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Mazzette, mondiali e pallonari

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Non si può certo dire che il recente scandalo che ha travolto i vertici del internazionale sia stato percepito come un fulmine a ciel sereno. Non è un mistero, infatti, che lo sport più seguito e apprezzato al mondo sia anche quello più corrotto perché al centro, ormai da anni, di interessi miliardari.
A intestarsi la maxi operazione che ha portato all’arresto in un lussuoso albergo svizzero di sette dirigenti di altissimo livello della Fifa ci ha pensato l’Fbi, le cui indagini sono state giustificate dal fatto che i reati contestati sarebbero stati organizzati proprio negli Stati Uniti.

Le manette sono scattate ai polsi di veri e propri pezzi grossi: Jeffrey Webb (cittadino britannico, presidente della Confederazione di calcio del Nord, Centro America e Caraibi – Concacaf – e vicepresidente della Fifa), Eugenio Figueredo dell’Uruguay (anche lui vicepresidente e fino al 2014 presidente di Conmebol, la Confederazione sudamericana del calcio), Eduardo Li (presidente della federcalcio della Costa Rica e funzionario Fifa), Jose Maria Marin (brasiliano, membro esecutivo della federcalcio sudamericana Conmebol), Julio Rocha (cittadino nicaraguegno, ex presidente della federazione di calcio del Nicaragua e funzionario Fifa), Costas Takkas (cittadino britannico, ex segretario generale della federcalcio delle Isole Cayman), Rafael Esquivel (venezuelano, presidente della Federcalcio del Venezuela e membro esecutivo della Federcalcio sudamericana Conmebol).

Le accuse mosse dalle autorità statunitensi riguardano gli ultimi vent’anni di gestione del calcio internazionale, ovvero le gare per aggiudicarsi varie manifestazioni calcistiche (specialmente in America latina) ma anche gli stessi campionati mondiali. E poi i vari accordi di marketing e i diritti televisivi.
La reazione del grande boss della Fifa, Sepp Blatter, è stata incredibile: nel respingere le accuse, Blatter si è detto disponibile a collaborare con la giustizia per fare pulizia all’interno dell’organizzazione, senza per questo rinunciare alla sua nuova, ennesima, candidatura alla carica di presidente della Federazione internazionale di calcio. Saldo sulla sua poltrona dal lontano 1998, Blatter è stato rieletto nel 2002, nel 2007, nel 2011 e… proprio alcuni giorni fa, nel pieno della bufera! Ma dopo qualche giorno, Blatter ha rassegnato le dimissioni (ormai ineludibili alla luce del suo coinvolgimento nelle indagini), che saranno effettive nei primi mesi del prossimo anno, quando si riunirà un consiglio straordinario della Fifa.

La situazione, di per sé imbarazzante, è comunque sintomatica di una partita che si gioca su un piano geopolitico che va al di là del discorso sportivo. Così come illustrato in un interessante articolo di Huffington Post [1], le indagini dell’Fbi sono state fortemente volute da Loretta Lynch, capo del dipartimento di giustizia statunitense, politicamente legata al presidente Obama. Tra le pentole che si vogliono scoperchiare, ci sono quelle in cui si è cucinata l’assegnazione dei mondiali 2018 in Russia, probabilmente condizionata da un bel gruzzolo di tangenti. L’indagine, quindi, potrebbe essere letta come un pesante sgambetto degli Usa nei confronti dell’antagonista Putin. Anche l’edizione dei mondiali 2022, assegnata al Qatar, si trova sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti, tanto che molti grossi sponsor (dalla Visa all’Adidas, dalla Coca Cola alla Hyundai) hanno improvvisamente chiesto maggiori garanzie sul rispetto dei diritti umani nei cantieri che stanno realizzando gli impianti sportivi in quell’emirato autocratico e illiberale dalla inesistente tradizione calcistica. Ovviamente, tutta questa attenzione delle multinazionali per gli schiavi intenti alla costruzione dei nuovi, avveniristici stadi in Qatar, non è proprio disinteressata: basti pensare che il presidente della Hyundai, Chung Mong-joon, sta accarezzando l’idea di candidarsi alla presidenza della Fifa, con l’appoggio del calcio europeo (e infatti l’Inghilterra è pronta a fare le scarpe al Qatar per accaparrarsi i mondiali).

Sembra inoltre che il sistema di tangenti e con il quale le federazioni si compravano letteralmente le assegnazioni delle competizioni internazionali abbia cominciato a funzionare sin dal 1992 per garantire alla Francia l’edizione del 1998. Stessa cosa per i mondiali 2010 in Sudafrica.

La corruzione sarebbe servita persino a colmare gli errori arbitrali sul campo. Quando nel 2009 la nazionale irlandese fu eliminata dalla Francia grazie a un gol viziato da un plateale fallo di mano di Henry, la Fifa si sarebbe affrettata a sganciare 5 milioni di euro alla federazione dell’Isola verde per scongiurare un ricorso e risarcirla del torto subito. E gli irlandesi avrebbero incassato senza fiatare.

Insomma, il bubbone della Fifa è scoppiato e dovrebbe servire a un rimescolamento di carte che possa ridefinire i rapporti di forza nel calcio mondiale. Le federazioni asiatiche come Cina e India scalpitano per avere maggior peso e maggior potere. Risulta abbastanza chiaro, dunque, che le questioni che riguardano l’organizzazione del football internazionale siano facilmente sovrapponibili a interessi economici e politici molto più estesi.

Lo scintillante baraccone del calcio è talmente intriso dalle dinamiche di mercificazione capitalistica che è difficile sperare in una sua disintossicazione. Persino le serie minori del calcio italiano (la serie D e la Lega Pro) sono state recentemente interessate da indagini su partite truccate e infiltrazioni mafiose nella gestione delle scommesse. Purtroppo, nemmeno le categorie dilettantistiche sono immuni dalla corruzione. D’altra parte, se i modelli di riferimento del calcio ad alti livelli sono caratterizzati da stili di vita, introiti, ingaggi e interessi da capogiro, perché mai un giovane calciatore di provincia dovrebbe rinunciare ai guadagni facili e immediati offerti dagli illeciti sportivi?

In questa brutta partita non perde soltanto lo sport e il suo portato di valori fondamentali come la lealtà, il rispetto di sé e degli avversari, la sfida per il superamento dei propri limiti, il sano divertimento. A perdere sono anche i tifosi, quelli che vorrebbero assistere a partite vere e senza trucchi, quelli che genuinamente contribuiscono, a volte senza rendersene conto, a mantenere un carrozzone che, così com’è, si prende gioco, in modo becero, della loro passione.

Oronzo Canà

 

[1] http://www.huffingtonpost.it/2015/06/03/blatter-indagato-obama_n_7501730.html