Un momento di svolta

Mentre stendo queste note siamo a poco tempo di distanza da una svolta importante, in qualsiasi direzione si dia, dello scontro sindacale determinato dal tentativo di riforma della dell’attuale governo.

Infatti il 5 Maggio vi sarà uno sciopero della scuola indetto, oltre che dai sindacati di base, dal CGIL, CISL, UIL, SNALS e GILDA, sono attesi anche Biancaneve e i sette nani, Dracula il vampiro e il Mago Merlino.

Celie a parte, si tratta di un evento, dal punto di vista sindacale, di grande rilevanza, è infatti dal 2008 che i cinque sindacati istituzionali della scuola non indicono sciopero. La loro “discesa in campo” intercetta, con ogni evidenza, uno stato di tensione crescente fra i lavoratori della scuola ed è ragionevole supporre che lo sciopero del 5 Maggio avrà un notevole successo.

Quando richiamavo la mobilitazione del 2008 lo facevo non casualmente, è bene ricordare che lo straordinario movimento contro la “Riforma” Gelmini che comportò il taglio di oltre 150.000 posti di lavoro fu spezzato, nel pieno del suo dispiegarsi, dall’accordo fra CISL GILDA SNALS UIL e Governo che, in cambio del ritiro dell’ipotesi del maestro unico, chiusero la mobilitazione determinando lo sfascio del movimento generale.

Dal punto di vista della “tecnica sindacale” una manovra impeccabile, com’è noto la CISL, GILDA UIL e SNALS come l’ intendenza seguono, ha il suo punto di forza nella scuola primaria e poté quindi usare il movimento generale per accreditare una “propria” vittoria presso la sua platea di riferimento.

Dal punto di vista generale degli interessi dei lavoratori un disastro che ci ha consegnato sette anni di passività e di arretramento.

Tornando all’oggi, è evidente che le lavoratrici e i lavoratori della scuola vedono nell’unità sindacale una condizione necessaria se non sufficiente per battere il governo e in questa attitudine non vi è, di per sé, nulla di sbagliato.

Per di più, soprattutto negli ambienti della CGIL, è ipotesi corrente che non vi siano le condizioni per un’operazione della stessa natura dato che il governo Renzi non utilizza la medesima strategia dei governi Berlusconi e non punta alla divisione fra CGIL da una parte e CISL e satelliti dall’altra e, com’è dimostrato dal taglio di metà dei distacchi sindacali a settembre 2014, intende mettere a cuccia l’intera compagine del sindacalismo istituzionale.

Spostiamo ora il piano della riflessione, per la prima volta da sette anni, come si è ricordato, abbiamo un movimento di massa dei lavoratori della scuola. L’elemento scatenante e unificante della mobilitazione è, almeno a mio avviso, non tanto la questione salariale pur oggettivamente gravissima quanto il ragionevolissimo timore per una riorganizzazione dell’intero comparto basata sullo straordinario accrescimento dei poteri dei dirigenti scolastici e sull’introduzione di modalità privatistiche di gestione dei singoli istituti scolastici.

A una trasformazione del genere si oppone istintivamente non solo e non tanto la minoranza che ha maturato negli anni una critica radicale alla scuola-azienda ma la massa opaca degli insegnanti e dei non docenti che teme la rottura del compromesso fra retribuzioni mediocri da una parte e una scarsa pressione da parte della “proprietà” dall’altra determini un peggioramento senza precedenti delle proprie condizioni di vita e di lavoro.

Un movimento reattivo dunque, come spesso sono i di massa, e nel suo carattere di risposta all’iniziativa dell’avversario si annidano evidenti motivi di debolezza.

Poniamo infatti che il governo, e già vi sono segnali in tal senso, “ammorbidisca” la riforma attenuando i suoi caratteri più urticanti, che ponga qualche limite in più, rispetto a quanto previsto dal progetto del governo, al potere dei dirigenti scolastici, che, soprattutto, accrediti in qualche misura i sindacati istituzionali come interlocutori. In questo caso è ragionevole supporre che l’intera allegra brigata del sindacalismo istituzionale si riterrebbe soddisfatta visto che è assolutamente evidente che il suo primo obiettivo è la restaurazione di quella concertazione che ne garantisce ruolo, potere, risorse e che ha funzionato sulla base di uno scambio, un vero e proprio pactum sceleris, fra interessi e diritti dei lavoratori e interessi dell’ apparato sindacale.

E’ in questo delicatissimo passaggio che si colloca l’azione e la proposta del sindacalismo di base e delle componenti radicali del mondo della scuola.

Si tratta infatti di tenere assieme l’esigenza di un movimento unitario tale da, come ricordavamo, avere la massa critica per battere del tutto o in parte il governo e quella di sviluppare un livello di chiarezza e di autorganizzazione tale da impedire il riflusso e lo sbandamento nel momento probabile se non certo di uno sfilarsi del sindacalismo istituzionale.

Da questo punto di vista, sarebbe sciocco negarlo, le difficoltà non sono poche. Il fatto che lo sciopero del 24 Aprile sia stato indetto solo da una parte dei sindacati alternativi, la tendenza di alcuni a rincorrere CGIL CISL UIL alla ricerca di un’improbabile legittimazione, la stessa fragilità organizzativa del sindacalismo di base soprattutto nell’immensa provincia che tanto pesa nell’amata patria nostra, sono fattori di debolezza da non sottovalutare.

D’altro canto è il movimento stesso a produrre energie nuove, penso ai casi ancora isolati ma interessanti di scuole occupate, alla nascita di coordinamenti, al fatto che almeno a livello locale vi siano esempi virtuosi di azione comune.

Si tratta di operare cogliendo appieno questi segnali, e di individuare pochi punti caratterizzanti e qualificanti che ritengo si possano riassumere in questo modo:

  1. ritiro del ddl Renzi Giannini e non semplice attenuazione dei suoi caratteri inaccettabili;

  2. immediata assunzione in ruolo dei precari su tutti i posti disponibili;

  3. aumenti retributivi tali da recuperare immediatamente quanto si è perso negli ultimi anni.

Per quanto riguarda le forme di lotta, paradossalmente non c’è molto da inventare, fatto salvo che è centrale lo sciopero, è necessario organizzare assemblee unitarie con i genitori e gli studenti, il blocco dell’ adozione dei libri di testo, l’occupazione delle scuole, sino ad arrivare al blocco degli scrutini.

Soprattutto deve essere chiaro che è necessario spezzare la gabbia di ferro della legislazione anti sciopero, quella legislazione che, nei fatti, ha legato le mani ai lavoratori della scuola come a quelli dei trasporti e della sanità e di tutti i settori coinvolti da questa legislazione.

In questi anni esempi di scioperi selvaggi che hanno dimostrato l’impotenza di questa legislazione quando da parte dei lavoratori vi è forza, determinazione, unità ne abbiamo avute solo nel comparto dei trasporti certamente caratterizzato da una tradizione di lotta e di organizzazione sindacale meno, per usare un eufemismo, morbida rispetto agli insegnanti e non docenti.

D’altro canto proprio la pressione dell’avversario, modificando l’autopercezione dei lavoratori della scuola pone le condizioni per questo salto. Insomma si tratta di tentare il passaggio da un movimento reattivo a un’iniziativa autonoma.

In ogni caso, come si suol dire, sta a noi accogliere i doni del nemico sulla punta della spada.