A female fighter of the Kurdish People's Protection Units (YPG) uses a pair of binoculars as she looks towards areas controlled by Islamic State fighters in the southern countryside of Ras al-Ain November 9, 2014. REUTERS/Rodi Said (SYRIA - Tags: POLITICS CIVIL UNREST CONFLICT TPX IMAGES OF THE DAY)

Comunicato-appello da parte di uno degli italiani unitosi allo YPG,‭ ‬scritto in occasione del corteo nazionale del‭ ‬24‭ ‬settembre a Roma

A female fighter of the Kurdish People's Protection Units (YPG) uses a pair of binoculars as she looks towards areas controlled by Islamic State fighters in the southern countryside of Ras al-Ain November 9, 2014. REUTERS/Rodi Said (SYRIA - Tags: POLITICS CIVIL UNREST CONFLICT TPX IMAGES OF THE DAY)Ciao a tutti e tutte,‭ ‬sono uno degli italiani che si sono uniti allo ,‭ ‬unità di difesa del popolo del .‭ ‬Non sono il primo e non sarò l’ultimo,‭ ‬in la solidarietà internazionale é molto forte e sono centinaia le persone che arrivano da ogni parte del mondo per far parte di questa rivoluzione.‭ ‬Siamo a conoscenza del corteo nazionale del‭ ‬24‭ ‬Settembre che si terrà a Roma e ciò non può che farci felici e darci sostegno e forza nel continuare a lottare.‭
Nelle ultime settimane sui giornali siamo stati chiamati terroristi,‭ ‬è stato detto che comunisti e anarchici vanno ad addestrarsi in Siria,‭ ‬vorrei dire ai giornalisti ed ai politici che si riempiono la bocca di belle parole,‭ ‬che questa rivoluzione non è fatta solo da comunisti o anarchici,‭ ‬ma anzi da curdi,‭ ‬arabi,‭ ‬assiri,‭ ‬ezidi,‭ ‬armeni,‭ ‬turcommanni e da tutte quelle persone che si identificano nel confederalismo democratico.‭ ‬La realtà è completamente diversa da quella che viene raccontata dai giornali e dal governo,‭ ‬i veri terroristi sono seduti nei palazzi del potere e spostano sulla scacchiera le loro pedine,‭ ‬un giorno amiche,‭ ‬un giorno nemiche,‭ ‬ma quando i nodi vengono al pettine e la verità viene a galla i nemici si scoprono.‭

L’Italia è complice di questa guerra,‭ ‬l’Alenia fornisce elicotteri da combattimento alla per bombardare il Bakur,‭ ‬l’Italia è inoltre il maggior produttore di mine al mondo ed è anche grazie all’Italia se centinaia di persone sono morte o sono rimaste gravemente ferite per colpa delle migliaia di mine disseminate dall’.‭ ‬Grazie all’accordo di‭ ‬6‭ ‬miliardi di euro tra unione europea e Turchia,‭ ‬migliaia di persone vivono in campi profughi che sono delle vere e proprie prigioni a
cielo aperto.‭ ‬Grazie a questi soldi ricevuti dall’unione europea la Turchia sta completando la costruzione di un muro di separazione con il Rojava,‭ ‬con il quale si proteggono i militari che sparano senza scrupoli su chi cerca di scappare da questa guerra‭*; ‬sono già decine le persone uccise
lungo questo confine.

L’operazione di invasione del Rojava da parte della Turchia è partita già a metà agosto con la finta invasione di Jarablus,‭ ‬in pratica operazione di sostegno all’Isis‭*‬,‭ ‬che per la prima volta è retrocesso senza combattere.
Successivamente la Turchia ha utilizzato questa nuova postazione per far partire l’invasione di alcuni villaggi del cantone di Efrin‭; ‬e in queste settimane sono state molte le provocazioni.

Il rischio di una guerra aperta tra Turchia e Rojava è sempre più alto‭; ‬ora più che mai è importante sostenere il confederalismo democratico a livello internazionale facendo pressioni sui governi e sugli Stati,‭ ‬complici e autori di questa guerra,‭ ‬perché interrompano le relazioni politiche,‭ ‬economiche e militari con Ankara‭; ‬ora più che mai è importante chiedere l’apertura delle frontiere per far entrare aiuti alimentari e medicine,‭ ‬beni di prima necessità che qui mancano.

E‭’ ‬questa la vera realtà della guerra‭; ‬la lotta al terrorismo è una menzogna ed è soltanto una facciata per nascondere gli interessi di governi e industrie belliche.

Il mio pensiero qui in Rojava non può che andare alle miglia di compagni e compagne caduti o rimasti gravemente feriti per far si che questa rivoluzione sia ancora in vita e prosegua il percorso verso la libertà.

Sperando sempre che dai semi rivoluzionari gettati qui in Rojava un giorno possano nascere fiori in tutto il mondo.

Biji Rojava biji Kurdistan

Serkeftin