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Tra crisi istituzionale e spinte autogestionarie

la-foto-3Pubblichiamo di seguito l’intervista a due compagn* della Federazione Anarchica Messicana, realizzata nell’agosto del 2016, sull’esplosiva situazione del paese mesoamericano. L’intervista, ovviamente, non è e non può essere esaustiva sulla complessa situazione del Messico ma affronta da una prospettiva anarchica i principali punti nodali degli ultimi anni: le riforme strutturali, l’ultima in ordine di tempo è quella dell’istruzione, la questione della distribuzione delle terre, il narcotraffico, la questione indigena, la violenza di genere.

D: Come vi state organizzando come movimento anarchico in Messico? Quale è la situazione nel paese?

R1: Il Messico si trova in questo momento sull’orlo della guerra sociale, questo è dovuto ad un capitalismo rapace e selvaggio, che ha infettato la vita di tutti i settori sociali: nel lavoro, nell’educazione e nell’ambito rurale, contadino c’è la confisca delle terre ai contadini, garantita per legge.

Il narcotraffico così come controlla i quartieri controlla lo stato, in Messico lo chiamiamo “narco-stato”. Questo sistema ha provocato dal 2006 ad oggi, in dieci anni, la morte di più di 130.000 persone, 130.000 morti per mano di sicari. Ci sono ad oggi più di 25.000 desaparecidos e sono la conseguenza di ciò che è in voga oggi in Messico: un narcotrafficante vuole manodopera economica, entra con una camionetta piena di sicari, gente armata in un paesino e si porta via la gente, se li porta a lavorare in condizione di schiavi e se qualcuno si rifiuta lo assassinano e seppelliscono in una fossa. Quando sparirono i 43 compagni della Scuola Normale rurale di Ayotzinapa, in tanti abbiamo solidarizzato con i famigliari dei desaparecidos, ma i desaparecidos non erano solo 43 ma in totale sono tra i 25.000 e i 30.000.

R2: Questo sistema provoca anche l’assassinio sistematico di donne, questo per la tratta della prostituzione… ed è il prodotto dell’impunità perché non è possibile legalmente a oggi denunciare un compagno, un padre o un fratello violento e quindi molte donne vengono uccise dai propri famigliari, i compagni o per effetto della scomposizione sociale che sta generando lo stato messicano; questa scomposizione provoca la rottura dei legami sociali, della collettività.

R1: Solo per dare un’idea di quanto sta dicendo la compagna, in una località del Messico da gennaio ad aprile di quest’anno quasi 12.000 donne sono state uccise per la loro condizione di donne, quello che adesso in Messico è conosciuto come femminicidio.

R2: In tale contesto come anarchici stiamo incidendo in maniera diretta sia nelle comunità indigene sia lavorando in certi settori sociali non solo per accompagnare queste lotte ma per posizionarci in modo anarchico nella discussione, nell’organizzazione e nella resistenza in certi settori del paese.

R1: Quello che cerchiamo è il modo di partecipare con la comunità indigena e contro la confisca e l’esproprio di terre. Abbiamo partecipato a degli incontri organizzati dagli indigeni in difesa della madre terra e contro l’estrazione mineraria e in una lotta al narcotraffico, in tutti i mezzi [di comunicazione ndt.] facciamo propaganda, pubblichiamo il nostro periodico, pubblichiamo articoli e con gli studenti discutiamo il problema del commercio di droga: a chi questo giro di affari crea ricchezza e chi ne viene danneggiato. Inoltre discutiamo sul malessere sociale derivato dalle condizioni dei lavoratori, partecipiamo nelle proteste. In Messico lo chiamiamo “generare tensione e mostrare le contraddizioni”. Generare tensione politicamente, in modo organizzato, discutendo con i lavoratori eccetera, e questo deriva da azioni molto concrete: il 1° dicembre 2012 ci fu uno scontro senza precedenti nella storia di Città del Messico fra molti manifestanti e le forze di sicurezza… noi abbiamo creato in quel momento come strategia di lotta l’Alianza Anarquista Revolucionaria in cui vi erano studenti, operai, noi della Federazione eccetera per incrementare i simpatizzanti e partigiani dell’anarchismo. Siamo arrivati a indire marce di mille, duemila anarchici che partecipavano, come effetto della repressione sistematica del governo contro compagni. Ad alcuni avevano messo la polizia sotto casa, dovettero andarsene di casa.

R2: Un linciaggio mediatico attraverso i grandi mezzi di comunicazione: TV, radio e giornali di diffusione nazionale. Questa tensione era contro chiunque si opponeva ai partiti politici del paese, c’è stata una caccia agli anarchici e persone dell’opposizione non istituzionale in generale fino ad andare a casa delle persone e minacciarle di ucciderle se avessero continuato a manifestare.

R1: La chiamiamo violenza mediatica e poliziesca.

D: Altra domanda: nelle proteste degli insegnanti di questi mesi come state intervenendo?

R1: Abbiamo appena creato un “gruppo autonomo di professori”. Con la nuova riforma educativa si applica una legge di valutazione docente. La legge di valutazione è un’idea, è un mandato della Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, una organizzazione internazionale di impresari che chiede al governo di valutare i propri professori per valutarne la qualità dell’educazione. La “qualità dell’educazione” secondo noi è privatizzare l’educazione: da una parte licenzi circa un milione e mezzo di professori, gli togli il diritto di lavoratori a tempo indeterminato e li collochi come impiegati temporanei. Con la nuova legge educativa è stato pianificato l’intervento di attori esterni alla scuola, attori economici: è una riforma che va nella direzione della privatizzazione.

La riforma educativa è parte di qualcosa che è conosciuto come ‘riforme strutturali’. Il governo attuale di Enrique Peneñeto ha iniziato organizzando e promuovendo le riforme strutturali che di fatto erano mandati che esigevano alcuni organismi finanziari internazionali come l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

Il governo messicano iniziò con il “Patto per il Messico”, un patto fra classe politica e classe economica. E la classe economica poté contare sull’appoggio di parlamentari dei partiti di sinistra, di centro e di destra per assicurare che non si sarebbero generate differenze e potesse passare rapidamente tutta le riforme strutturali. Quindi passò la legge sul lavoro, c’è una nuova legge sul lavoro dove il lavoratore è spogliato di tutte le sue garanzie e diritti lavorativi conquistati con la rivoluzione messicana. Ci sarà una riforma sanitaria dopo quella educativa, c’è stata una riforma una riforma fiscale, energetica con attori privati per privatizzare tutto il settore energetico. Particolarmente sulla riforma educativa abbiamo individuato dei punti che ci sembrano nodali.

Tutti i lavoratori dell’educazione, professori e docenti, smettono di essere lavoratori permanenti [a tempo indeterminato ndt] e passano ad essere lavoratori a termine, a partire da quella che chiamano ‘certificazione docenti’, si che i docenti si valutino per potersi certificare. La chiamano ‘qualità educativa’. In questo primo aspetto ci fu una discussione tra i maestri in cui ci si chiedeva “se io sono valutato che succederà”? Il governo aveva promesso che ci sarebbe stato un aumento salariale dei docenti, una menzogna, e ha significato perdita dei diritti dei lavoratori.

R2: La legge educativa è una legge lavorativa che si maschera da educativa affinché l’opinione pubblica o la gente che non è parte di questo particolare settore la legittimi e che, in questo senso, la mobilitazione dei maestri sia screditata. Dico che è una riforma lavorativa perché di fatto prevede che i lavoratori perdano tutti i loro diritti a partire da una supposta valutazione che va a certificare la qualità del professore, rendendo preponderante il diritto dei bimbi all’educazione, ad un’educazione di qualità senza però definire cosa sia un’educazione di qualità. “Qualità” è un termine capitalistico-industriale che non si può applicare alla questione educativa e in questo senso tale esame/valutazione è completamente antipedagogico, di 12 ore in cui non c’è alcuna domanda sul metodo pedagogico che uno utilizza in aula ma solo domande su una serie di leggi – che ci si deve imparare a memoria per rispondere ed ottenere una buona valutazione. Questa valutazione poi è iniqua perché da un lato abbiamo queste scuole rurali, indigene dei luoghi periferici e dall’altro buone scuole: ci sono contesti differenti in cui si muovono i vari professori. E non può esserci lo stesso esame per tutti i docenti. Quello che hanno fatto è standardizzare un esame che oltre a chiedere solo leggi non corrisponde al contesto reale in cui uno si trova.

Altro aspetto della riforma educativa è che lo stato va a togliere tutto il finanziamento all’educazione pubblica, così si trasformano in scuole private dato che una parte della riforma obbliga le famiglie a pagare tutto il mantenimento della scuola che prima era pagato dallo stato, perché lo stato con le nostre tasse destina fondi all’educazione. Quindi, dicono, si va a togliere la retta dello stato all’educazione. Lo stato non investe nell’educazione in Messico. Si investiva 1% del prodotto interno e ora non lo si investe più e i le famiglie devono pagare questa educazione. Molte persone non conoscono questo aspetto. Abbiamo informato i professori e famiglie su questo particolare punto. E per questo in diversi luoghi, in città come negli stati della repubblica, le famiglie sono quelli che stanno occupando le scuole, assieme ai maestri e la comunità. Ovvero c’è una difesa da parte della comunità dell’educazione.

R1: Diciamo che il primo aspetto è quello lavorativo. Il governo messicano ha inviato il suo primo segretario all’educazione e diceva che si sarebbero valutati i docenti per garantire la qualità dell’educazione come dire ridurre l’educazione a comune mercanzia e, come ha detto la compagna, ci siamo resi conto che l’80% dei professori si è reso conto che non è una legge educativa ma lavorativa. Il governo, tramite il suo segretario, ha affermato che quello che si stabiliva con la nuova legge era di far tornare la direzione dell’educazione al governo messicano. Ma analizzandola ci si rende conto della menzogna. È una legge lavorativa. Il professore perde automaticamente il suo posto, faccia o non faccia la valutazione docente.

D.: Quale è il rapporto fra il movimento anarchico in Messico e i movimenti indigeni?

R1: il rapporto potremmo dire che è limitato nel senso che siamo solo in alcune organizzazioni che stanno facendo il lavoro con gli indigeni. Non tutte le organizzazioni anarchiche lo stanno facendo. Soprattutto la Federazione Anarchica del Messico il Collettivo Autonomo stanno portando avanti un lavoro da circa quindici anni in comunità e villaggi indigeni, soprattutto di Oaxaca.

Come facciamo il lavoro? L’abbiamo organizzato in diversi sensi partecipando a laboratori di autoformazione varia con giovani, donne e persone che lavorano nel campo. In questi laboratori noi impariamo da loro e loro da noi. È come un apprendistato collettivo e autogestito. In questi laboratori tutto quello che si impara, soprattutto di agricolo lo portano poi nelle loro comunità condividendolo.

Per esempio, in Oaxaca, che è una regione grande con 500 villaggi indigeni, comunità, è molto difficile spostarsi in città, portare tutta la comunità in città. Quindi quello che facciamo è che agli incontri vengono delegazioni della comunità e portano i laboratori nella comunità e li riproducono.

La seconda cosa è partecipare delle loro esigenze di rispetto di usi e costumi e per la costruzione di una autonomia organizzativa indigena, anche attraverso i loro usi e costumi, e in difesa della terra. I compagni ad esempio ora, sulla costa, espropriarono, tolsero la terra a dei borghesi tedeschi, dove avevano schiavizzato per molti anni gli indigeni della regione. I compagni, attraverso l’Alleanza Zapatista, con la forza di alcune organizzazioni hanno tolto la terra ai tedeschi e l’hanno collettivizzata. Sono 70.000 ettari. Alcune imprese turistiche erano interessate a entrarci, perché stiamo parlando di un’area che è circa a un’ora e mezza da Puerto Escondido, meta turistica, e i compagni hanno detto no alle imprese turistiche perché questi ettari appartengono agli indigeni. Ci sono già comunità che stanno lavorando, ad esempio ci sono produzioni agricole, aziende di pollame, aziende in cui lavorano collettivamente e il denaro guadagnato viene ripartito fra di loro. Quindi stiamo partecipando in questo progetto dei compagni, è un’alleanza politica ma non andiamo ad insegnare, soprattutto stiamo imparando.

D.: Esistono movimenti autorganizzati contro i cartelli del narcotraffico, anche non necessariamente anarchici?

R1: In questo momento abbiamo un popolo messicano ferito, per un sistema economico e politico voluto dalla classe economica e politica, hanno imposto dolore e pianto tramite un governo della morte. Ci hanno imposto questa sofferenza e questo dolore che però adesso si sta convertendo in rabbia. Il Messico è arrabbiato, incazzato, e si è diffuso un discorso di lotta dal basso verso l’alto. Particolarmente questa lotta si è estesa in tutti gli ambiti. Molta gente non solo è arrabbiata solo per le riforme che ci sono state nel paese, ma perché dal 2006 ad oggi ci sono state 130.000 omicidi volontari, abbiamo quasi 30.000 desaparecidos e in questo momento l’alternativa che si sta organizzando nei quartieri è l’autorganizzazione. È molto interessante per noi.

Dei compagni iniziarono creando la polizia comunitaria di Guerrero, che sono compagni contadini e indigeni che hanno detto basta, che non ne potevano più che il narcotraffico governasse. Nei paesi indigeni è normale che ci siano armi, che servono per cacciare ecc. e presero le loro armi e iniziarono a creare gruppi armati per curare e garantire la sicurezza nei villaggi.

R2: Questo perché i militari e la polizia sono strettamente legati al narcotraffico in alcune regioni e le persone a non avendo la garanzia della giustizia si sono autorganizzate per affrontare la situazione in modo autonomo.

R1: In Messico si sa che a governare è il narco-stato. Per fare un esempio molto concreto: quando sono spariti i 43 studenti della Scuola Normale rurale di Ayotzinapa, chi li arresta è la polizia che poi li consegna ai sicari di un gruppo del narcotraffico della zona chiamati ‘Los Rojos’. Lo stesso governo di Guerrero ha legami con il narcotraffico, il governo di Veracruz ha legami con Los Zetas… il narcotraffico sta governando il Messico e molta gente sa che i militari sono molto legati al narcotraffico. Il narcotraffico è un’impresa, è un’attività capitalistica. Per non investire nel preparare loro stessi militarmente i propri membri contattano direttamente le persone nelle scuole militari, per dare loro lavoro e avere gente che sa maneggiare armi, che gli dà sicurezza e che può ampliare il giro d’affari.

Per esempio ci sono stati due villaggi indigeni che furono i primi ad armarsi e autorganizzarsi per lottare contro il governo e contro i narcos, contro i militari, la polizia e i gruppi armati legati al narcotraffico e con il governo. I compagni c’erano e hanno resistito. Una sorta di processo autonomo che è costato morti ma i compagni continuano nella resistenza. Ne è derivato una diffusione di gruppi di autodifesa e la gente vede che è importante opposi in armi a un governo criminale composto da narcotrafficanti e impresari eccetera.

Quando si è dato il movimento di autodifesa molti villaggi hanno iniziato ad armarsi e si è innescato un movimento molto forte. C’è un coordinamento di autodifesa e questo ha iniziato a passare di paese in paese scontrandosi, su internet si possono reperire i video.

Quando arrivavano in un paese dove c’era un contenzioso con il presidente municipale, la polizia e il narcotraffico… appena sapevano che arrivavano le forze dell’autodifesa uscivano i sicari e c’era lo scontro. L’autodifesa recuperava il controllo e instaurava un nuovo sistema di autogoverno – possiamo definirlo così – in cui il popolo locale garantiva la sicurezza cacciando i narcotrafficanti con tutti i loro sicari.

Si verifica un fenomeno. Il governo interviene quando si rende conto che è un processo, un fuoco acceso molto pericoloso e il governo messicano manda i militari a combattere non i narcotrafficanti ma l’autodifesa.

D.: Si vede l’alleanza fra lo stato e il narcotraffico. In Italia Saviano, con il suo libro libro “Zero Zero Zero” ha diffuso idea che il narcotraffico si combatte con più stato, con più governo. Da quanto dite voi invece il governo è il narcotraffico. Questo smonta la retorica di questi personaggi come Saviano che hanno molto seguito in Italia ma anche nel mondo anglosassone.

R2: L’estendersi del movimento di autodifesa ha cominciato un poco ad assomigliare ai processi rivoluzioni che il paese aveva avuto come la campagna del Morelos [guerra d’indipendenza messicana ndt.] o l’avanzata degli zapatisti all’epoca della rivoluzione, ovvero: armarsi, arrivare a un villaggio, prendere un villaggio, o meglio, armare la popolazione che si autodifende, arrivare a un altro paese ed estendere la cosa. Quindi appare già un movimento con queste caratteristiche. Quello che fa il governo messicano è uccidere ovviamente e tentare di dividere il movimento in due. Da un lato alcuni gruppi di autodifesa li coopta per offrirgli posti militari per, dicono loro, offrirgli la difesa dei villaggi in modo legale, perché il tema dell’illegalità è stato un tema centrale per smantellare il movimento dell’autodifesa nel Michoacan. Devono legalizzarsi perché non possono essere civili armati, questo era il discorso. Non puoi esercitare l’autodifesa, ti do’ un lavoro da poliziotto, legale, ti do’ la tua targhetta… però il governo, ha diviso il movimento e quelli che continuarono a lottare sono stati imprigionati nelle carceri di massima sicurezza come il dott. Mireles- che prima tentarono di uccidere con un attentato- uno dei promotori di tutta questa campagna di difesa, e ora è in un carcere di massima sicurezza.

Noi come anarchici in questo processo quello che abbiamo fatto è stato accompagnare la resistenza. È un movimento che possiamo dire possiede molte caratteristiche libertarie ma ha le sue proprie definizioni, non hanno un’ideologia politica concreta, sono comunità indigene autonome che ha permesso di non avere una direzione. Molti movimenti hanno voluto penetrare questo processo ma loro mantengono la loro autonomia inclusiva di ideologie di ogni tipo. È però molto chiaro che sono movimenti contro il sistema politico ed economico e militare del Messico quindi per noi è molto importante e si partecipa accompagnando, assistendo e diffondendo certe informazioni fin dove è possibile.

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