C’era una volta lo sciopero‭ ?

“Musei e scioperi:‭ ‬difendiamo la cultura‭”‬:‭ ‬questo il titolo di un filmato apparso sul sito online del Corriere della Sera lo scorso‭ ‬18‭ ‬settembre,‭ ‬durante il quale il commentatore di turno ci ha raccontato‭ “‬l’ennesimo,‭ ‬terribile,‭ ‬danno‭” ‬inferto all’immagine del paese,‭ ‬che‭ – ‬a suo parere‭ ‬-‭ ‬ha scatenato un’ondata di indignazione collettiva tra la popolazione,‭ ‬che parrebbe nutrirsi abitualmente oltre che di spaghetti anche di pinacoteche,‭ ‬monumenti storici e siti archeologici.
A coronamento dell’intervento,‭ ‬il giornalista si è poi compiaciuto con il Governo,‭ ‬pronto a varare immediatamente un Decreto ad hoc per inserire i monumenti,‭ ‬i musei ecc.‭ ‬tra i servizi pubblici essenziali,‭ ‬con annessa‭ ‬regolamentazione del diritto di .‭
Quanto al fatto che‭ – ‬in realtà‭ – ‬proprio il Governo fosse gravemente inadempiente nei confronti dei suoi ,‭ ‬è stato mantenuto un silenzio totale.
Si è quindi veicolato ai lettori l’accostamento tra la chiusura temporanea del Colosseo e dei Fori con un presunto abuso del diritto di sciopero da parte degli addetti ai due siti archeologici mentre,‭ ‬in realtà,‭ ‬si era trattato di una normale assemblea,‭ ‬peraltro regolarmente autorizzata e debitamente preannunciata nei tempi e nei modi dovuti a quelle autorità competenti che avrebbero dovuto‭ (‬ma a quanto pare non lo hanno fatto‭) ‬avvisare tempestivamente ed in modo adeguato l’utenza.
Errore della redazione‭ ? ‬Un colossale granchio del giornalista‭ ?
Dando per scontato che il filmato in questione non sia sfuggito ai controlli della direzione del giornale,‭ ‬si può legittimamente dedurre che‭ “‬l’errore di fondo‭” ‬non sia stato causato da cattiva informazione circa quanto avvenuto,‭ ‬bensì da una palese azione di supporto al‭ ‬governo che si prepara a dare in tempi brevi una generale stretta al diritto di sciopero.
Nulla di nuovo sotto il sole,‭ ‬considerato che abitualmente‭ (‬e mai come in questi tempi‭) ‬la stampa asseconda le politiche governative,‭ ‬come nulla di nuovo sono risuonate le invettive isteriche del Ministro dei Beni culturali‭ “‬La misura è colma‭”‬,‭ ‬del sindaco di Roma‭ “‬Uno schiaffo in faccia ai cittadini e ai turisti,‭ ‬uno sfregio per il paese‭”‬ e,‭ ‬ovviamente,‭ ‬di Renzi‭ “‬Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti contro l’Italia.‭ ‬Oggi decreto legge‭”‬.
E Decreto Legge è stato,‭ ‬con una rapidità davvero sorprendente se si considera la lentezza con la quale‭ (‬non‭) ‬procede,‭ ‬ad esempio,‭ ‬la vicenda degli esodati,‭ ‬dei cui diritti si può fare tranquillamente carne di porco dato che il loro caso non apparirà mai sulle pagine del NY Times.
Che la questione sia stata montata ad arte per secondi fini,‭ ‬nascondendo palesemente le responsabilità dei veri responsabili‭ (‬Ministero dei beni culturali in testa‭) ‬cosa importa‭?
Dopo l’analogo fatto di Pompei,‭ ‬l’obbiettivo del Governo era scatenare l’ennesima canea contro qualsiasi forma di resistenza‭ (‬seppure pienamente legale‭) ‬dei lavoratori che reclamavano il pagamento del salario accessorio relativo al‭ ‬2014/2015.
E quale miglior bersaglio del settore statale,‭ ‬già da anni additato al pubblico ludibrio,‭ ‬per poter dimostrare ai cittadini la capacità dei governanti di mettere velocemente in riga‭ “‬i colpevoli‭”‬,‭ ‬le cui ragioni sono state completamente nascoste dai media in nome del diritto del turista straniero a godersi il Colosseo mentre,‭ ‬all’estero,‭ ‬le agitazioni in corso‭ (‬Tour Eiffel a Parigi e National Gallery a Londra‭) ‬non hanno sollevato alcuno scalpore.‭
Da questa vicenda,‭ ‬come da quelle analoghe che lo hanno recentemente preceduto,‭ ‬appare‭ ‬chiarissimo come il governo a trazione PD stia preparando con una campagna di‭ (‬dis)informazione martellante quella che potremmo chiamare la‭ “‬Fase‭ ‬2‭”‬,‭ ‬quella che‭ ‬-‭ ‬dopo la attribuzione al ceto imprenditoriale della piena libertà di disporre della propria forza lavoro tramite il Jobs Act‭ ‬-‭ ‬mira nei prossimi mesi alla definitiva limitazione del diritto di sciopero in tutti i settori lavorativi,‭ ‬completando l’opera di totale disintegrazione di qualsivoglia capacità di resistenza del mondo del lavoro.‭
Un obbiettivo facilitato da una situazione generale ormai del tutto precarizzata e frammentata,‭ ‬disabituata all’idea stessa di conflitto,‭ ‬sfiduciata da anni di pratiche concertative che hanno mirato in primo luogo alla salvaguardia degli apparati di quella Triplice che oggi deve fronteggiare il fenomeno della inevitabile de-sindacalizzazione.
E non è da oggi che Renzi sta‭ “‬lavorando ai fianchi‭” ‬Cgil,‭ ‬Cisl e Uil per disfarsi di sindacati di stato ormai non più indispensabili e soprattutto costosi‭ (‬pensiamo agli Enti bilaterali‭)‬,‭ ‬tanto da affermare‭ “‬Mi piacerebbe arrivare un giorno al sindacato unico,‭ ‬ad una legge sulla rappresentanza sindacale e non più a sigle su sigle su sigle‭”‬.
Da qui la martellante azione di delegittimazione che Renzi non lesina da mesi nei loro confronti:‭ “‬Oggi anche nel sindacato c’è troppa burocrazia.‭ ‬E girano più tessere che idee‭” ‬oppure‭ “‬anche i sindacati,‭ ‬come la politica,‭ ‬devono farsi un esame di coscienza,‭ ‬devono cambiare.‭ ‬Sogno un sindacato che,‭ ‬nel momento in cui cerchiamo di semplificare le regole,‭ ‬dia una mano e non metta i bastoni tra le ruote‭”‬.‭ ‬Insomma:‭ “‬Non sarà un sindacato a fermarci‭”‬.‭
Se aggiungiamo poi le clamorose rivelazioni circa i mega stipendi e le grasse pensioni di cui beneficiano i principali esponenti di alcune grandi sigle sindacali alla faccia dei loro iscritti,‭ ‬ecco che il gioco è fatto.
Da notare inoltre che incombono da tempo ben due proposte di legge in merito all’ulteriore restringimento del diritto di sciopero,‭ ‬che‭ – ‬in sintonia con quanto proposto a Luglio dal Governo Cameron in Inghilterra‭ ‬-‭ ‬prevederebbero la possibilità di indire uno sciopero solo se su base referendaria fosse approvato dal‭ ‬50%‭ ‬+‭ ‬1‭ ‬degli addetti oppure se indetto da un insieme di sigle che rappresentativamente superino il‭ ‬50%‭ ‬e non é detto che quanto oggi accaduto non possa costituire il motivo per dare una svolta finale.
Ma torniamo al casus belli attuale,‭ ‬ovvero al recentissimo‭ “‬D.L.‭ ‬Colosseo‭” ‬come è stato battezzato.
Sulla questione ha voluto mettere bocca anche‭ ‬l’Autorità di garanzia per gli scioperi,‭ ‬come riporta il Fatto Quotidiano del‭ ‬19‭ ‬settembre:
‭“‬E‭’ ‬una straordinaria occasione affinché il parlamento avvii una riflessione complessiva sulla‭ ‬legge‭ ‬146,‭ ‬che resta una buona legge,‭ ‬che ha dato buoni frutti ma che necessita di essere‭ ‬attualizzata‭“‬,‭ ‬spiega il presidente Alesse,‭ ‬che sottolinea:‭ ”‬assemblee come quella verificatasi al Colosseo saranno sottoposte‭ ‬al vaglio dell’Autorità di garanzia comprese le eventuali assemblee che,‭ ‬se vengono fatte in spregio alla legge‭ ‬146,‭ ‬si configurano come forme anomale di scioperi e quindi i sindacati potrebbero essere in teoria sanzionati‭”‬.‭
E ancora‭ “‬bisognerà che le parti in causa,‭ ‬i sindacati e i datori di lavoro,‭ ‬si incontrino per stabilire degli‭ ‬accordi collettivi con cui disciplinare nel caso concreto il diritto di sciopero in questo settore.‭ ‬Accordi che dovranno essere ritenuti idonei dalla stessa Autorità di Garanzia‭” ‬e‭ “‬in caso di inerzia da parte delle due parti,‭ ‬sarà l’Autorità di garanzia stessa a procedere d’ufficio alla scrittura di questi fondamentali accordi che altro non sono che la regolamentazione di settori‭”‬.‭
Infine,‭ ‬per l’Autorità auspica‭ “‬un‭ ‬aumento dei poteri di mediazione del Garante in chiave di prevenzione del conflitto collettivo di lavoro,‭ ‬soprattutto con riferimento alle controversie di rilievo nazionale,‭ ‬dove in gioco non c’è solo l’interesse dei lavoratori,‭ ‬ma del Paese‭”‬,
Appare chiaro che i lavoratori si troveranno sempre più a che fare non tanto con la naturale controparte datoriale,‭ ‬quanto con una Autorità statale dotata di poteri eccezionali per accettare o vietare a suo insindacabile giudizio qualsiasi azione di lotta.
Vale infatti la pena di esaminare la vertenza dei ferrotranvieri di Milano,‭ ‬ai quali‭ (‬senza essere stati minimamente interpellati‭) ‬è stato imposto un protocollo siglato dalle principali sigle sindacali aziendali che prevede per tutta a durata dell’Expo orari di lavoro eccezionali con una ricompensa ridicola.
Ebbene,‭ ‬da mesi la CUB Trasporti indice scioperi,‭ ‬il primo dei quali il‭ ‬28‭ ‬Aprile aveva ottenuto una partecipazione eccezionale dell‭’‬80%‭ ‬mettendo in grave imbarazzo i sindacati e l’azienda,‭ ‬mentre i successivi sono stati bloccati dalla precettazione prefettizia con la motivazione della presenza dell’Esposizione internazionale.
Come dire che nel prossimo futuro,‭ ‬dove fallisse il padrone entrerebbero in campo‭ – ‬a scelta‭ ‬-‭ ‬l’Autorità di garanzia o il Prefetto.
Si fanno pronostici circa il prossimo Giubileo.
peffe