Tutti pazzi per Chiara. L’alleanza forcona che prova a liquidare il PD

Yo-no-voto-590x400-color-300x290Il fronte che appoggia Chiara Appendino al ballottaggio con Piero per la poltrona di sindaco, va dalla sinistra radicale alla Lega. La santa alleanza dell’antisistema, che si era espressa nella piazze dei in salsa sabauda nella settimana del 9 dicembre del 2014, ora incassa i consensi sotto traccia, timidi timidi, della sinistra istituzionale. All’epoca i post comunisti, ormai extraparlamentari, erano imbarazzati dalle dichiarazioni eversive sul potere ai militari dei blocchi tricolori, che avevano inceppato il traffico cittadino, anche grazie alla notevole compiacenza della polizia, baciata, corteggiata e vezzeggiata dai manifestanti. I blocchi erano agiti da un complesso amalgama di mercatari, tassisti, ex proletari rancorosi, sovversivi in cerca di occasioni, manciate di precari uniti dall’idea di salvare l’Italia. Molti avevano già votato i pentastellati, ma erano delusi perché il parlamento non era stato aperto come una scatoletta di tonno all’arrivo della compagine grillina.

Due anni dopo il fronte di allora si ripropone, con lievi cenni di affratellamento anche dalla sinistra perbene, che gorgheggia come Zerlina “vorrei e non vorrei”, ma in fondo non disdegna di abbeverarsi alla stessa fonte di Rosso e Borghezio.
La lista in comune nel suo complesso non prende posizione e non da indicazioni di voto, ma alcuni suoi pezzi, in modo più o meno esplicito, entrano nel fronte antifassino.
Rifondazione, che si era unita a Sel e Pdci, nella lista guidata dall’ex sindacalista Giorgio Airaudo, in un comunicato del 13 giugno, si dichiara neutrale, ma scrive anche “ben venga tutto ciò che può accrescere le contraddizioni nell’attuale quadro politico dominato dalle politiche austeritarie del governo Renzi oltre che nel blocco di interessi affaristici che governa Torino”. Tradotto dal politichese: Rifondazione ufficialmente non sta con Appendino, però è contro Fassino. A buon intenditor…
Il blog di Sel e quello del PdCI sono congelati a dieci giorni prima della batosta elettorale al primo turno. I sondaggi attribuivano alla compagine di Airaudo il 7%, le urne hanno offerto poco più della metà.
Nei giorni scorsi si vociferava di un incontro Airaudo Appendino nella sede delle Officine Corsare, ala giovanile di Sel, ma poi entrambi hanno smentito.
Quelli di Sel sanno bene che, se vince di nuovo Fassino, probabilmente non godranno degli stessi appoggi per cooperative e imprese amiche di cui hanno potuto beneficiare in passato e sperano che Appendino, se la appoggeranno, possa mettere una buona parola dai posti giusti. Ovviamente le nostre sono solo ipotesi, ma il dubbio che la rottura di Sel non abbia ben disposto Fassino ci pare del tutto ragionevole.

Nei fatti il sistema del doppio turno apre le porte ad un mercato politico, che ovviamente resta prevalentemente sotto traccia.

Appendino non si apparenta con nessuno, ma non respinge al mittente nessuno: pur di sedere sulla poltrona di sindaco prende i voti di tutti, a destra, a sinistra e al centro, si fa benedire dai razzisti e dagli antirazzisti, dai e dai Si Tav, dagli ecologisti e dagli inquinatori.
Sul Tav, cavallo di Troia con cui i pentastellati sono sbarcati vittoriosi in Val Susa, la posizione della candidata pentastellata è decisamente ambigua: nel programma il Tav non c’è. A parole ha negato di non voler uscire dall’osservatorio sulla Torino Lyon, poi si è corretta è ha dichiarato che avrebbe valutato di uscire, dopo essere entrata. Un’abile imprenditrice, che ha imparato presto le regole della comunicazione politica.
Nelle ultime settimane ha puntato sempre di più sulla sicurezza, con un programma, che è impossibile distinguere da quello di Fassino. Leggere per credere. Qui quello di Appendino, qui quello di Fassino.

Fassino pur avendo undici punti in più della sua avversaria sta dando segni di nervosismo, nonostante l’appoggio ricevuto da Forza Italia. A pochi giorni dal secondo turno viene aperto il sotto passo di piazza Statuto, vengono date le ultime pennellate agli ultimi progetti di arredo urbano che hanno ripulito l’immagine di alcune zone della città, dove, nonostante giardinetti e panchine nuove si continua a vivere male, tra sfratti, militari in strada, telecamere e caccia ai senza documenti.

Il portale infoaut, espressione di alcuni pezzi della post cittadina, pubblica un editoriale dal titolo chiarissimo “La situazione può diventare eccellente?”. Nell’articolo si fa beffe della sinistra perbene che corteggia timidamente Appendino, dopo il fallimento della propria lista. Infoaut rilancia il proprio sostegno ai pentastellati, come unico segno di rottura con il “partito della nazione”, al di là di una “dirigenza” che sta praticando approdi istituzionali. Poi rilancia verso il referendum costituzionale, come occasione per “scommettere in modo ragionato e organizzato sul caos”, per cercare segni di rottura al di là dei significati simbolici della difesa della Costituzione del ’48.

Negli anni tante volte la sinistra istituzionale (e non istituzionale) ha invocato il realismo per giustificare il voto, l’alleanza tattica, in operazioni in parte banalmente lobbiste, in parte frutto di una narrazione che spinge verso il nemico del tuo nemico, anche quando è attraversato da ambiguità tutt’altro che trascurabili come, nel caso specifico, il giustizialismo, il razzismo, il liberismo di fondo.
Si tratta di operazioni che a volte “rendono” sul breve periodo, ma hanno ben poco fiato su scala più ampia.

Per quanto ci riguarda cerchiamo altrove i segnali di effervescenza sociale. Li troviamo dove si sviluppano le lotte autonome, senza delega, dove si costituisce, anche per breve tempo, una comunità che si riconosce nell’azione comune, nella pratica della decisione condivisa. Diventano realtà concreta nella costruzione di spazi pubblici non statali, nella sottrazione al controllo e alla militarizzazione di spicchi di territorio, nel fare che emancipa dalla soggezione all’istituito.
E’ una strada difficile, ma la sola possibile per chi pensa che il mondo in cui siamo forzati a vivere sia intollerabile. Chiunque governi la nostra città dal prossimo lunedì.

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