genova luglio 2001, proteste contro il g8 --- genoa july 2001, protests against g8 summit "owner of nothing, nobody's servants, rushing to the future"

Genova 15 anni dopo

genova luglio 2001, proteste contro il g8 --- genoa july 2001, protests against g8 summit "owner of nothing, nobody's servants, rushing to the future"Sono passati quindici anni dalle quattro giornate di ‭ ‬2001,‭ ‬un evento che chiunque l’abbia vissuto‭ – ‬soprattutto in prima persona‭ – ‬è difficile da dimenticare,‭ ‬dato il suo valore sia simbolico,‭ ‬sia di angosce materialmente esperite,‭ ‬con i governi del mondo che mostravano il loro vero volto all’interno di una nazione che situazioni simili non le vedevano da alcuni decenni.‭ ‬Non ripercorreremo i fatti di quei giorni,‭ ‬comunque ben noti,‭ ‬se non di sfuggita:‭ ‬cercheremo qui,‭ ‬invece,‭ ‬di rivisitare le potenzialità ed i limiti di quel movimento di allora,‭ ‬che offrì a decine di milioni di individui la speranza di‭ “‬un mondo nuovo e possibile‭”‬.
In qualche modo,‭ ‬il movimento era nato a metà anni novanta intorno all’esperienza zapatista messicana che aveva rotto la cappa di piombo degli anni ottanta,‭ ‬con l’ideologia‭ “‬neo”liberista e l’idea della‭ “‬necessità‭” ‬della distruzione delle conquiste del movimento operaio e socialista che erano riuscite ad imporsi a livello di massa‭ – ‬grazie anche al crollo delle esperienze del socialismo‭ (‬ir)reale che aveva dato l’impressione della‭ “‬fine della storia‭” ‬e presentato il capitalismo come unica realtà possibile ed ogni sua alternativa come velleitaria se non peggio.‭
Merito dello zapatismo fu anche‭ – ‬anzi:‭ ‬soprattutto‭ – ‬quella di offrire nuovamente a livello di massa l’idea della possibilità effettiva di‭ “‬cambiare il mondo senza prendere il potere‭”‬.‭ ‬Intorno al processo internazionale di solidarietà al movimento messicano si andò gradatamente costituendo una rete di gruppi,‭ ‬movimenti,‭ ‬associazioni che riuscirono a superare le loro diversità ed unirsi sulla base dell’opposizione alle politiche‭ “‬neo”liberiste internazionali che si andavano fin da allora costituendosi,‭ ‬rappresentandosi anche mediaticamente tramite i vari incontri internazionali dei principali governi mondiali con all’ordine del giorno i vari‭ “‬accordi di libero scambio‭” – ‬leggi redistribuzione ai ricchi delle‭ (‬poche‭) ‬ricchezze che le classi subalterne erano riuscite a strappare nei‭ “‬trent’anni gloriosi‭” ‬e distruzione dei‭ (‬pochi‭) ‬diritti che le stesse avevano conquistato con lunghe e sanguinose lotte.
Le manifestazioni di Seattle dal‭ ‬30‭ ‬novembre al‭ ‬4‭ ‬dicembre del‭ ‬1999‭ ‬contro la terza conferenza dell’Organizzazione mondiale per il commercio‭ – ‬World trade organization,‭ ‬WTO‭ – ‬convocata per avviare il‭ ‬Millenium round,‭ ‬grazie alla loro vittoria sia pure momentanea contro i giganti della terra,‭ ‬furono il momento di svolta del movimento e,‭ ‬allo stesso tempo,‭ ‬il punto culminante di un processo di integrazione di gruppi e organizzazioni attive in varie parti del mondo che,‭ ‬dopo varie campagne specifiche,‭ ‬mobilitazioni locali e controvertici‭ “‬minori‭”‬,‭ ‬si trovò unificato da pratiche di lavoro comune,‭ ‬che superavano i confini statali e si affiancavano ai consueti settori di iniziativa politica e sociale.‭ ‬Il tutto,‭ ‬nonostante l’eterogeneità,‭ ‬sempre alla luce dell’idea unificante di un mondo diverso e possibile e,‭ ‬in moltissimi settori,‭ ‬che questo cambiamento fosse possibile superando la tradizionale concezione della conquista del potere.
I governi non stettero con le mani in mano e la risposta immediata fu la più selvaggia delle varie iniziative:‭ ‬dopo Seattle il morto fu cercato da subito,‭ ‬per far comprendere agli inaspettatamente numerosi e decisi oppositori che il manovratore non andava disturbato in alcun modo.‭ ‬La cosa fu immediatamente evidente con le iniziative internazionali del movimento:‭ ‬nel‭ ‬2000‭ ‬ad aprile,‭ ‬a Washington,‭ ‬in occasione del G7‭ (‬Gruppo dei Sette:‭ ‬gli Stati Uniti,‭ ‬il Giappone,‭ ‬la Germania,‭ ‬il Regno Unito,‭ ‬la Francia,‭ ‬l’Italia,‭ ‬il Canada‭); ‬in settembre,‭ ‬a Praga,‭ ‬contro l’incontro del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale‭; ‬in ottobre,‭ ‬a Montreal,‭ ‬contro il vertice tra i ministri finanziari e i governatori delle Banche centrali dei venti paesi più industrializzati‭; ‬in dicembre,‭ ‬a Nizza,‭ ‬durante il Consiglio Europeo.‭ ‬La situazione genovese venne anticipata l’anno successivo a Davos,‭ ‬in Svizzera,‭ ‬al Forum dell’economia mondiale,‭ ‬ma soprattutto nel marzo napoletano‭; ‬poi in aprile,‭ ‬in Quebec,‭ ‬nella manifestazione contro l’incontro dei dei Presidenti e dei Governatori di Nord,‭ ‬Centro e Sud America ed a giugno,‭ ‬durante la manifestazione contro il Consiglio Europeo a Göteborg‭ (‬Svezia‭)‬,‭ ‬dove ci furono feriti gravissimi ad opera delle armi da fuoco che vennero usate dalla polizia.‭ ‬Infine,‭ ‬Genova.‭ ‬Il movimento,‭ ‬però,‭ ‬non morì affatto ed anche la situazione genovese,‭ ‬nonostante l’enorme apparato mediatico messo in atto per criminalizzare il movimento,‭ ‬fu l’occasione per rilanciare la lotta.
Il vero punto di svolta a favore dei governi,‭ ‬spesso sottovalutato nello scrivere la storia del movimento,‭ ‬furono gli eventi dell‭’‬11‭ ‬settembre‭ ‬2001.‭ ‬Non entreremo nel merito della questione sulla matrice dell’intera vicenda:‭ ‬sta di fatto che che i governi se la giocarono tutta a loro favore,‭ ‬presentandosi come i difensori di un popolo mondiale messo sotto attacco da un pericolosissimo,‭ ‬feroce ed assolutamente destrorso nemico esterno.‭ ‬Qui il movimento cominciò a sbandarsi,‭ ‬partendo dalla‭ “‬deconvocazione‭” ‬dell’iniziativa napoletana del tardo settembre‭(‬1‭) ‬e,‭ ‬soprattutto,‭ ‬con la palese sconfitta avvenuta all’atto della convocazione della manifestazione internazionale contro la guerra in Afghanistan:‭ ‬nonostante si sia trattata della più grande manifestazione di tutti i tempi‭ – ‬con decine di milioni di partecipanti a vario livello‭ – ‬la guerra si svolse lo stesso,‭ ‬invertendo nell’immaginario collettivo quel senso di possibilità effettiva di mutamento che aveva animato fino a quel momento il movimento,‭ ‬che gradatamente andò a sfaldarsi negli anni successivi.‭ ‬Le riunioni internazionali continuarono a farsi con sempre meno numerose contestazioni,‭ ‬le guerre si sono susseguite sempre più numerose e gli accordi internazionali a favore dei ricchi contro i poveri pure.
Quali furono i limiti che portarono alla fine di un movimento così di massa‭? ‬Certo,‭ ‬non va sottovalutato il timore che in molti suscitò l’enorme apparato repressivo e violento messo in atto dai governi di tutto il mondo,‭ ‬ma gli errori fondamentali furono altri.
Innanzitutto,‭ ‬quella eterogeneità che inizialmente ne aveva fatto la forza divenne il suo limite.‭ ‬Le componenti più moderate che erano state trascinate dall’onda del movimento furono le prime a cedere alla sirena dell’unità‭ (‬inter)nazionale contro il terrorismo,‭ ‬mentre alcune componenti‭ “‬terzomondiste‭” ‬screditarono il movimento con delle analisi che vedevano nel miliardario saudita a capo di Al-Qaueda una sorta di leader del proletariato arabo.
Soprattutto,‭ ‬però,‭ ‬non si comprese e,‭ ‬soprattutto,‭ ‬non si applicò l’indicazione che veniva dalle componenti libertarie del movimento di Seattle con lo slogan‭ “‬è ora di parlare con il tuo vicino‭”‬:‭ ‬alle manifestazioni il movimento doveva accompagnare un capillare lavoro di massa rivolto alle classi subalterne,‭ ‬partendo dalle loro condizioni materiali di vita.‭ ‬Non è un caso,‭ ‬infatti,‭ ‬che a distanza di oltre dieci anni,‭ ‬di quel movimento sia rimasto in piedi a livello di massa solo l’esperienza nordamericana,‭ ‬che si è reincarnata nelle lotte contro la crisi e le politiche di salvataggio delle banche che ha preso il nome di‭ ‬Occupy Wall Steeet e di cui,‭ ‬non a caso,‭ ‬lo slogan più noto è quello del‭ “‬noi siamo il‭ ‬99%‭”‬.‭ ‬Purtroppo,‭ ‬il resto del movimento non ha seguito questa strada,‭ ‬alla fine dimostratasi vincente,‭ ‬e si è lasciato andare ad una nuova disgregazione ed atomizzazione di quelle associazioni,‭ ‬gruppi,‭ ‬movimenti che,‭ ‬per alcuni anni,‭ ‬avevano saputo fare fronte comune contro governi e politiche‭ “‬neo”liberiste.‭ ‬Una lezione,‭ ‬questa della storia del movimento‭ “‬‭”‬,‭ ‬che va tenuta presente per non ripetere gli stessi errori,‭ ‬perché di un mondo diverso e possibile abbiamo davvero tutti‭ – ‬o almeno il‭ ‬99%‭ – ‬un disperato bisogno,‭ ‬di fronte all’attacco sempre più ampio alle condizioni di vita e,‭ ‬in prospettiva,‭ ‬alla stessa sopravvivenza della specie umana.

Enrico Voccia

‭(‬1‭) ‬L’iniziativa si svolse comunque,‭ ‬anche con una notevole partecipazione ed una discreta riuscita in termini di controinformazione,‭ ‬ma solo a livello regionale.