NON VOTARE! E POI?

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Quando è stato pubblicato questo manifesto, la maggior parte dei lavoratori andava a votare, almeno la maggior parte di quelli che riuscivano a passare tra le strette maglie di quello che era ancora un privilegio di pochi, il suffragio universale maschile fu infatti introdotto solo nel 1912, mentre le astensioni provenivano in gran parte dai cattolici, che seguivano le indicazioni della Chiesa di non partecipare alle .

In questi anni si è verificato un fatto nuovo, nella storia del sistema rappresentativo in Italia: per la prima volta da quando le classi subalterne ebbero il diritto di voto, la maggioranza dei lavoratori dipendenti si astiene dalle elezioni, e fra gli astenuti i lavoratori dipendenti, e in particolare la classe operaia, è il gruppo sociale più consistente. Basta una rapida occhiata per rendersi conto che spesso sono proprio le sezioni dove i partiti operai raccoglievano i maggiori consensi, sono oggi quelle dove l’ è più diffusa.

Ripeto, è un fatto politico nuovo e della massima importanza, che si accompagna al crescente discredito della classe politica e ad una gretta politica di difesa ed allargamento dei privilegi di pochi portata avanti dal governo. L’astensionismo quindi è un vero e proprio movimento politico di massa, molto più esteso e radicato del movimento pacifista dei primi anni ’80, e paragonabile, anche nelle potenzialità rivoluzionarie, al movimento contro le stragi di Stato e il connubio Stato-fascisti dei primi anni ’70.

La risposta delle istituzioni e delle forze politiche a questo movimento è di indifferenza, accompagnata dalla repressione quando questo movimento assume una forma concreta: dall’occupazione delle case alla lotta contro le grandi opere, dalla difesa dei diritti dei lavoratori alla difesa della libertà di manifestare. Questo atteggiamento miope e arrogante del ceto politico non fa che esaltarne le potenzialità di rottura del sistema esistente, accelerando una presa di coscienza che altrimenti sarebbe molto più difficile.

In una situazione del genere, il semplice invito all’astensione rischia di avere poco senso. I ceti popolari, le loro minoranze coscienti hanno ormai perso ogni fiducia nella lotta elettorale, nella “lunga marcia” dentro le istituzioni. Questa perdita di fiducia apre un vuoto che può essere riempito solo da una politica rivoluzionaria, e il primo punto di una politica rivoluzionaria è soddisfare i bisogni delle masse.

I capitalisti, le classi privilegiate non vogliono e non possono soddisfare i bisogni delle masse. I padroni vogliono solo accrescere i loro privilegi, la loro ricchezza a danno del tenore di vita della stragrande maggiorana della popolazione. I padroni, i governi, gli economisti non possono soddisfare i bisogni popolari perché la loro politica fino ad oggi è stata diretta al sabotaggio della produzione, proprio per imporre alla classe operaia la rinuncia alle conquiste, ai diritti, al reddito. Questo sabotaggio ha talmente sconvolto l’economia capitalista, che non possono uscirne se non imponendo nuovi sacrifici ai lavoratori.

Intanto tantissimi sono sena casa, senza reddito, senza lavoro, mentre tantissime sono le case sfitte, le seconde case, appartamenti signorili e ville abitate da una o due persone, mezzi di sussistenza lasciati a marcire perché non trovano mercato, fabbriche, impianti, campi abbandonati perché i proprietari non ritengono redditizio farli produrre.

Chi oggi si rifiuta di dare fiducia ad altri per risolvere i propri problemi, deve avere fiducia in se stesso e in chi gli sta accanto, deve avere fiducia nel suo diritto ad usare le case sfitte o abitate da pochissime persone, deve avere fiducia nel suo diritto ad usare dei mezzi di sussistenza di cui ha bisogno, ad usare la fabbrica, l’impianto, il campo che il proprietario lascia inutilizzato per produrre ciò che abbisogna a tutti. E una volta rivendicato questo diritto, si organizzi per difenderlo, con ogni mezzo, contro i tutori della proprietà privata.

Gli operai non hanno bisogno di dimostrare a nessuno che sono capaci di far ciò: economisti, banchieri manager, governanti non hanno fatto niente per uscire dalla crisi, quel poco che è stato fatto è stato pagato a lacrime di sangue dalla classe operaia. E’ ora che paghino i ricchi, è ora che paghino i politici, che vadano a dormire sotto i ponti, che vadano a lavorare alla catena.