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Note Critiche e Critiche Note

padronidelmondoIl 7 Maggio scorso si è svolta a la manifestazione STOP . Circa trentamila i partecipanti all’iniziativa indetta da decine di associazioni e comitati di tutta Italia, che nel panorama omertoso sul tema sono un numero apprezzabile. Tra gli organizzatori vi erano la CGIL, la FIOM ed altri pezzi del sindacalismo concertativo (oserei dire prono, visto gli schiaffi che prende da governo ed imprenditori), che non hanno espresso grossi numeri di partecipanti. Buona la presenza del sindacalismo di base e la presenza significativa dei “giovani”della Marijuana Milion March. Anarchici e libertari tra cui noi del gruppo Cafiero, a fianco delle situazioni autogestionarie, sopratutto quelle rurali,presenti ma non troppo! Arrivati a S.Giovanni: interventi, concerti e sound sistem, spizzicando con prodotti slow food.

Fin qui la cronaca,minima,di una bella passeggiata protestataria. Ma cosa è questo trattato? E cosa è questo fronte ampio, sopratutto di sigle, che vi si oppone? Tentiamo una sintesi tra note critiche e critiche note!

Il Transatlantic Trade and investiment Partnership è un trattato (segreto nelle sue articolazioni) attualmente in discussione tra ed , di ulteriore liberalizzazione degli scambi commerciali,con tutte le conseguenze immaginabili su temi come la sicurezza alimentare, servizi pubblici, acqua ed energia, brevetti, biocombustibili, normative sul lavoro, finanza, rete internet ecc., visto che le norme europee, già fortemente punitive dei diritti dei cittadin* sarebbero sostituite con quelle esistenti in , dove i criteri di precauzione sanitaria ed ambientale ed i diritti dei lavoratori sono quasi inesistenti.

Il 5 maggio scorso Greenpeace ha pubblicato le cartelle (segrete) dei preliminari dell’accordo, arrivate fortunosamente nelle sue mani che confermano, in modo dettagliato,quanto scritto sopra. In sostanza questo trattato sancisce e velocizza nell’UE quanto è già avvenuto negli USA, e che è negli intenti dei governanti europei. Le differenze, se ci sono,sono sui tempi (vista la differente storia tra USA ed UE) e sui soggetti che debbono gestire il dominio.

Quali sono gli intenti? Nel settore che conosco meglio,quello del comparto agricoltura,sono il restringimento del numero delle aziende agricole,l’aumento dei salariati (sempre più immigrati senza diritti), il declassamento del ruolo degli agricoltori,ridotti a produttori conto terzi per aziende di trasformazione,l’uso sempre più massiccio di OGM e pesticidi (in Italia,dove vige una legislazione tra le più severe al mondo,negli ultimi anni si è avuto nell’area padana un incremento dell’inquinamento di terre ed acque superiore al 30%),il trasformare il cosi detto (sedicente direi) biologico in una nicchia per pochi e sempre più spettacolo che sostanza.Questo attraverso leggi,norme fiscali,controlli polizieschi a senso unico,norme sanitarie fuori dalle logiche del buon vivere e produrre.Sostanzialmente:il voler distruggere la memoria delle modalità contadine nell’agricoltura e con essa l’autodeterminazione alimentare di popolazioni ed individui.Gli effetti si hanno su tutti i temi che in questi anni abbiamo trattato sul nostro settimanale,in buona compagnia con altre pubblicazioni che trattano dei temi legati all’ecologia:dalla A di alimentazione,ambiente,autogestione…alla Z di zone zoologiche,zolle….

L’ampio fronte che si oppone a questo trattato ha,ovviamente,molteplici componenti ed interessi.Alcuni si muovono con logiche protezioniste,di nicchia (diverse associazioni imprenditoriali e\o professionali),altri,pur individuando le implicazioni complessive,si muovono solo attraverso l’aspetto giuridico,altri solo attraverso la delega politica e le battaglie parlamentari.Non c’è ancora la consapevolezza condivisa che questo accordo vuole normare ed unificare la tendenza al controllo definitivo del capitale sulla natura.Questo si,è uno scontro di civiltà tra le possibilità di emancipazione delle classi subalterne che,attraverso il conflitto sociale e progetti liberanti,si determinano come umanità e chi usa scienza,potere e risorse per determinare dominio e sfruttamento in modo definitivo,eliminando le possibilità materiali per le alternative di liberazione.

In questo panorama,descritto sommariamente,penso che abbiamo diversi compiti come anarchici e libertari.Siamo una parte attiva dell’insieme degli oppressi e sfruttati.Dobbiamo/possiamo confrontarci con l’insieme che si oppone al trattato,valorizzando i punti di condivisione e coinvolgendo le parti,situazioni ed individualità,più coscienti della posta in gioco,partendo dalle nostre elaborazioni e pratiche.Dobbiamo rendere chiare ed articolare le nostre critiche alla velleità delle posizioni “moderate”.Dobbiamo allargare la nostra conoscenza,attraverso l’approfondimento dei temi e la connessione tra le parti del progetto del dominio (l’uso della scienza,i temi dell’energia e delle risorse ecc.)e allargare la comunicazione ed informazione attraverso iniziative specifiche e dentro la nostra “normale”attività.Dobbiamo collegarci e confrontarci al meglio con le situazioni in cui siamo interni e che già sviluppano le critiche pratiche e teoriche all’esistente e che sviluppano alternative libertarie.

Nel pezzo di mondo in cui opero,le modalità contadine per un’agricoltura foriera di liberazione,le proposte per opporsi alla deriva liberista ed autoritaria sono nelladiffusione territoriale di “mutue delle sementi”autoctone e contadine,per contrastare la restringimento della biodiversità e garantire la diffusione di autonomia nel coltivare,perimpedire il monopoliocapitalista sulla vita.Sono nel miglioramento delle modalità di produzione attraverso la ricerca scientifica e la cooperazione autogestita,ricerca che parte dalle nostre modalità di rispetto dell’ambiente,di equilibrio nelle rese,di rifiuto dello sfruttamento.Sono nell’equilibrio dinamico tra aree selvatiche,agro sistemi e centri urbani.

Operiamo per il miglioramento nella distribuzione,anche attraverso la distruzione dei ruoli,oltre e contro il rapporto tra produttori e consumatori.Gruppi d’Acquisto e Scambio Solidali,mercati senza mercanti,ristorazione coerente con le modalità liberatorie all’interno degli spazi sociali,mense autogestite di quartiere.Attraverso “mutue del tempo”che possono permettere un miglior rapporto tra realtà urbane e rurali.Collegando reddito,scambio,dono,convivialità.Miglioriamo il lavoro territoriale,sia in città che nelle aree rurali,rivendicando e praticando il diritto ad un cibo sano ed equo,rivendicando e praticando azione diretta per l’accesso alla terra ed il rifiuto delle privatizzazioni delle aree pubbliche e la distruzione degli usi civici.Pratichiamo il diritto all’abitare e a degli spazi per l’autogestione.Boicottiamo le mercidell’agroindustria,partendo da quelli delle imprese più compromesse ed integrate nel modello dominante.Facciamo iniziative di comunicazione davanti ai supermercati,sviluppiamo informazione sul cibo-spazzatura e le alternative.Cooperiamo per l’allargamento di queste modalità ad altri settori della vita quotidiana come l’artigianato ed il riciclo che,messi in collegamento territoriale ed attraverso la crescita della scala,possono diventare realmente alternativi alle modalità capitalistico industriali.Riportiamo nei territori le lotte possibili contro i soggetti del progetto TTIP e dei progetti collegati al disegnoattuale di dominio.Partecipiamo alle iniziative di lotta senza appiattirci sulle posizioni moderate:le manifestazioni vanno viste come momenti intermedi dei lavori che possiamo sviluppare nel territorio e possono contribuire,insieme all’informazione,a rallentare i tempi dell’accordo,aprendo contraddizioni nel fronte avversario.

Queste sono solo alcune delle cose che possiamo fare e che in quest’articolo sono solo citate.Le cose sopra elencate molti di noi le stanno già facendo,anche dentro coordinamenti come Genuino Clandestino,e vanno migliorate a partire dal collegamento tra,compagn*che vi operano ed il resto del movimento.Vanno approfondite,sapendo che solo il collegamento tra lotte e pratiche quotidiane di liberazione può permettere la realizzazione del”mondo che portiamo nel cuore”. (prima o poi si schiuderà l’uovo di Durruti!).