“Quando parliamo di destabilizzare un sistema…”

maxresdefault-1Introduzione di

Nelle prime due settimane di marzo,‭ ‬la sociologa curda Dilar Dirik,‭ ‬ha tenuto diverse conferenze presso alcune università italiane sviluppando alcuni aspetti del movimento di liberazione curdo,‭ ‬con particolare attenzione al movimento delle curde ed alla ,‭ ‬scienza o paradigma delle donne.‭ ‬In occasione di questo viaggio ho incontrato Dilar che,‭ ‬prima di partire,‭ ‬ha lasciato un suo contributo per Umanità Nova.

Dilar Dirik è ricercatrice al Dipartimento di Sociologia presso l’Università di Cambridge.‭ ‬Laureata in Storia e Scienze Politiche,‭ ‬seconda laurea in Filosofia,‭ ‬ha scritto una tesi in Studi Internazionali in cui ha confrontato il sistema dello stato-nazione e del ,‭ ‬dal punto di vista della liberazione delle donne,‭ ‬con uno sguardo alle diverse linee politiche in tutto il e monitorando la in Rojava.‭

Traduzione in Italiano a cura di Irene Sirchia.

Quando parliamo di tentare di destabilizzare un sistema,‭ ‬cosa che sarebbe liberatoria per molte parti della società,‭ ‬è importante realizzare che,‭ ‬prima di ogni altra cosa,‭ ‬dobbiamo iniziare una rivoluzione mentale poiché possiamo constatare come il sistema educativo,‭ ‬la meccanicizzazione dei nostri pensieri e del loro flusso,‭ ‬siano strutturati per generare oppressione,‭ ‬patriarcato e diverse forme di violenza persino istituzionalizzate nella nostra mentalità.

Violenza e oppressione sono via via diventate naturali,‭ ‬interiorizzate e normalizzate nelle nostre menti,‭ ‬per questa ragione tutto questo ha avuto inizio.‭ ‬Possiamo constatare che oggi le istituzioni dominanti contribuiscono a perpetuare forme di oppressione come razzismo,‭ ‬sessismo e differenza di classe e non sono state concepite per consentire di analizzare criticamente ed invertire il meccanismo di oppressione,‭ ‬,‭ ‬povertà,‭ ‬morte ed ingiustizia.‭ ‬In questo senso il movimento delle donne curde crede in particolar modo che si debba formulare un nuovo paradigma di lotta che non è solo orientato ad essere contro qualcosa,‭ ‬come ad esempio capitalismo e stato,‭ ‬ma anche a lavorare su costruire e per qualcosa.‭ ‬Qual è l’alternativa che costruiremo al posto dello‭ ‬stato,‭ ‬del‭ ‬capitalismo e così via‭?

In tal senso abbiamo bisogno di qualcosa che abbia lo stesso meccanismo della scienza,‭ ‬ma che sia contrario a come l‭’ ‬attuale scienza sociale lavora.‭ ‬Deve fondamentalmente cambiare il modo in cui noi comprendiamo la società perché non possiamo usare la stessa epistemologia e le stesse categorizzazioni per costruire un mondo nuovo che ha bisogno di un processo creativo prima di tutto ed è difficile immaginarlo specialmente in paesi di tradizione capitalista.‭ ‬La sinistra fallisce nell’organizzazione perché c’è una mancanza di immaginazione di come potrebbe apparire un mondo nuovo.‭ ‬Prendiamo l’esempio del ,‭ ‬che nell’Accademia è diventato così astratto,‭ ‬così centrato sulla destrutturazione che in realtà non fornisce alcun sostegno nella vita di molte donne della comunità perché persino il linguaggio è inaccessibile ed i concetti sono così astratti e teorici che in pratica non fanno molto per la giustizia sociale come invece faceva originariamente la lotta femminista.‭ ‬Come possiamo avere dunque un nuovo tipo di linguaggio e ,‭ ‬che possa essere coinvolgente ed avere impatto sulla vita,‭ ‬ad esempio,‭ ‬di mia nonna,‭ ‬della mia vicina,‭ ‬della donna che muore di fame per strada o che ha dieci figli‭? ‬L’Accademia purtroppo è concepita per tenere sotto controllo i pensieri di sinistra e radicali.‭ ‬L’idea di democrazia,‭ ‬ad esempio,‭ ‬è stata data in mano a poche persone che sono molto distaccate dalla società e dalla comunità.‭ ‬A tale proposito,‭ ‬con la Jineologia,‭ ‬noi vogliamo rendere visibile un nuovo approccio alla scienza,‭ ‬un nuovo paradigma su come la scienza sociale può funzionare,‭ ‬che può non solo capire la società ma analizzare veramente la complessità della società stessa ed i meccanismi che la rendono così com’è,‭ ‬piuttosto che concentrarsi solo sull‭’ ‬interpretazione di classe o l’interpretazione di genere.‭ ‬Come possiamo davvero capire la società e soprattutto come possiamo costruire una nuova società‭? ‬Ad esempio il tende a destrutturare il genere.‭ ‬Ma su quale modello‭? ‬Quale potrebbe essere l’alternativa‭?

Questo analizzando i collegamenti non solo ontologici ma anche jineologici tra gerarchia e stato,‭ ‬democrazia,‭ ‬concetto di proprietà ed il collegamento tra potere e conoscenza e come questo impatta,‭ ‬soprattutto sulle donne,‭ ‬la natura,‭ ‬le comunità indigene ed i poveri.‭ ‬Il movimento delle donne curde ha iniziato ad approcciare in maniera diversa alla scienza con attenzione alla Jineologia.‭ “‬JiN‭” ‬in curdo vuol dire donna e la jineologia non è una nuova scienza ma piuttosto un nuovo paradigma di come noi pensiamo alla scienza,‭ ‬come lo facciamo,‭ ‬che metodo possiamo usare,‭ ‬quale può essere la metodologia in un sistema che usa questo stesso metodo per creare più ingiustizia.‭ ‬Come possiamo decolonizzare il sistema che utilizza l’attuale scienza sociale,‭ ‬come possiamo dare valore ad ogni fonte di conoscenza‭?

Perché oggi noi vediamo istituzioni come le università,‭ ‬edifici quadrati nei quali la conoscenza può essere venduta,‭ ‬quindi tu vai lì,‭ ‬paghi e ottieni la conoscenza,‭ ‬ottieni un lavoro e diventi parte del sistema capitalista.‭ ‬Ma noi pensiamo che un’idea di scienza e conoscenza che può essere venduta e acquistata sia la prima fonte di problemi.‭ ‬Cos’è la conoscenza,‭ ‬come possiamo considerare la conoscenza‭? ‬Per il nostro attuale sistema‭ ‬è soltanto costituita da fatti che possono essere misurati,‭ ‬che possono essere articolati in numeri,‭ ‬lettere o formule quindi‭ ‬questa è la verità,‭ ‬questa è la realtà,‭ ‬perché posso misurarla,‭ ‬uno più uno fa due ma,‭ ‬in realtà,‭ ‬la vera conoscenza è fatta di saggezza.‭ ‬Faccio ancora l’esempio di mia nonna che vive in un villaggio in‭ ‬montagna ed altre persone che hanno trascorso la loro vita per secoli qui rendendola‭ ‬via via migliore.‭ ‬Le cose che lei vive e fa e pensa e sente sono anch’esse fonti di conoscenza ma a queste noi non diamo valore.‭ ‬Vediamo il folklore come qualcosa che semplicemente non è serio perché non contribuisce a questa idea lineare di come la storia dovrebbe funzionare.‭ ‬Ad esempio la storia delle nazioni è il risultato di una corrente di pensiero che crede che fondamentalmente la scienza debba essere un percorso lineare e lo stato,‭ ‬la nazione sia il culmine dell’evoluzione e fine di questo percorso,‭ ‬che lo stato sia il progresso,‭ ‬la civilizzazione,‭ ‬la fede e la più alta espressione del progresso umano.‭ ‬Questo è il frutto anche della divisione soggetto e oggetto,‭ ‬di un dualismo,‭ ‬secondo cui,‭ ‬l’uomo è soggetto e la natura è oggetto.‭ ‬L’uomo specialmente nell’era moderna,‭ ‬legittimato da pensatori come Francis Bacon e René Descartes,‭ ‬incrementa questo pensiero dicotomico per cui l’uomo e‭’ ‬la mente,‭ ‬soggetto,‭ ‬e la donna e‭’ ‬il corpo,‭ ‬l’oggetto‭; ‬la mente è il soggetto,‭ ‬l’emozione è l’oggetto:‭ ‬lo stato è il soggetto e la comunità,‭ ‬la società sono l’oggetto.‭ ‬Questo genere di dicotomia che implica fondamentalmente una gerarchia,‭ ‬in pratica,‭ ‬legittima la dominazione e la schiavitù e naturalizza questi concetti facendo sì che,‭ ‬molti movimenti,‭ ‬incluso il ,‭ ‬siano arrivati a pensare che lo stato significa libertà,‭ ‬che essere uno stato significa progredire,‭ ‬svilupparsi,‭ ‬significa la fine della nostra oppressione.‭ ‬Questa sorta di pensiero ha portato a convincerci che siamo oppressi perché non abbiamo uno stato,‭ ‬quando,‭ ‬in realtà,‭ ‬è lo stato il problema.‭ ‬Dunque quando sono stati uniti i concetti di comunità e stato,‭ ‬nazione e stato,‭ ‬libertà e stato,‭ ‬indipendenza e stato,‭ ‬è nato il primo problema della società.‭ ‬Possiamo dunque constatare come l’idea che abbiamo di storia e il modo di pensare il nostro lavoro‭ ‬sociale siano frutto di questo meccanismo di pensiero.‭ ‬Quindi il nostro approccio con il progetto di Jineologia è un nuovo modo di pensare,‭ ‬un esperimento,‭ ‬un nuovo metodo di discussione.‭ ‬Non crediamo di avere una nuova scienza rivoluzionaria,‭ ‬abbiamo solo un nuovo modo di interpretare la scienza,‭ ‬di dare valore alla conoscenza,‭ ‬di riarticolarla cercando di sovvertire il meccanismo gerarchico che le unisce al potere.‭ ‬Cosa possiamo fare in pratica.‭ ‬Ad esempio noi ascoltiamo tutti,‭ ‬promuoviamo ogni interazione tentando di avere un linguaggio accessibile che non significa un linguaggio povero perché non ragioniamo in termini di basso e alto,‭ ‬ma vogliamo che persone come mia nonna,‭ ‬che io amo molto,‭ ‬capiscano cosa diciamo e che vogliamo acquisire conoscenza ed imparare da queste persone.‭ ‬Quindi cerchiamo di sovvertire la gerarchia di chi sa qualcosa su chi non la sa,‭ ‬cerchiamo di rendere il flusso di conoscenza più organico ed orizzontale.‭ ‬Vogliamo dare valore ad ogni esperienza ed ad ogni voce,‭ ‬non in un’ottica di relativismo culturale per cui questa è un’opinione e questa è un’altra,‭ ‬ma ci basiamo sull’idea che alcuni principi non debbano essere messi in discussione come ad esempio la liberazione delle donne,‭ ‬ecologia e razzismo.‭ ‬La nostra scienza è dunque connessa anche al tipo di società che vorremmo creare.‭ ‬Noi non ci limitiamo a parlare,‭ ‬categorizzare o analizzare,‭ ‬questo infatti è il problema della scienza sociale attuale che si limita a spiegare,‭ ‬evidenziare un fenomeno,‭ ‬farci ciò che vuole‭ ‬,‭ ‬renderlo gradevole e venderlo o,‭ ‬meglio ancora,‭ ‬metterci sopra un brevetto.‭ ‬No,‭ ‬noi questo non lo vogliamo.‭ ‬Noi vogliamo venire fuori anche con delle alternative unendo tutte le nostre esperienze perché pensiamo che si debbano includere tutte le persone che sono state escluse dal produrre e riprodurre conoscenza perché la conoscenza è stata loro rubata e poi venduta e loro,‭ ‬in ogni caso,‭ ‬non hanno mai avuto accesso ad essa.‭ ‬Questo approccio più egalitario alla produzione,‭ ‬riproduzione ed allocazione della conoscenza e‭’ ‬un principio fondamentale per una democrazia perché solo se ogni forma di conoscenza viene valorizzata per la sua unicità possiamo costruire una società basata su ogni individuo.‭ ‬Se l’esperienza,‭ ‬la vita di una persona indigena non è valorizzata allo stesso modo di quella di persone all’interno delle università non possiamo neppure avere un’idea di democrazia perché abbiamo già escluso dalle decisioni le persone che contano.‭ ‬Crediamo che ogni tipo di interazione tra esseri umani debba arrivare nell’Accademia‭ ‬perché vogliamo riappropriarci del mondo.‭ ‬Le accademie non dovrebbero essere luoghi fissi,‭ ‬accessibili solo a persone che hanno i soldi ed il privilegio per andarci.‭ ‬Noi crediamo che ogni giardino e parco,‭ ‬ogni angolo di strada,‭ ‬ogni stanza,‭ ‬ogni casa possano essere un luogo per auto-educarci,‭ ‬generare conoscenza ed utilizzarla per creare una nuova società.

Ci sono molte donne nel nord del Kurdistan,‭ ‬così come in Rojava.‭ ‬Stanno aumentando ed attirando molta attenzione che da‭’ ‬alle donne nuova felicità ed energia.‭ ‬Ci sono ad esempio le donne che vogliono partecipare alle nuove strutture e alla ricostruzione del Rojava,‭ ‬alle case delle donne,‭ ‬alle comuni,‭ ‬ai consigli o altro,‭ ‬ma anche combattenti sia uomini che donne che ora vengono educati anche alla jineologia.‭ ‬Credo sia interessante sapere come le persone,‭ ‬che combattono contro il sistema del Daesh basato sul‭ ‬fondamentalismo che utilizza la violenza sessuale e lo stupro come motivo di propaganda,‭ ‬stiano articolando la libertà attraverso donne che riportano la scienza sociale.‭ ‬Essi vedono in questo il più grande strumento di autodifesa,‭ ‬non le armi che usano dunque bensì un metodo sociologico.‭ ‬In un area molto conservatrice come il medioriente,‭ ‬in un contesto di eserciti di stato e non,‭ ‬è fondamentale la questione della posizione politica,‭ ‬che tipo di pensiero e metodo si vuole proporre nella società che si vuole creare.‭ ‬Per questo anche gli uomini vengono educati alla jineologia da donne,‭ ‬ed il modo in cui è strutturata,‭ ‬l’educazione,‭ ‬è più una sorta di discussione,‭ ‬di dibattito.‭ ‬C’è generalmente una persona che facilita il processo,‭ ‬ma è una discussione perché è questa che dovrebbe essere il metodo principale e sostituire il metodo frontale di trasmissione della conoscenza.‭ ‬Il docente dovrebbe essere anche discente ed il discente può essere docente.‭ ‬Nell’Accademia sociale della Mesopotamia a Qamishlo in Rojava le persone non si rapportano tra loro come insegnanti e studenti,‭ ‬ma come amici o compagni,‭ ‬sempre.‭ ‬Questo è importante,‭ ‬a proposito della gerarchia di chi ha conoscenza e chi la riceve,‭ ‬perché è un processo orizzontale.‭ ‬Magari oggi io insegno una cosa perché la conosco e tu no.‭ ‬Ad esempio io non parlo italiano e posso impararlo da una persona che lo parla e questo non significa che io sia inferiore,‭ ‬ma che posso condividere cose con voi e voi potete condividere cose con me.‭ ‬Questo approccio è una questione di mentalità,‭ ‬di come si percepiscono gli altri,‭ ‬come uguali o meno,‭ ‬di come si possa usare o meno la propria conoscenza come strumento di potere o di abuso di potere.‭ ‬Altri strumenti che utilizziamo sono la critica e l’autocritica,‭ ‬alla fine di ogni lezione,‭ ‬elemento caratterizzante dello spirito della jineologia.‭ ‬L’insegnante viene criticato dicendo,‭ ‬ad esempio,‭ ‬che un fatto esposto non era molto calzante e se ne potrebbe utilizzare un altro.‭ ‬Questa critica non va intesa come qualcosa di negativo,‭ ‬ma di buono e necessario e va accettata non come motivo di abuso ma di collettività,‭ ‬come se ci vengano offerte soluzioni per migliorare.‭ ‬Non ci limitiamo a criticare la persona,‭ ‬ma le offriamo uno strumento per crescere.‭ ‬Facciamo anche autocritica,‭ ‬ed è difficile.‭ ‬Può sembrare semplice,‭ ‬ma criticare le proprie riflessioni è qualcosa che manca totalmente,‭ ‬specie nel sistema capitalista.‭ ‬Questi sono meccanismi di un sistema più democratico.‭ ‬Un altro strumento è il linguaggio.‭ ‬Ho partecipato,‭ ‬ad esempio,‭ ‬ad una lezione di ecologia all’accademia delle donne.‭ ‬Erano presenti donne giovani ed anziane,‭ ‬e qui si delinea la questione delle generazioni.‭ ‬Si parlava di come non si abbia coscienza dell’ecologia perché il popolo non ha possesso del luogo in cui vive,‭ ‬lo stato si impadronisce di tutto e le persone non si sentono parte di un ecosistema.‭ ‬Non si curano di una foresta perché lo stato dice che quella foresta appartiene allo stato e non appartiene al popolo.‭ ‬È perciò difficile parlare di ecologia in questo posto,‭ ‬ma trovo interessante come l’insegnante abbia chiesto cosa noi pensassimo fosse l’ecologia,‭ ‬cosa significasse per noi.‭ ‬Ognuno ha detto cosa pensava e questo ha generato un insieme di opinioni diverse ma con tratti comuni ed universali.‭ ‬Qui la questione delle generazioni diventa importante perché la società,‭ ‬specie capitalista,‭ ‬tende a scartare gli anziani,‭ ‬perché inabili al lavoro,‭ ‬ma ha anche,‭ ‬allo stesso tempo,‭ ‬una tendenza a sottovalutare le parole dei giovani.‭ ‬In entrambi i casi c’è una discriminazione ed è interessante notare come al potere ci siano persone appartenenti alla stessa fascia di età.‭ ‬E‭’ ‬necessario democraticizzare l’età perché è naturale che ci siano anziani e giovani,‭ ‬chiunque è stato giovane e sarà vecchio.‭ ‬L’idea è quella di valorizzare l’esperienza degli anziani come una fonte di saggezza acquisita con il passare degli anni e valorizzare i giovani come persone che subiscono pressioni differenti ed hanno idee e prospettive differenti.‭ ‬Non si dovrebbe utilizzare l’età come strumento di potere.‭ ‬Democraticizzare l’età è dunque importantissimo.‭ ‬Noi tentiamo di integrare anche questo,‭ ‬nel nuovo approccio al processo educativo,‭ ‬per renderlo accessibile a tutti attraverso il linguaggio ed usando questa nuova relazione con la conoscenza quale fondamento della democrazia.‭ ‬L’obiettivo finale del progetto implementato in‭ ‬Rojava e Bakur è quello di creare una società critica che non abbia bisogno di affidarsi a legge,‭ ‬polizia o stato per rafforzare il concetto di giustizia,‭ ‬ma è essa stessa che genera concetti ed idee su come la giustizia dovrebbe funzionare,‭ ‬prendendo decisioni basate su valori e morale.‭ ‬Anche il concetto di morale ormai fa pensare a qualcosa di negativo perché collegato direttamente allo stato,‭ ‬alla chiesa o alla famiglia.‭ ‬La parola‭ “‬morale‭” ‬è diventata una parola sporca,‭ ‬ma anche lottare per la giustizia e l’uguaglianza e contro le discriminazioni sono questioni morali.‭ ‬Questo è l’aspetto etico.‭ ‬Altro aspetto importante è l’aspetto politico.‭ ‬L’intento è creare una società che non sottomette la sua volontà alle elites burocratiche.‭ ‬Andare ogni quattro o cinque anni alle elezioni pensando sono una persona democratica perché vado a votare,‭ ‬ho fatto il mio dovere,‭ ‬ho votato significa sottomettere completamente allo stato la mia volontà e tutto ciò che riguarda la mia vita e la mia interiorità.‭ ‬Questo conduce ad una società lontana dalla politica.‭ ‬L’unico modo in cui oggi le persone percepiscono la politica e quello di andare a votare,‭ ‬ma questa non è politica.‭ ‬La politica ha ben altro intento,‭ ‬ossia organizzare una società giusta e meravigliosa.‭ ‬Dunque unendo queste due cose,‭ ‬politica ed etica,‭ ‬possiamo avere una società nuova e rivoluzionaria.‭ ‬Noi non crediamo che la rivoluzione sia una rottura nella storia imposta da un partito o da uno stato poiché uno stato non può essere fonte di giustizia.‭ ‬La maggior parte delle forme di oppressione negli ultimi‭ ‬5000‭ ‬anni della civiltà moderna sono stati creati dal concetto di stato,‭ ‬molti meccanismi di sottomissione nascono con l’emergenza degli stati.‭ ‬Il primo stato come concetto fu in Mesopotamia,‭ ‬I Sumeri costruirono le ziqqurat,‭ ‬strutturate come una piramide molto gerarchica ed organizzata.‭ ‬In quel momento avvenne un enorme cambiamento,‭ ‬una transizione,‭ ‬una rottura storica‭; ‬in quel momento sacerdoti uomini presero il monopolio della conoscenza si costituì il primo esercito,‭ ‬le donne furono cancellate dalla scena,‭ ‬in quel momento,‭ ‬la proprietà privata iniziò a distruggere la morale e l’etica del sistema.‭ ‬Possiamo vedere come patriarcato,‭ ‬stato e concetto di proprietà privata si alimentino a vicenda e chi possedeva la conoscenza ha giocato un ruolo fondamentale.‭ ‬È interessante notare come,‭ ‬contemporaneamente,‭ ‬4300‭ ‬anni fa,‭ ‬si sviluppava la prima parola che ha espresso il concetto di libertà,‭ ‬amargi.‭ ‬Perché questo concetto di amargi si è sviluppato proprio quando l’oppressione è diventato un sistema,‭ ‬un‭’ ‬istituzione‭? ‬Perché le persone bramano immensamente qualcosa ed il desiderio dell’essere umano di esprimersi in libertà è una meravigliosa lotta così antica e parte della natura umana ed ha molti diversi aspetti.‭ ‬Se guardiamo alla lotta delle persone in ogni parte del mondo,‭ ‬agli esempi che possiamo aver visto anche qui in Italia,‭ ‬questi sono connessi a ciò che sta accadendo in Kurdistan.‭ ‬La lotta ha tanti diversi aspetti,‭ ‬ma possiamo vedere che,‭ ‬andare contro lo status quo,‭ ‬il sistema attuale,‭ ‬sia la linea comune perché esso è fonte di povertà,‭ ‬distruzione e guerra che hanno sempre la medesima origine.‭ ‬Ocalan parla di due forme di civiltà,‭ ‬non riguardo la comunità,‭ ‬il linguaggio,‭ ‬eccetera,‭ ‬ma riguardo il sistema.‭ ‬Egli dice che con lo stato sumero la civiltà degli oppressori,‭ ‬quella dominante si è sviluppata,‭ ‬che più o meno è lo stesso concetto di capitalismo e patriarcato,‭ ‬basato su gerarchia,‭ ‬dominazione ed abuso di potere.‭ ‬Di contro,‭ ‬però,‭ ‬si è sviluppata una civiltà democratica fatta da donne,‭ ‬poveri,‭ ‬artisti,‭ ‬esclusi,‭ ‬indigeni,‭ ‬una civiltà naturale e comunitaria.‭ ‬Queste persone hanno sviluppato una civiltà alternativa rispetto alla corrente dominante.‭ ‬La corrente dominante si è stabilizzata ed universalizzata,‭ ‬ma allo stesso modo anche la resistenza è sempre esistita.‭ ‬Forse si espletava in maniera diversa ma è sempre esistita.‭ ‬Possiamo dunque dire che la jineologia è la vendetta della civiltà democratica contro la tendenza dominante.‭ ‬Questo può essere un modo di guardare alla storia,‭ ‬non in termini di questa o quella cultura,‭ ‬ma di quali siano i tratti che riguardano il patriarcato e le relazioni sociali sui quali possiamo lavorare.‭ ‬Credo che questo sia necessario per mobilizzare la lotta,‭ ‬per vedere nella propria lotta specchiarsi la lotta di qualcun altro.‭ ‬In tal senso riteniamo che nella produzione e riproduzione della conoscenza debbano giocare un ruolo fondamentale le donne per la creazione di una nuova società.‭ ‬Molte donne in Rojava dicono che la loro vera autodifesa è l’educazione,‭ ‬è la rivoluzione sociale,‭ ‬forse un intento comune è più efficace di un kalashnikov.‭ ‬Le persone devono difendersi anche fisicamente,‭ ‬ma il nostro concetto di autodifesa non è solo fisico,‭ ‬non è solo la pietra che puoi lanciare per sopravvivere fisicamente,‭ ‬specie in un territorio in cui per Daesh è normale violentare e stuprare,‭ ‬é autodifesa politica,‭ ‬l’educazione è autodifesa,‭ ‬avere una società etica che sa organizzarsi,‭ ‬perché fondamentalmente la libertà deriva dall‭’ ‬auto-organizzazione.‭ ‬Il problema è che noi colleghiamo l’autodeterminazione al concetto di stato.‭ ‬Questo è il pensiero che dobbiamo assolutamente sovvertire,‭ ‬un ordine di idee che dobbiamo abbandonare,‭ ‬perché lo stato non può essere la soluzione per un problema di libertà che ha una società.‭ ‬Perché noi non abbiamo il problema di non avere uno stato,‭ ‬abbiamo un problema di libertà.

Posso dire che la jineologia ha dato molto alle donne in Kurdistan e anche oltre,‭ ‬ed il loro numero sta crescendo.‭ ‬Ho parlato con molte donne in giro per il mondo di questo argomento e loro danno interpretazioni diverse a metodologie,‭ ‬religioni,‭ ‬scienze a‭ ‬seconda di dove vivono,‭ ‬del loro contesto,‭ ‬della loro voce e la jineologia dà moltissimo valore a questo.‭ ‬Le donne hanno compreso che abbiamo bisogno di un approccio fondamentalmente diverso dal nostro modo di pensare e di sentire il diritto.‭ ‬Dobbiamo fare pratica e nella pratica che utilizziamo nel nostro sistema educativo e nel nostro approccio alla politica dobbiamo includere questo pensiero teoretico,‭ ‬ma anche il vissuto di ognuno ed il nostro concetto di democrazia perché l’autodifesa non sia solo fisica ma anche sociale e politica.‭ ‬E‭’ ‬per questo che molte donne ora affermano che stiamo combattendo questa battaglia contro Daesh,‭ ‬ma che la nostra autodifesa è soprattutto politica,‭ ‬perchè è un dato di fatto che ora possiamo leggere e scrivere ed organizzarci sotto forma delle comuni o quant’altro e che chi,‭ ‬nella nostra stessa casa,‭ ‬non ci lasciava neppure uscire deve ora accettarci come uguali ed in grado di prendere decisioni.‭ ‬Questo è fondamentalmente il modo in cui possiamo immaginare e pensare un mondo nuovo.