Storie di periferia‭

MariaMatteo_foto‬Era la più grande baraccopoli d’Europa.‭ ‬Difficile dire quanta gente abitasse in lungo Stura Lazio.‭ ‬Un luogo oltre la stessa periferia:‭ ‬il fiume,‭ ‬le casette di lamiera e assi,‭ ‬l’immondizia,‭ ‬i topi.‭ ‬Di fronte gli stabilimenti dell’Iveco,‭ ‬oggi divisi nello spezzatino del dopo Fiat,‭ ‬pur nella crosta imponente della vecchia fabbrica.‭ ‬
Lungo i marciapiedi le prostitute a poco prezzo,‭ ‬tutte venute da qualche altro margine di questo mondo.‭ ‬Questi margini non sono sottili e bianchi,‭ ‬come nei quaderni delle elementari,‭ ‬sono enormi,‭ ‬sozzi,‭ ‬un luogo limite tra la discarica e il nulla.‭ ‬

Eppure.‭ ‬Eppure se si vinceva la voglia di scappare via e si imboccavano le stradine che portavano nel cuore del campo,‭ ‬ci si accorgeva che in Lungo Stura c’era una piccola città.‭ ‬Tendine alle finestre,‭ ‬il bagliore di una TV o di un computer,‭ ‬i bambini che giocavano.‭ ‬Nelle narici il puzzo dell’immondizia si mescolava al fumo delle stufe a legna.‭ ‬Di sera i generatori di corrente erano un rumore di fondo cui si finiva con il fare l’abitudine.‭ ‬
Pur nella miseria si coglievano i segni di una vita che aspirava ad essere come quella di tutti gli altri,‭ ‬quelli che abitavano nelle case,‭ ‬avevano l’acqua,‭ ‬il bagno,‭ ‬la corrente,‭ ‬il riscaldamento.‭ ‬
L’aspirazione di chi governa la città è una sola,‭ ‬far sparire i poveri.‭ ‬Visto che eliminare la povertà è un agire eversivo estraneo alla cultura e alla pratica del Partito Democratico,‭ ‬l’importante era nascondere la polvere sotto il tappeto.‭ ‬
Se non ci fossero stati di mezzo i soldi forse questa storia sarebbe stata diversa.‭ ‬
I cinque milioni e rotti di euro stanziati dal Ministero dell’Interno per‭ “‬l’emergenza ‭” ‬a sono stati utilizzati per realizzare il progetto‭ “‬La città possibile‭”‬.‭ ‬Il progetto,‭ ‬messo in atto dall’unica cordata di associazioni e cooperative che aveva partecipato alla gara d’appalto,‭ ‬prevedeva l’inserimento progressivo delle famiglie‭ “‬meritevoli‭” ‬in appartamenti o social housing.‭ ‬All’inizio l’affitto era basso,‭ ‬ma in pochi mesi è arrivato a prezzi da mercato.‭ ‬Poco a poco le famiglie vengono gettate in strada,‭ ‬senza alcuna alternativa.‭ ‬
Per due anni tutto è filato liscio.‭ ‬Non c’erano elenchi chiari di chi era dentro e chi fuori dal progetto.‭ ‬Chi entrava doveva collaborare con lo zingaro-kapò incaricato delle demolizioni a rendere inabitabile la propria baracca.‭ ‬Doveva‭ “‬dimostrare‭” ‬la propria volontà di‭ “‬superare il campo‭”‬,‭ ‬come se la baracca fosse un destino etnicamente programmato e non un obbligo imposto dalla povertà,‭ ‬dall’impossibilità di pagare un affitto.‭ ‬Non basta servire il Grande Fratello,‭ ‬bisogna amarlo.‭ ‬La mimesi delle dinamiche tipiche dell’universo concentrazionario non è casuale.‭ ‬Il ridurre le persone a minori da tutelale o minorati da sterminare è all’origine profonda di ogni forma di razzismo.‭ ‬
O accetti le mie regole e‭ “‬cresci‭” ‬o le rifiuti e vieni eliminato.‭ ‬Pochissimi ce l’hanno fatta,‭ ‬perché le carte erano truccate.‭ ‬Chi non ha un reddito adeguato,‭ ‬non può pagare affitti a prezzo di mercato.‭ ‬La gente delle baracche vive riciclando e vendendo le cose che pesca nei cassonetti.‭ ‬Si muovono discreti con un gancio per muovere l’immondizia,‭ ‬qualcuno gira con vecchi passeggini,‭ ‬un carretto per la spesa,‭ ‬i più fortunati hanno una bici con una grossa cassetta.‭ ‬Qualcuno raccoglie metalli,‭ ‬li rivende a italianissimi grossisti che guadagnano bene,‭ ‬mentre chi rovista le discariche,‭ ‬smonta i posti abbandonarmi,‭ ‬rischia molto ma guadagna pochissimo.‭ ‬Al campo ogni giorno arrivavano camioncini pieni di rottami,‭ ‬macerie,‭ ‬amianto,‭ ‬che venivano scaricati senza spendere per il conferimento in discariche autorizzate.‭ ‬La gente del campo accettava,‭ ‬sperando di trovare qualcosa di buono da rivendere.‭ ‬
I comitati razzisti e fascisti promuovono periodicamente marce per lo sgombero,‭ ‬protestando per i fumi tossici e chiudendo gli occhi sul resto.‭ ‬
I‭ “‬fortunati‭” ‬dei social housing,‭ ‬vengono gettati in strada poco a poco,‭ ‬per evitare che si uniscano agli altri sfrattati e sgomberati e decidano di lottare.‭ ‬

Per la maggior parte degli altri,‭ ‬quelli giudicati indegni di‭ “‬emergere‭”‬,‭ ‬incapaci per‭ “‬natura‭”‬,‭ ‬tarati all’origine,‭ ‬c’è stata solo violenza.‭ ‬ progressivi si sono susseguiti per due anni.‭ ‬Le ruspe operavano selettivamente,‭ ‬perché i salvati non si unissero ai sommersi,‭ ‬perché non deflagrasse la forza di migliaia di persone gettate in strada.‭ ‬
Nel mezzo la vita quotidiana.‭ ‬Una vita con regole sue,‭ ‬dove le pur esili tutele garantite di cui godono gli altri,‭ ‬quelli del mondo di sopra,‭ ‬non valgono.‭ ‬Senza residenza,‭ ‬senza tessera sanitaria,‭ ‬senza lavoro in regola vivi nel limbo,‭ ‬rischiando ogni giorno un decreto di espulsione o un viaggio di sola andata in Romania.‭ ‬Se resti nascosto,‭ ‬se tieni la testa basta,‭ ‬se non protesti per i soprusi quotidiani,‭ ‬forse te la cavi,‭ ‬altrimenti finisci nel mirino di vigili urbani,‭ ‬polizia,‭ ‬magistratura,‭ ‬assistenti sociali.‭ ‬Al campo c’erano tantissimi bambini:‭ ‬il ricatto sui figli,il più odioso,‭ ‬è anche il più efficace.‭ ‬E‭’ ‬l’arma più usata dalle istituzioni e dalle associazioni per piegare ogni accenno di protesta,‭ ‬per convincere i riottosi,‭ ‬per sedare gli animi più caldi.‭ ‬
L’amministrazione comunale di Torino è stata molto abile.‭ ‬Tra promesse e minacce,‭ ‬tra illusioni e repressione è riuscita a trasformare la più grande baraccopoli d’Europa in un cumulo di macerie,‭ ‬disinnescando una miscela potenzialmente esplosiva.‭ ‬
Le associazioni amiche‭ – ‬Valdocco,‭ ‬Terra del Fuoco,‭ ‬Strana Idea,‭ ‬Liberi Tutti,‭ ‬Aizo,‭ ‬Croce Rossa Italiana‭ – ‬hanno assorbito i soldi,‭ ‬il vice sindaco Tisi si è appuntato un fiore all’occhiello,‭ ‬la baraccopoli non c’è più.‭ ‬L’ultima manciata di casette è stata buttata giù il‭ ‬10‭ ‬dicembre.‭ ‬

Tutto perfetto‭? ‬Non proprio.‭
‬Un gruppo di famiglie sgomberate dal campo,‭ ‬sfrattate dai social housing,‭ ‬dopo un anno di assemblee,‭ ‬incontri,‭ ‬conoscenza con un alcuni antirazzisti e anarchici torinesi,‭ ‬quando la rassegnazione pareva prevalere,‭ ‬ha deciso che la misura era colma.‭ ‬Hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo.‭ ‬

Alla fine di settembre Aramis,‭ ‬un ragazzo del campo ha reagito contro l’intimazione ad abbandonare la sua baracca.‭ ‬Tre vigili del nucleo nomadi lo hanno bloccato a terra,‭ ‬hanno sparato spray urticante,‭ ‬hanno minacciato tutti estraendo la pistola,‭ ‬poi l’hanno arrestato con l’accusa di aggressione.‭ ‬Al processo un paio di video girati con il telefonino da altri abitanti del campo hanno smentito le dichiarazioni dei vigili in tribunale.‭ ‬
Il‭ ‬12‭ ‬ottobre a centinaia hanno attraversato il centro cittadino per raccontare la loro storia,‭ ‬con un corteo aperto da uno striscione bianco con una scritta rossa‭ “‬no a sgomberi e sfratti.‭ ‬Casa per tutti/e‭!”‬.‭ ‬Quello striscione sarà il simbolo di tutte le lotte successive.‭
‬Per la prima volta da molti anni gli invisibili,‭ ‬la gente dei margini,‭ ‬è scesa in strada,‭ ‬ha preso la parola,‭ ‬ha mostrato la propria determinazione nel denunciare la truffa milionaria della‭ “‬Città possibile‭”‬.‭ ‬
Il Comune ha replicato con un ulteriore sgombero il‭ ‬19‭ ‬ottobre.‭ ‬In risposta gli sgomberati hanno occupato l’ufficio nomadi e fatto un piccolo corteo.‭ ‬

Il primo novembre‭ ‬25‭ ‬famiglie sgomberate e sfrattate si sono prese una casa occupando una parte dell’ex caserma La Marmora di via Asti.‭ ‬Un luogo impresso a sangue nella memoria della nostra città:‭ ‬in quella caserma durante l’occupazione nazifascista venivano rinchiusi,‭ ‬torturati e uccisi i partigiani.‭
‬Il luogo non è stato scelto a caso.‭ ‬Una parte dell’imponente ex complesso militare,‭ ‬oggi di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti,‭ ‬era stato occupato in aprile da Terra del Fuoco,‭ ‬associazione vicina a SEL,‭ ‬che è parte attiva del progetto‭ “‬La città Possibile‭”‬.‭ ‬Le‭ ‬25‭ ‬famiglie illuse dal sogno di una casa,‭ ‬sgomberate dal campo,‭ ‬si sono prese un posto per vivere in uno spazio,‭ ‬in parte occupato da chi si era arricchito,‭ ‬sgomberando il campo.‭ ‬La vicenda ha un’eco mediatica enorme.‭ ‬La tensione tra il PD e SEL è da tempo alle stelle:‭ ‬proprio in quei giorni viene annunciata la candidatura dell’ex leader Cgil Giorgio Airaudo a sindaco di Torino,‭ ‬una mossa che mette a rischio la rielezione di Piero Fassino,‭ ‬che solo un mese dopo annuncerà la propria ricandidatura.‭ ‬Terra del Fuoco fiuta il pericolo e,‭ ‬dopo una reazione stizzita ed incazzata,‭ ‬tenta,‭ ‬senza riuscirci,‭ ‬di assorbire l’anomalia.‭ ‬La gente di lungo Stura ha imparato a conoscerli e intima loro di stare lontani.‭ “‬Siamo qui e di qui non ce ne andiamo‭”‬
Il fior fiore della sinistra intellettuale sabauda si affaccia in via Asti.‭ ‬Siamo in precollina,‭ ‬una zona residenziale borghese,‭ ‬dove i baristi cacciano i rom,‭ ‬che entrano a prendere il caffè.‭ ‬E‭’ ‬un succedersi di nuance tra grigio e rosa pallido.‭ ‬
Il‭ ‬12‭ ‬novembre arriva la polizia a sgombera tutti.‭ ‬Le famiglie gettate in strada partono in corteo e raggiungono il centro.‭ ‬Romeo e Catalin,‭ ‬due ragazzi dell’occupazione che non avevano mai chinato la testa,‭ ‬sono ammanettati e portati al CIE.‭ ‬Si fanno presidi e raccolte fondi per sostenerli.‭ ‬Cinque giorni dopo vengono deportati in Romania.‭ ‬È la vendetta contro i rom che avevano osato prendersi una casa in precollina.‭
‬Fassino,‭ ‬per ricucire lo strappo con Terra del Fuoco promette che le attività dell’associazione‭ “‬amica‭” ‬continueranno.‭ ‬

Qualcuno pensava che sarebbe finita lì.‭ ‬L’arte di seminare la paura ha moltiplicato i propri adepti.‭ ‬La tentazione di sparire in qualcuno dei tanti buchi neri della metropoli è forte.‭ ‬Ma il prezzo è alto.‭ ‬Occorre accettare di rintanarsi in un margine sporco dove l’invisibilità è condizione materiale e simbolica‭ “‬normale‭”‬.‭ ‬
Le famiglie che si sono conquistate uno spazio pubblico,‭ ‬entrandovi con la forza della propria stessa presenza,‭ ‬non hanno aderito ad un qualche progetto per cambiare il mondo,‭ ‬non sono diventate anarchiche,‭ ‬anche se la maggior parte dei solidali che ne hanno appoggiato la lotta,‭ ‬lo sono.‭ ‬
Hanno però trovato del tutto normale fare tante assemblee sotto il ritratto di Bakunin che campeggia nella sede della FAT,‭ ‬non lontano da una bandiera nera con una grande A nel mezzo.‭ ‬
Il loro agire è diventato politico,‭ ‬quando hanno deciso di lottare contro chi li voleva schiavi,‭ ‬sottomessi,‭ ‬muti,‭ ‬servili.‭ ‬Prendere la parola,‭ ‬occupare una casa hanno concretizzato un agire che non era più mera strategia di sopravvivenza,‭ ‬ma agire per qualcosa che è più di una casa,‭ ‬più di un luogo fisico.‭ ‬È la dignità,‭ ‬la libertà di essere protagonisti della propria storia.‭ ‬La dignità non è condizione dello spirito,‭ ‬ma si concretizza proprio in una casa.‭ ‬Una casa vera.‭ ‬

Così il‭ ‬20‭ ‬novembre una parte delle famiglie sgomberate da Avion in via Asti,‭ ‬ha occupato una palazzina comunale abbandonata,‭ ‬in via Borgo Ticino,‭ ‬in Barriera di Milano.‭ ‬Uomini,‭ ‬donne e bambini lasciato la paura a tempi ancora peggiori.‭ ‬
La nuova casa si chiamava‭ “‬Casa Catalin e Romeo‭”‬,‭ ‬dal nome dei due ragazzi deportati in Romania per aver partecipato all’occupazione di via Asti.‭
‬I vicini qui erano decisamente più amichevoli.‭ ‬Una domenica il giardinetto è stato aperto a tutto il quartiere.‭ ‬La vita dopo‭ ‬20‭ ‬giorni di occupazione stava riprendendo il sapore della quotidianità,‭ ‬fatta di abitudini,‭ ‬lavoro,‭ ‬gioco e affetti.‭ ‬
Il‭ ‬10‭ ‬dicembre la parola è tornata alle armi.‭ ‬Sono arrivati a‭ “‬Casa Catalin e Romeo‭” ‬intorno alle‭ ‬9,30‭ ‬del mattino.‭ ‬Blindati,‭ ‬digos,‭ ‬Amiat e vigili del fuoco hanno bloccato l’accesso a via Borgoticino,‭ ‬impedendo a tutti di avvicinarsi.‭ ‬
Nonostante i blocchi,‭ ‬un gruppo di solidali è riuscito a passare dal cortile del Lidl.‭ ‬Dopo un lungo tira e molla una di noi è riuscita ad entrare.‭ ‬Poi sono arrivati anche gli avvocati.‭
‬Al momento dell’irruzione tanti occupanti erano fuori a lavorare o a scuola.‭ ‬Nella casa c’erano solo una quindicina di persone,‭ ‬qualche anziano,‭ ‬alcuni ragazzi e un bambino di cinque mesi.‭ ‬
Tutti sono stati fotografati e identificati.‭ ‬Catalin è stato ammanettato e portato in questura e di lì al CIE.‭
‬Ha la testa dura Catalin.‭ ‬Non si è rassegnato agli sgomberi e alla deportazione.‭ ‬Ha deciso di tornare e raggiungere parenti e amici che avevano occupato un’altra casa.‭
‬La struttura di via Borgoticino è stata blindata dagli operai del comune al termine dello sgombero.‭ ‬Resterà vuota tutto l’inverno,‭ ‬mentre un gruppo di famiglie con figli piccoli ed anziani è di nuovo in strada.‭ ‬
Quell’occupazione periferica era un affronto che l’amministrazione comunale non poteva tollerare.‭ ‬Era la dimostrazione pratica che il progetto‭ “‬la città possibile‭” ‬è stato un fallimento,‭ ‬che la‭ ‬gran parte degli abitanti della Baraccopoli di Lungo Stura Lazio era stata buttata in strada senza alternative abitative.‭
‬In questi giorni il prezzo di una baracchetta al campo di via Germagnano è salito a‭ ‬600‭ ‬euro.‭ ‬Gli sgomberi hanno fatto lievitare i prezzi nel mondo di sotto.‭

‬Il sabato successivo una trentina di solidali è davanti al CIE:‭ ‬musica,‭ ‬interventi,‭ ‬petardi e un grosso fuoco d’artificio.‭ ‬I fratelli e i genitori di Catalin lo salutano,‭ ‬gli fanno sentire la propria presenza.‭ ‬Sono preoccupati per Catalin,‭ ‬ma anche orgogliosi di questo ragazzo,‭ ‬che non molla,‭ ‬che non abbassa la testa.‭ ‬
La Questura e il Comune giocano ancora la carta della paura,‭ ‬per costringere le persone a nascondersi nei fabbriconi gelati e fatiscenti,‭ ‬in baracche ai margini del nulla urbano.‭ ‬

Non sempre ci riescono.‭ ‬C’è sempre qualcuno come Catalin che si gioca la libertà per avere un tetto.‭ ‬C’è sempre qualcuno che alza la testa e occupa una casa.‭