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L’Europa e il lavoro

latestIl limite al diritto di sancito dalla Corte di Giustizia Europea, il caso Viking.

La Viking, società di trasporti marittimi finlandese, nel 2004 decide di cambiare bandiera di una delle sue navi, registrandola in Estonia, così da poter applicare la contrattazione collettiva di quel paese e quindi corrispondere stipendi di gran lunga inferiori ed “offrire” ai propri lavoratori tutele radicalmente ridimensionate.

Il finlandese dei marittimi, ai quale erano iscritti i componenti dell’equipaggio della nave in questione, in lotta contro questo scambio di bandiera, promuove un’azione sindacale nei confronti della Viking.

L’impresa finlandese a sua volta instaura una controversia che va a finire davanti alla Corte di Giustizia Europea, dovendo decidere sulla questione pregiudiziale volta a stabilire se “Il trattato (di funzionamento della UE) intenda vietare un’azione sindacale nel caso in cui la stessa abbia lo scopo di impedire ad un datore di lavoro di avvalersi, per ragioni economiche, della libertà di stabilimento” (garantita per l’appunto da un articolo del TFUE, l’art.49).

La sentenza della Corte di Giustizia Europea in spiccioli: il diritto di azione sindacale deve essere fortemente limitato quando entri in conflitto con la libertà dello stabilimento. La corte di giustizia, furbamente omette di meglio analizzare il fenomeno delle bandiere di comodo, che sì, rientra senz’altro nella libertà di “stabilimento”, ma mi si consenta che in tale situazione, la linea di demarcazione è talmente sottile, fra la libertà dell’ordine economico e dell’uso fraudolento di quest’ultima così come sancita dall’art. 49 TFUE, che non possono non sorgere dubbi nel merito della questione.

Il secondo punto inoltre e non meno importante è quello inerente alla competenza della Corte di Giustizia Europea, visto e considerato che il diritto di sciopero non è di competenza del legislatore comunitario e che quindi esso non ne può fissare i limiti in nessuna maniera. Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio vizio d’incompetenza, però mai sollevato neppure dal Parlamento UE.

Se poi la Corte stessa riconosce il diritto della contrattazione collettiva e quindi il diritto a scioperare come diritto fondamentale, a noi poco interessa, perché è evidente ed innegabile che sono stati apposti veri e propri limiti ad un diritto di competenza nazionale, per bilanciare ed anzi per meglio dire, favorire, la libertà di ordine economico e del mercato ai danni dei lavoratori che oggi come oggi non hanno nessuna speranza contro simili sentenze e simili istituzioni oligarchiche, essendo senza stato sociale e senza sindacati.

Franco Ricci