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Facciamola finita

imageCapitalisti e non si rassegneranno alla sconfitta sulla , torneranno alla carica più decisi e più violenti, finché non saranno spazzati via dalla lotta popolare.
In questi giorni ho visto girare molto le cinque brevi riflessioni dei Clash City Workers su quanto sta avvenendo in . Si tratta di uno stimolo alla riflessione, un sostegno alle lotte in e un appello a riaprire anche in Italia la lotta contro il Job Act, per questo ritengo positivo che girino, siano lette e discusse.
In quest’ottica, vorrei precisare i punti che non condivido delle considerazioni dei CCW.
Nella prima delle loro considerazioni, essi sostengono che la (Confederation Generale du Travail – Confederazione Generale del Lavoro) ha una storia paragonabile a quella della CGIL italiana. In realtà, la storia di e CGIL è radicalmente diversa: il sindacato italiano è l’erede dei fascisti, di cui si impadronirono i partiti del CNL (PCI, PSIUP, DC); dalla CGIL uscirono, poi, ai tempi della Guerra Fredda, i partiti di governo. Una continuità tra la CGIL del dopoguerra e la CGL del periodo prefascista era data dalla prevalenza nei quadri dirigenti della componente social-comunista: mentre la CGL prefascista era subordinata, nella lotta politica, al Partito Socialista, la CGT discende, in modo ininterrotto, dalla confederazione sindacalista rivoluzionaria, anche se fortemente condizionata dalle evoluzioni delle maggiori organizzazioni politiche del movimento operaio.
La seconda considerazione contrappone la forza numerica e l’inserimento nelle istituzioni del sindacato italiano alla relativa debolezza di quelli francesi. Non credo aiuti la comprensione dei fenomeni sociali e le lotte dei lavoratori l’uso di categorie morali come tradimento, complicità e simili, per quanto reali siano i fenomeni cui si riferiscono. La cogestione dei sindacati italiani è il proseguimento del corporativismo fascista, non intaccato dalla costituzione della repubblica italiana. La Francia non ha avuto esperienze corporative e la statalizzazione del movimento operaio non è andata avanti come in Italia. Quanto sta avvenendo in questi giorni è la dimostrazione che ci troviamo di fronte ad un attacco che le classi dominanti, in primo luogo i governi e i capitalisti industriali, portano avanti contro i lavoratori. E’ importante fare appello all’intensificazione del conflitto sindacale e al suo allargamento ai lavoratori degli altri paesi europei, e questo può far vincere la battaglia di queste settimane. Però i padroni e i governi torneranno alla carica, più decisi e più violenti: cercheranno altri mezzi, se la via parlamentare fallisce, finché o imporranno la loro volontà, o saranno spazzati via dalla lotta popolare. Si tratta quindi in primo luogo di unire alla lotta l’organizzazione e l’orientamento politico, dando forza a quelle organizzazioni del movimento operaio che offrono più solide garanzie contro la subordinazione alla volontà del Governo.
Ancora una volta, i CCW peccano di economicismo e di eccessiva fiducia nel conflitto sindacale: sottovalutare la questione del governo, del suo ruolo antioperaio, è un tratto tipico dei socialisti autoritari, che hanno costellato la storia del movimento operaio di sconfitte e di tradimenti. La via della riscossa è sicuramente quella della lotta e dell’unità, ma questo non deve farci nascondere le diverse responsabilità che hanno le componenti storiche del movimento operaio nelle sue sconfitte. La strada può essere solo quella dell’azione diretta, dell’autorganizzazione, della lotta contro lo Stato.