Russian President Vladimir Putin (R) and his Turkish counterpart Recep Tayyip Erdogan review an honor guard on December 1, 2014 during a welcoming ceremony at the new presidential palace outside Ankara. Putin is on a one-day state visit to Turkey.                        AFP PHOTO/ADEM ALTAN

Erdogan, Putin e il (basso) impero americano

TURKEY-RUSSIA-ERDOGAN-PUTINIn un pianeta sempre più multipolare, dove il gioco delle alleanze si fa su più tavoli, variando puntate e compari in modo vorticoso, non bisognerebbe stupirsi più di nulla.

L’amichevole incontro di ieri tra e , in visita di Stato in , un anno fa sarebbe apparso sorprendente.

L’abbattimento del jet russo in territorio turco, l’alleanza tra Putin e Assad, l’intervento diretto della in hanno mutato il quadro. Il fallito golpe di quest’estate in Turchia, dietro al quale Erdogan intravede l’ombra lunga degli Stati Uniti, hanno spinto il raiss di Ankara a riavvicinarsi alla Russia, stilando un accordo per il gasdotto Turkish Stream.

L’obiettivo di Erdogan è chiaro: eliminare la variante curda dai vari pezzi in cui potrebbe essere divisa la Siria. Alla Russia interessa mantenere e rinforzare la propria posizione militare nel Mediterraneo, che ha il suo fulcro militare a Tartus ed il proprio garante politico in Assad.

Tutta da vedere la disponibilità di Damasco a concedere ad Erdogan il controllo del , tuttavia un serio ridimensionamento dell’autonomia dei tre cantoni confederati del potrebbe accontentare l’uomo forte della Turchia, impegnato in una guerra senza quartiere ad ogni forma di opposizione.

Le difficoltà degli Stati Uniti sono sin troppo chiare, tra appoggio agli alleati storici e gelo nei rapporti con la Turchia, che pure è uno dei bastioni della NATO nell’area.

D’altra parte, senza l’appoggio delle milizie curde del Rojava, gli Stati Uniti sarebbero obbligati a schierare le proprie truppe, una scelta non priva di rischi, come dimostrano le avventure belliche in Afganistan e in Iraq.

Ne abbiamo parlato con Alberto Negri, corrispondente nell’area del Sole 24 ore, che oggi ha pubblicato un suo articolo “Il vuoto di leadership che fa comodo al Cremlino”. Interessante lo sguardo sulle prospettive geopolitiche che si delineano dai programmi dei due candidati alla presidenza degli Stati Uniti, Clinton e Trump.

Ne riportiamo di seguito alcuni stralci:
“L’ ultimo dibattito ci ha consegnato un copione da “Sesso bugie e videotape”, film vincitore a Cannes nell’89. L’aspetto interessante è che il pubblico partecipa divertito o scandalizzato, star di Hollywood e della politica comprese, mentre si contano milioni di tweet che faranno volare il titolo a Wall Street. Questi sono i tempi bellezza e tu non puoi farci niente, si potrebbe dire parafrasando Bogart. Per la verità i due candidati qualche idea esile l’hanno espressa parlando di Siria e Russia ma devono aver fatto sorridere Putin ed Erdogan che si sono incontrati a Istanbul in nome della realpolitik e della spartizione di interessi energetici e sfere di influenza. Trump vorrebbe allearsi con Mosca e l’Iran per far fuori i jihadisti dell’ ma non va oltre. La Clinton esclude un intervento di terra lasciando aperta la possibilità di armare i curdi, cosa che per altro avviene già ma stranamente non ne appare informata. (…) Niente di più rassicurante per lo spregiudicato Putin che sfrutta le contraddizioni americane in Medio Oriente. Putin si è lanciato nel vuoto lasciato dall’America e approfitta dello sfibrante cambio di guardia a Obama. Erdogan non si fida degli americani e gli americani non si fidano di lui. È convinto che dietro il fallito golpe del 15 luglio sia stata coinvolta la Cia oltre che l’imam Gulen e che gli Usa favoriscano l’irredentismo curdo, il vero incubo strategico di Ankara. Per questo, dopo i sanguinosi insulti scambiati per l’abbattimento del caccia russo, ha ricucito con Putin che vede nella Siria un’ottima occasione per piazzare le basi sul Mediterraneo, vecchio sogno dei mari caldi inseguito dagli Zar. Ma la lettura di un conflitto imminente con Mosca appare esagerata. Certo Putin agisce come se fossimo in clima da guerra fredda. Teme che l’Occidente provi a destabilizzarlo come ha fatto con l’Ucraina e le rivoluzioni “colorate” quindi sposta i missili balistici a Kaliningrad e fa volare Tupolev atomici sulla Bretagna, al punto che l’Eliseo mette in dubbio l’incontro del 19 ottobre con il leader russo. (saltato nel frattempo, ndr) I dati però dicono altro. Le spese militari di Gran Bretagna, Francia e Germania sono più del doppio di quelle russe, il Pil di Mosca è paragonabile a quello italiano e se il prezzo del petrolio non aumenta avrà difficoltà a fare il bilancio in un Paese che vive per il 70% di export di gas e oro nero. Se dall’America arrivano cronache da basso impero, quelle dell’austerità russa fanno pensare che la ricostruzione di quello sovietico appare assai lontana.”

Ascolta la diretta con Alberto Negri realizzata dall’info di Blackout

tratto da Anarres