Lo Stato.‭ ‬Breve storia del Leviatano‭

indexI tipi di Elèuthera,‭ ‬oramai tre anni fa‭ (‬ma io me ne sono colpevolmente reso conto solo ora‭…)‬,‭ ‬hanno dato alle stampe un ulteriore interessante studio di taglio antropologico.‭
,‭ ‬questo il titolo del volumetto di Harold B.‭ ‬Barclay,‭ ‬novantenne professore di antropologia in Canada,‭ ‬è una‭ ‬Breve storia del Leviatano‭ ‬(così recita il sottotitolo‭) ‬originale e,‭ ‬a mio avviso,‭ ‬stimolante.‭
Lo Stato,‭ ‬anche in Italia,‭ ‬è stato studiato in profondità dal punto di vista storico e della scienza politica,‭ ‬in associazione a termini quali politica,‭ ‬costituzione e amministrazione,‭ ‬ma anche legittimità,‭ ‬disciplina e istituzioni,‭ ‬a segnalare la complessità della moderna organizzazione del potere.‭ ‬Fenomeno storico o tipo ideale della pratica politica,‭ ‬le interpretazioni sul suo ruolo hanno seguito,‭ ‬e seguono,‭ ‬due segni ben diversi.‭
Da una parte,‭ ‬lo Stato‭ (‬o si potrebbe anche dire:‭ ‬le istituzioni‭) ‬si fonda sul binomio comando-obbedienza,‭ ‬attraverso i meccanismi della legittimazione e della disciplina,‭ ‬ed è l’oggetto primo della critica anarchica.‭
Dall’altra esso,‭ ‬quale emerge in occidente e in età moderna,‭ ‬è stato analizzato come l’insieme coerente di comportamenti collettivi in grado di neutralizzare i precedenti conflitti privati,‭ ‬attraverso la regolazione istituzionale.
Semplificando:‭ ‬per alcuni lo Stato è fonte di inedita oppressione e umiliazione,‭ ‬per altri è strumento di emancipazione rispetto all’irrazionalità dell‭’‬homo homini lupus.‭
Barclay abbraccia decisamente il primo partito,‭ ‬in quanto considera lo Stato come un’istituzione oppressiva e prevaricatrice che si basa sulla gerarchia,‭ ‬ovvero sull’accesso diseguale al potere e alle ricchezze.‭ ‬Ma,‭ ‬allo stesso tempo,‭ ‬precisa che la competizione per il potere e la coercizione esistono e sono esistite nei gruppi umani più diversi,‭ ‬compresi quelli non statali.‭ ‬Questo vale anche per l’idea e la pratica della proprietà,‭ ‬tanto che nelle stesse società di cacciatori-raccoglitori,‭ ‬anche se alcuni beni fondamentali come la terra o l’acqua erano di fatto proprietà collettive,‭ ‬utensili,‭ ‬animali,‭ ‬case e,‭ ‬in certi casi,‭ ‬anche le zone di pesca erano di proprietà individuale.
Da ciò egli deduce che le differenze sociali sono un tratto comune a tutte le società e che non vi sono società libere dall’esercizio della politica.‭
Certo lo Stato,‭ ‬dal punto di vista di Barclay,‭ ‬ha ulteriormente peggiorato le cose.‭ ‬Istituzione recente‭ (‬per migliaia di anni gli esseri umani hanno vissuto senza‭)‬,‭ ‬è nato quando un’élite ha potuto rivendicare a sé il monopolio dell’uso della violenza e istituire sanzioni legali nei confronti di chi esercitava comportamenti ritenuti scorretti.
È allo Stato che si deve l’invenzione della guerra come la conosciamo,‭ ‬in quanto essa può essere messa in atto solo da una complessa macchina organizzativa propria di una grande struttura predatoria,‭ ‬quale,‭ ‬appunto,‭ ‬lo Stato.
Ancora,‭ ‬lo Stato si caratterizza per l’inefficienza della sua amministrazione e per un sistema di governo che,‭ ‬anche quando è democratico,‭ ‬lo è solo di facciata:‭ ‬la democrazia è una dittatura della maggioranza relativa che in realtà è una minoranza e che altro non è se non il solito comitato d’affari della classe capitalista‭ (‬secondo le parole di Marx‭)‬.
Al netto di alcune semplificazioni‭ (‬proprie del libro ma anche di queste mie rapide righe‭)‬,‭ ‬la domanda‭ ‬cui rispondere è la seguente:‭ ‬se lo Stato è effettivamente questo,‭ ‬perché così tante persone vi si sottomettono volontariamente‭?
La risposta,‭ ‬secondo Barclay,‭ ‬è nell’origine dello Stato:‭ ‬esso è sorto storicamente sulla base dell’impulso di qualche individuo ad acquisire potere sugli altri ma anche sulla contemporanea disponibilità da parte dei molti a sottomettersi al potere dei pochi.‭
Tuttavia,‭ ‬nell’uomo sono presenti tanto la volontà di potenza quanto la volontà di libertà.‭ ‬Così,‭ ‬accanto,‭ ‬contro e oltre lo Stato,‭ ‬sono esistite e esistono forme di organizzazione sociale acefale e anarchiche basate su principi organizzativi fondamentali come l’orizzontalità e l’auto-organizzazione‭ (‬per le quali Barclay azzarda una simpatica definizione riecheggiando Hakim Bey:‭ ‬Zone Permanentemente Autonome‭)‬.
Tutto ciò mi porta ad alcune considerazioni,‭ ‬la prima delle quali è che eliminare lo Stato‭ (‬obiettivo dell’ storico‭) ‬non implica,‭ ‬necessariamente,‭ ‬rendere uguale l’accesso al potere e alle ricchezze e quindi eliminare la gerarchia.
Inoltre,‭ ‬il vero problema‭ (‬il vero oggetto della critica anarchica‭) ‬non è tanto lo Stato come entità storicamente data‭ (‬lo Stato moderno,‭ ‬lo Stato nazione‭)‬,‭ ‬ma il principio di autorità che è invece metastorico.‭ ‬Se lo Stato è il principio di autorità,‭ ‬quale si è concretizzato nell’età moderna,‭ ‬oggi mi pare che ci troviamo davanti a uno scenario un poco diverso.‭ ‬Lo Stato,‭ ‬cioè,‭ ‬sembra mantenere per sé alcune prerogative essenziali‭ (‬in particolare il monopolio della forza,‭ ‬la possibilità di esercitare‭ ‬-‭ ‬esso solo‭ ‬-‭ ‬violenza‭)‬,‭ ‬mentre altre porzioni di esercizio del potere sono sempre più appannaggio di entità diverse:‭ ‬gruppi trasversali di potere,‭ ‬corporations,‭ ‬eserciti transnazionali come la Nato,‭ ‬agenzie sul clima,‭ ‬sul cibo,‭ ‬sulla sanità ecc.‭ ‬La critica no-global,‭ ‬nelle sue fazioni meno annebbiate dal riformismo post socialdemocratico,‭ ‬aveva in questo visto parzialmente bene.‭
Così la pratica dell’anarchismo oggi è quella di allargare la critica non più solo allo Stato‭ (‬lo Stato moderno‭)‬,‭ ‬ma ai molteplici e internazionali snodi,‭ ‬o piani,‭ ‬del potere che esercitano di fatto il governo,‭ ‬slegati da qualsiasi legittimità democratica.‭ ‬Snodi che danno vita a uno Stato alla seconda potenza,‭ ‬verrebbe da pensare,‭ ‬a qualcosa di ancora più gerarchico rispetto allo Stato moderno.‭
A esso non possiamo che contrapporre un anarchismo che non è più solo ideologia moderna‭ (‬dell’età moderna‭)‬,‭ ‬ma principio metastorico opposto allo Stato,‭ ‬in grado di organizzare altrimenti,‭ ‬orizzontalmente,‭ ‬i gruppi sociali.‭
Il libro‭ (‬che affronta altre importanti questioni che qui ho tralasciato‭) ‬è tradotto da Andrea Aureli:‭ ‬143‭ ‬pagine,‭ ‬12‭ ‬euro.‭ ‬@eleuthera.it

A.‭ ‬Soto