coperta”, lontano dalle vivaci contestazioni degli ultimi anni.
I sindacati, cui il partito di Renzi, ha sottratto funzionari e soldi hanno risposto di no: ci deve pensare la polizia.
Il Partito Democratico sta realizzando il programma mai riuscito sino in fondo al centro destra. Job act e buona scuola, Tav e Expo, Afganistan e Libia sono lo specchio dell’Italia ai tempi di Matteo Renzi tra asservimento del lavoro, devastazione del territorio, militarizzazione e guerra.


Il 25 aprile gli anarchici della FAT si ritrovano ogni anno alla lapide di Ilio Baroni, operaio delle Ferriere, partigiano a capo della settima brigata SAP, che morì combattendo il 26 aprile 1945, nel secondo giorno dell’insurrezione di Torino contro i nazifascisti.
Anche quest’anno ci siamo ritrovati al muretto, che un tempo era la spalletta di un ponte su un canale, che venne prosciugato qualche decennio fa, perché le fabbriche avevano chiuso e quell’acqua non serviva più.
Nonostante qualche accenno di pioggia eravamo tanti, più del consueto.
Ritrovarsi lì e ripercorrere la memoria di quei giorni d’aprile, quando in Barriera di Milano ci si batteva strada per strada, con le armi in pugno, è da sempre un modo per intrecciare i fili di una memoria che non muore, perché vive nelle nostre lotte.
Le strade di Barriera sono le stesse degli scioperi del 1917 contro la guerra, quando l’anarchico Ilario Margarita ebbe la buona idea di elettrificare le barricate per fermare le cariche a cavallo.
Qui il sogno che tanti avevano nel cuore e nelle mani divenne concreto nel 1920, quando la Fiat venne occupata dai lavoratori ed i padroni se la videro brutta. Uno spavento che portò alla dittatura fascista.
Oggi la crisi incide nel profondo: sono tanti quelli che hanno perso il lavoro, ancora di più quelli che non ce l’hanno e non lo avranno mai. Torino è la capitale degli sfratti, della repressione, della militarizzazione dei quartieri.
Oggi in Barriera si lotta contro il razzismo, lo sfruttamento, i militari in strada. Si lotta contro il fascismo che torna ed è targato Lega Nord, si lotta contro un governo autoritario che mira al totale asservimento dei lavoratori.

La mattina del 25 aprile i giornali parlano dei fantocci appesi la notte del 24 in Barriera: Fassino, Salvini e Renzi appesi in effigie a testa in già. I giornali urlano l’indignazione dei politici, parlano di violenza e di minacce. Chi vive in Barriera la violenza la vive ogni giorno sulla sua pelle: ha la faccia dell’alpino con il mitra a caccia di clandestini, delle pattuglie che lo percorrono, dell’ufficiale giudiziario che intima lo sfratto, dei padroni che lucrano sulle vite di tutti.
Vi riportiamo di seguito il comunicato sull’azione pubblicato da Indymedia Svizzera:

Salvini, Fassino e Renzi appesi a testa in giù davanti alla Lega, all’Anpi e alla sede del PD
La scorsa notte di fronte alla sede della Lega Nord, in via Poggio, un sacco nero con la faccia del segretario della Lega è stato appeso a testa in giù ad un lampione. Sul muro la scritta “Lega = Fascismo” a “piazzale Loreto c’è ancora posto”.
Poco distante al cancello della sede ANPI di via Poggio ha fatto la sua comparsa a testa in giù la sagoma agile del sindaco di Torino, Piero Fassino.
Di fronte alla sede del PD in via Banfo è stato appeso a testa in giù Matteo Renzi. Sulla serranda la scritta “PD = Fascismo”.
Tutti e tre avevano un cartello con la scritta “Ieri ebrei e rom, oggi immigrati e rom. Ieri leggi razziali, oggi leggi razziste”.
Alla vigilia del 25 aprile un’azione simbolica nelle strade di Barriera di Milano, dove in ogni angolo ci sono le lapidi dei partigiani che combatterono e morirono per cacciare fascisti e nazisti e costruire una società di liberi ed eguali.
Nei giorni dell’insurrezione di Torino, a poche centinaia di metri da via Banfo – anche lui un partigiano – si combatteva metro per metro per impedire ai nazisti e ai fascisti di far saltare le fabbriche, dove lavoravano e sabotavano la produzione tanti operai. Uno tra tutti Ilio Baroni, operaio alle Ferriere, anarchico, che morì con il mitra in mano dietro la spalletta di un ponte, all’angolo tra corso Giulio Cesare e Corso Novara,.
Lui e gli altri non si giocarono la vita per riconsegnare le Ferriere e la Grandi Motori ai padroni di sempre, amici dei governanti di ogni epoca.
I partigiani di Barriera di Milano lottavano per fare la rivoluzione, per tenersi le fabbriche e cacciare i padroni.
Oggi le strade di Barriera sono percorse da militari, poliziotti e carabinieri, perché chi governa teme la guerra sociale.
Matteo Salvini è l’emblema del nuovo fascismo, Piero Fassino è sindaco della città capitale per sfratti e repressione, Matteo Renzi ha messo in atto una macelleria sociale senza precedenti.
Il fascismo ha tanti volti, ma la lingua è la stessa. In questo paese, precarietà, morti sul lavoro, morti sulle frontiere, guerra sono diventati normali. Tanto normali che a 70 anni da quell’aprile i responsabili sfilano in testa ai cortei.

La Resistenza non è finita il 25 aprile 1945. Continua, ogni giorno. A Torino e in ogni dove.

Buon 25 aprile a chi lotta, a chi resiste, a chi porta nel cuore e nelle mani un mondo nuovo.

Senza servi, niente padroni”

Intorno alla lapide di Ilio siamo in tanti a sorridere pensando che quei fantocci possano davvero impensierire razzisti e padroni.
La memoria si intreccia, la Resistenza, quella vera, quella che voleva farsi rivoluzione è un retaggio che portiamo tra le mani. Ogni giorno, per poter davvero impensierire che opprime e chi sfrutta, chi uccide e chi tortura. Alla Diaz, a Bolzaneto, nel Mediterraneo.

Poi si brinda, si chiacchiera, appoggiati alla spalletta del ponte. Nicola Bartolomeo, il più giovane di noi, sta imparando a camminare. E’ festa d’aprile.

ma.ma.

Sul blog www.anarresinfo.noblogs.org il testo del volantino distribuito alla fiaccolata e in Barriera e le foto di tre giorni antifascisti a Torino.