Cerchio nel bosco

CasaLonjer5Mentre vota al ballottaggio e prova a immaginare sé stessa dopo le elezioni,‭ ‬decido di incontrare e provare a dare voce a quelle realtà,‭ ‬a volte piccole,‭ ‬a volte più grandi,‭ ‬disseminate sul territorio,‭ ‬che attraverso modalità di autogestione e di condivisione delle esperienze,‭ ‬agiscono concretamente nelle trame della società,‭ ‬modificandone pratiche e destini.‭ ‬Faccio poca strada in realtà,‭ ‬arrivo fino a Longera,‭ ‬minuscolo paese ai margini della città,‭ ‬che con la sua piccola vallata costituisce uno dei polmoni verdi che ancora resiste alle lusinghe della cementificazione selvaggia.‭ ‬Qui trovo la comune di Casalonjer,‭ ‬che in una domenica ventosa di quasi estate,‭ ‬mi accoglie nel suo giardino‭; ‬seduti in cerchio mi raccontano la loro esperienza,‭ ‬ogni voce mi riporta minuziosamente un aspetto della loro attività.‭ ‬Assieme,‭ ‬armonicamente,‭ ‬come un’orchestra,‭ ‬le loro parole disegnano l’idea di futuro che hanno in mente,‭ ‬un futuro ideale che rimane ben piantato nella realtà del vissuto quotidiano.‭ ‬È Anna a prendere per prima la parola e mi spiega di come il gruppo,‭ ‬che oggi conta sei persone,‭ ‬sia cambiato negli anni:‭ “‬Il gruppo si è modificato nel corso del tempo a seconda delle persone che di volta in volta sono venute a stare con noi.‭ ‬Ci definiamo una comunità intenzionale,‭ ‬per distinguerci,‭ ‬ad esempio,‭ ‬da gruppi di studenti che vivono assieme.‭ ‬Quello che ci caratterizza è la presenza di progetti specifici e di metodologie che aiutano lo stare assieme.‭ ‬Anche nelle varie comunità si è capito,‭ ‬a volte a proprie spese,‭ ‬che il nodo cruciale sta nelle relazioni:‭ ‬come riuscire a comunicare bene‭? ‬È una questione che rischia di scardinare non solo le comunità stesse,‭ ‬ma che si insinua dentro tutti i luoghi della socialità dove si sta assieme.‭”
La comunità,‭ ‬oltre ad indagare ed esperire pratiche efficaci di relazione e condivisione,‭ ‬sviluppa e lavora alla realizzazione di numerosi progetti.‭ ‬La stessa scelta del nome suggerisce da subito le intenzioni e la visione che nutrono la comunità:‭ “‬Il nostro nome unisce due lingue diverse,‭ ‬sia perché la comunità di Longera è bilingue sia perché al nostro interno ospitiamo culture diverse.‭ ‬La casa è il concetto che più sentiamo nostro,‭ ‬più inclusivo rispetto a quello della famiglia tradizionale,‭ ‬mononucleare.‭ ‬La casa è il tetto sotto al quale si può riunire tutto ciò che si vuole.‭”
Oltre alle attività di divulgazione del vivere comunitario e di condivisione dei saperi,‭ ‬Casalonjer dal‭ ‬2012‭ ‬porta avanti il progetto chiamato Cerchio nel bosco,‭ ‬attività pionieristica nel settore per la realtà triestina.‭ “‬Un gruppo di noi si raccolse qualche anno fa attorno all’idea di un percorso che coinvolgesse bambini e genitori e che si inserisse nell’alveo della pedagogia .‭ ‬Ci siamo ritrovati in una ventina e la prima domanda che ci siamo posti è com’è stata per noi l’esperienza nella statale.‭ ‬Attraverso modalità di brainstormig ognuno di noi ha fatto riaffiorare ricordi e traumi.‭ ‬A partire da quelle esperienze,‭ ‬del tutto negative,‭ ‬abbiamo individuato una serie di situazioni e modalità che non volevamo riproporre ai nostri ragazzi.‭ ‬Ragionando su ciò che non volevamo,‭ ‬abbiamo fatto una lista delle cose che invece intendevamo proporre.‭”
L’elaborazione sugli aspetti nocivi del sistema scolastico tradizionale si è sviluppata nel tempo e si è arricchita del contributo di tutti‭; ‬da molteplici prospettive hanno strutturato una valutazione critica precisa e ragionata,‭ ‬a partire dalla quale hanno cominciato a delineare i tratti specifici del loro progetto.‭ “‬Il termine‭ ‬scuola pubblica andrebbe abolito perché,‭ ‬di fatto,‭ ‬la scuola pubblica non esiste.‭ ‬Esiste,‭ ‬invece,‭ ‬una scuola statale che,‭ ‬come tale,‭ ‬persegue coerentemente i suoi scopi:‭ ‬crescere personalità assoggettabili,‭ ‬manovrabili,‭ ‬indirizzabili.‭ ‬Quando i bimbi entrano a scuola,‭ ‬a sei anni,‭ ‬nell’arco di poco tempo il loro entusiasmo e la loro gioia nei confronti del sapere viene spento invece di essere riattivato.‭ ‬Tutto ciò che apparteneva naturalmente alla sfera della curiosità del bimbo si estingue e l’apprendere cose nuove viene vissuto dai bambini come una pesante imposizione.
Il compito essenziale della scuola statale finisce per essere non tanto quello di ampliare in maniera entusiastica e smisurata il raggio di conoscenze di una persona,‭ ‬ma specializzare competenze in modo che queste persone risultino,‭ ‬domani,‭ ‬utili al sistema produttivo.‭ ‬Per questo vengono allenati fin da piccoli ad avere dei ritmi precisi e la giornata scandita.‭ ‬Viene loro imposta un’ora di inizio e una di conclusione,‭ ‬qualcuno dice loro cosa si fa e cosa non si deve fare.‭ ‬Tutta una serie di meccanismi che non appartengono naturalmente ai bambini.
Queste dinamiche emergono già a partire dall’asilo nido e dalla scuola dell’infanzia attraverso tutta una serie di intromissioni in quelli che sono i processi di naturale evoluzione del bimbo e che in tutte queste strutture vengono omologati e inseriti all’interno di uno schema precostituito.‭ ‬La qual cosa è anche comprensibile da un punto di vista organizzativo:‭ ‬quando un adulto si occupa da solo di‭ ‬25‭ ‬bambini è inevitabile che vengano a crearsi situazioni da catena di montaggio.‭
L’ambito nel quale ci muoviamo è quello legalitario della nostra costituzione,‭ ‬all’interno della quale si cita il diritto all’ per i bambini e il dovere dei genitori di garantirglielo.‭ ‬Non c’è alcun obbligo,‭ ‬quindi,‭ ‬di frequentare la scuola statale‭; ‬c’è,‭ ‬invece,‭ ‬un dovere da parte del genitore o della figura educativa di riferimento di garantire che il bambino possa istruirsi.‭ ‬La realtà in cui viviamo è,‭ ‬al contrario,‭ ‬capovolta rispetto a questo principio:‭ ‬il dovere dell’adulto si trasforma in un suo diritto,‭ ‬quello di poter delegare i propri figli a qualcun altro tenendoli lontani da casa per un tot di ore al giorno,‭ ‬e il diritto del bambino di accrescere le proprie conoscenze liberamente,‭ ‬seguendo le proprie predisposizioni,‭ ‬diventa un dovere:‭ ‬devi andare a scuola,‭ ‬devi fare questi compiti e poi,‭ ‬alla fine,‭ ‬verrai anche giudicato se sei stato bravo o non bravo.‭”
I primi passi del Cerchio nel bosco si muovono a partire da questa analisi critica.‭ ‬Inizialmente il progetto,‭ ‬che nasce dall’esigenza di pensare per i propri figli percorsi di istruzione alternativi alla scuola statale,‭ ‬si struttura grazie all’impegno degli stessi genitori.‭ ‬L’asilo inizialmente è itinerante:‭ ‬d’estate si ritrovano nei parchi cittadini e d’inverno,‭ ‬a turno,‭ ‬i genitori mettono a disposizione le proprie case.‭ ‬Poi decidono di trovare uno spazio stabile e di inserire nel gruppo accompagnatori esterni a supporto dei genitori.
‭“‬Da qui è nata un’idea di spazio che abbiamo deciso di esperire e che fa riferimento al modello nordico di asilo nel bosco:‭ ‬i bimbi vivono lo spazio all’esterno,‭ ‬anche d’inverno,‭ ‬anche con la pioggia.‭ ‬Noi forniamo loro gli strumenti per affrontare le diverse condizioni climatiche‭ – ‬disponiamo anche di uno spazio chiuso riscaldato‭ – ‬e la natura fa da maestra.‭ ‬Si gioca e si impara attraverso la natura,‭ ‬utilizzando anche materiali diversi specie per le attività artistiche.‭ ‬Abbiamo acquistato anche alcuni pastini adiacenti a Casalonjer che si trovano a pochi minuti dal boschetto del Farneto.‭ ‬È un progetto che cammina sulle gambe di famiglie e di accompagnatori,‭ ‬ma anche di amici e sostenitori.‭ ‬Tutti ruoli fondamentali e distinti che però lavorano assieme sinergicamente.‭”
Al momento ci sono sette bambini,‭ ‬divisi in due gruppi di età.‭ ‬Tra qualche anno entreranno in età scolare e per allora,‭ ‬i genitori e gli accompagnatori del Cerchio nel bosco,‭ ‬vogliono essere pronti a partire con la scuola libertaria.
Una struttura dove adulti e ragazzi collaborano sullo stesso piano all’esplorazione del mondo e all’accrescimento delle conoscenze dei singoli in perfetta armonia con il gruppo intero.‭ ‬Dove al centro del processo di apprendimento si trova il bambino,‭ ‬le sue attitudini,‭ ‬i suoi talenti e la sua curiosità.‭ ‬Una scuola che sia in grado,‭ ‬mi dicono con fermezza,‭ “‬di crescere adulti consapevoli‭” ‬perché capace di sottolineare e sviluppare la centralità dell’individuo.‭ ‬Per questo le decisioni al Cerchio vengono prese sempre attraverso dinamiche assembleari,‭ ‬dove adulti e bambini discutono assieme,‭ ‬paritariamente,‭ ‬di difficoltà e possibilità.
‭“‬Gli adulti sono uno strumento‭” – ‬specifica Aldo‭ – “‬utile nel momento in cui il bimbo naturalmente porta la curiosità e la richiesta di approfondimento su alcune tematiche.‭ ‬L’adulto si muove bene in questa società ed è in grado di soddisfare l’esigenza dei bambini creando canali specifici.‭”
Mi raccontano ancora del confronto continuo e costruttivo con le altre esperienze di istruzione libertaria presenti in Italia,‭ ‬di quanto l’apprendimento spontaneo arricchisca un sapere globale,‭ ‬che non si ferma ad alcune nozioni prestabilite,‭ ‬ma che abbraccia una molteplicità di esperienze e di contesti.‭ ‬La preparazione che sta dietro alla nascita di una scuola libertaria è tanta,‭ ‬ma l’obiettivo è altrettanto grandioso:‭ ‬scardinare gli schemi educativi tradizionali che guidano l’individuo,‭ ‬già da piccolo,‭ ‬a seguire percorsi preconfezionati,‭ ‬alieni,‭ ‬spesso,‭ ‬alle attitudini del singolo.‭ ‬Perché il processo di apprendimento possa ritornare ad essere un’esperienza di gioia e di piacere nel rispetto dei talenti e della personalità di ciascun individuo.

Silvia Antonelli