Migranti e polizia sugli scogli di Ventimiglia, il 30 settembre 2015. (VALERY HACHE/AFP/Getty Images)

Siamo tutti clandestini

Migranti e polizia sugli scogli di Ventimiglia, il 30 settembre 2015. (VALERY HACHE/AFP/Getty Images)

Balzi Rossi,, mattina di fine settembre, la scena si ripete sempre uguale: oltre 200 poliziotti in armi e pesantemente attrezzati da antisommossa invadono il presidio “No border” di , sgomberandolo violentemente. Scene oramai note, non si smentiscono mai.

Migranti che arrivano dai loro paesi martoriati dalla guerra, dalla fame e da altre infamie spesso provocate dall’opulenza dell’occidente (Italia inclusa) cercano riparo da un destino già segnato. Cercano soluzioni per avere una vita degna di essere chiamata tale; persone che cercano di ricongiungersi con le loro famiglie in Francia, Germania, Svezia o chissà dove, vengono bloccate alla frontiera con il rischio di essere rispedite indietro all’inferno o rischiano di subire altri inferni come le galere o CIE in questo Bel Paese.

Da parte del potere di turno viene solo una retorica degna di un coccodrillo (chiedo scusa al povero coccodrillo); sono pronti a puntare il dito sulla inumanità di altri governi o di chi sembra il più criminale in quel momento, ma intanto costruiscono meccanismi brutali e feroci per impedire una reale circolazione , facendo finta di non ricordarsi che i capostipiti in Europa delle leggi anti sono state varate da quel campione di democrazia che risponde al nome di Napolitano. La legge Turco-Napolitano, quella che istituzionalizzava i CIE cioè la galera per persone che venivano fermate senza permesso di soggiorno, è stata l’apripista per la Bossi-Fini e ha ispirato anche tutti i governi europei, che fanno largo uso di razzismo, implicito ed esplicito. Insomma siamo pronti per l’Oscar sulle migliori idee per peggiorare la vita delle persone: i vari Renzi, Orban, Holand hanno dei buoni ispiratori a cui rifarsi. Come sempre non ci facciamo mancare nulla

Cosa è successo a Ventimiglia? Frontiera con la Francia, da giugno luogo di transito per centinaia di migranti. Cercano di varcare il confine e vengono fermati e rispediti indietro. Divieto di transito da parte dei francesi, divieto di restare sul territorio italiano da parte delle autorità locali. I migranti occupano gli scogli per protesta, la popolazione solidarizza con queste persone, li aiuta , porta di tutto.

Da San Remo a Milano, da Bologna e altri paesi, decine di solidali si danno da fare con staffette di compagne e compagni. Portano cibo e vestiario e UMANITÀ. Si formano cucine e cucinieri itineranti. I migranti non vengono lasciati soli; le istituzioni, invece, come sempre, brillano di inutilità. Quando la solidarietà diventa una modalità della vita quotidiana, quando non passa dalle istituzioni come carità, ma diventa un modello organizzativo senza capi ne padroni, diventa rivoluzionaria e sovversiva: diventa terrorizzante per il potere. Diventa visibile che forme alternative allo stato di cose presenti esistono, che un altro mondo è possibile

Lo stato non ha più ragione di esserci, le istituzioni politiche e caritatevoli ecclesiastiche si vanno a fare benedire.

Gli abitanti saltano tutte le mediazioni istituzionali, cominciano a costruire relazioni umane nuove, di conoscenza diretta con i migranti e con i solidali. Comincia a non esistere più“l’altro”. Esiste il SIAMO.

Qui scatta la paura, il sindaco che sbraita “Aiuto Polizia… ,Ventimiglia è accogliente…”(pensa se non lo fosse stata).

Legalità,legalità” starnazza l’Alfano,”rispetto delle regole”, insiste (Da che pulpito..)

Manca solo la richiesta di passare con le armi solidali e migranti.

Come da copione Polizia e Carabinieri, arrivano in soccorso dei potenti, il lato oscuro della forza.

Oggi 4 ottobre la lotta è ancora in piedi: oltre 300 solidali hanno manifestato a Ventimiglia contro lo sgombero del presidio e, come sempre, le forze del disordine si sono schierate in tenuta antisommossa per difendere l’illegalità contro gli esseri umani.

SIAMO TUTTI CLANDESTINI recitava lo striscione in solidarietà dei NO BORDER.

WE WANT FREEDOM TO PASS BORDER “Noi vogliamo essere liberi di viaggiare”

diceva un altro striscione .

Purtroppo per loro ma il bisogno di un mondo nuovo non si può cancellare con quattro manganellate, nemmeno con la galera le cannonate. Il bisogno di una umanità senza sfruttamento è destinata a prevalere: ce n’è bisogno come l’aria che respiriamo.

Il mondo è davvero una polveriera: da tutti i punti cardinali vengono grida di ribellione agli Stati, alle gerarchie, al clero. Non c’è paese dove non ci sia qualcuno che lotta contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, contro le guerre: dalla Val Susa alle lotte durissime dei lavoratori cinesi, dai lavoratori delle cooperative alle lotte contro lo sfruttamento dei territori, da Kobane alla lotta contro le istallazioni americane in Sicilia, dalle piazze arabe alla metropoli greche e turche, da Gaza alle lavoratrici indiane, dal Chiapas a tutti gli sfruttati e vilipesi dal capitalismo.

Nostra patria è il mondo intero” è la nostra legge.

Siamo e saremo sempre dalla parte giusta

ANTO D