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Memorie di un Rivoluzionario

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Edizioni Immanenza,Napoli,2016,pp.378,18euro

Le Edizioni Immanenza (www.immanenza.it)di Napoli hanno ristampato in una bella edizione l’autobiografia di uno dei più conosciuti teorici,insieme ad Errico Malatesta,del Comunismo Anarchico a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento.Pëtr Alekseevič (1842-1921),oltre a ciò,è statoancheun importante geografo,esploratore,zoologo,fornendoimportanti contributi a varie scienze come la geografia,l’antropologia.I studi sociologici e politici risentono della sua forma mentis scientifica e si basano,tra l’altro,sull’evoluzionismo e lo studio del mondo naturale.L’autobiografia in questione apre pertanto uno spaccato su molti aspetti della storia politica,sociale,culturale e scientifica vissuta e fatta da chi visse in quegli anni.L’edizione è a cura di Antonio Signorini:quella che segue è la sua introduzione.

Pëtr Kropotkin è fin troppo conosciuto perché io possa dire in questa sede qualcosa  nuovo su di lui.Essendo tra i principali teorici del movimento anarchico,sono tra i più stampati,letti e tradotti in tantissime lingue.qualche sua notizia biografica perché le di un rivoluzionario ne sono piene ed escono direttamente dalla sua penna.

Voglio mettere in luce l’interesse che questo libro ha per poter reperire notizie sulla storia della moderna,utili non solo per il militante o per il teorico o per lo storico dell’anarchia,ma anche per chi si ritiene un po’storico rappresentato dalla seconda metà del XIX secolo in ed Europa raccontato da uno dei suoi protagonisti.

Il libro descrive la vita di un uomo nato nella nobiltà di Corte pietroburghese e diventato successivamente uno tra i maggiori esponenti del movimento anarchico attraverso le sue lotte,i suoi insuccessi e i suoi successi,le delusioni,le perdite,gli amici,i nemici,i compagni,ecc…

Dunque mi limito a indicare determinati punti di questa storia più ampia che mi sono parsi interessanti e mi hanno fornito spunti e rimandato a ulteriori studi,si intrecciano con momenti biografici e personali dell’autore.servitù del1861,che ha alimentato le speranze,generazione,e ha manifestato il cambiamento di mentalità che ha portato con sé quest’avvenimento e l’entrata della Russia nella modernità.

Le Memorie nelle prime parti ci danno la possibilità di avere un punto di vista privilegiato sul mondo della corte zarista perché chi lo descrive lo ha vissuto dall’interno e ci ha descritto,senza nasconderle,tutte le sue miserie,tutte le formalità e debolezze celate sotto il velo di lusso e splendore tipiche delle corti reali.

Kropotkin ci parla del modo di vivere delle famiglie di discendenza nobile come la sua,abituate al rigore militare,danni della servitù come se ne potevano trovare in altre;la sua famiglia era tradizionalmente centrata sulla figura del padre,di cui non vela né le debolezze,né la mania per l’esteriorità e l’apparenza,ad esempio raccontandoci l’isterico strepitio,si badi,che avveniva all’interno delle mura domestiche e alla presenza solo della servitù e dei familiari,per una eccessiva spesa e consumo di alimenti,salvo poi vantarsi con gli amici di avere a proprio servizio un pasticciere personale…

Superando l’infanzia Kropotkin ci porta nel mondo dell’Accademia militare,mortifero per l’intelligenza individuale,e dal quale si libererà con piacere.Toccante è l’intenso rapporto col fratello Alessandro,anch’egli uomo di studi,ma più moderato in politica,che subirà una sorte ben più pesante e infelice di quella di Pëtr.

Bellissime pagine ci sono offerte dall’autore nelle descrizioni dei suoi viaggi in Asia in qualità di geografo ed esploratore (dei paesaggi);mi riferisco specialmente la missione nella remota e arretrata Manciuria,alla descrizione delle abitudini degli abitanti e dei funzionari della Cina dei mandarini.

Tornando alla Russia mi preme sottolineare il racconto della figura del “nichilista”di quello che ha rappresentato il movimento nichilista,descritta con un’abilità letteraria tale da ricordare i maggiori romanzieri russi dell’epoca.

Ci sarebbe ancora molto da parlare sulle prigionie subita da Kropotkin,emigrazione in Europa,delle conoscenze con Malatesta,Louise Michel,Élisée Réclus,Cafiero,Lefrançais,Guillaume,Dumartheray,dei suoi scritti,della riviste («Le Révolté», «Freedom»,ecc.),dell’Imprimerie Jurassienne,ecc.;ma non rubo altro tempo al lettore e gli lascio gustare le pagine che seguono con la speranza che ritrovi in essequello che ho trovato io.

“Educato in una famiglia di possessori di servi,come tutti i giovani del mio tempo fui abituato alla necessità di comandare,rimproverare,punire.Ma quando al principio della mia carriera dovetti dirigere imprese importanti e trattare con gli uomini,quando ogni errore avrebbe potuto avere serie conseguenze,incominciai ad apprezzare tutta la differenza che vi è fra l’azione fondata sull’autorità e la disciplina e quella fondata sul principio del mutuo accordo.La prima dà ottimi risultati in una parata militare,ma non vale niente quando si tratta della vita reale e quando lo scopo può solo essere raggiunto per mezzo dello sforzo costante di molte volontà convergenti.Benché allora non formulassi le mie osservazioni nei termini della lotta politica,posso dire però che in Siberia persi tutta la fiducia che avevo avuto fino a quel momento nella disciplina dello Stato.Ero già pronto a diventare un anarchico(…)

(…) La schiavitù volgeva allora alla fine.È storia recente,pare solo ieri,eppure anche in Russia pochi si rendono conto di ciò che era la schiavitù.Si ha generalmente una vaga idea delle pessime condizioni che portava con sé,ma l’effetto morale e intellettuale che essa esercitava sulla persona umana è solo intraveduto.È davvero stupefacente osservare la rapidità con cui si dimentica una istituzione sociale e le sue conseguenze quando esse cessano di esistere,e quanto breve tempo sia necessario poi per mutare gli uomini e le cose.”