Per l’azione diretta, la mobilitazione dal basso, la conflittualità permanente

indexPer prima cosa ci preme sgombrare il campo da un grande equivoco: il del 4 dicembre non riguarda assolutamente le enunciazioni “idealiste” della Costituzione, cioè tutti quegli articoli che ne hanno fatto, per qualcuno “la Costituzione più bella del mondo”; articoli che, se presi ad uno ad uno, è facile verificare quanto siano stati enormemente disattesi da ciascuna coalizione governativa, mantenuti come specchietti per le allodole, e quasi mai difesi da quei tribunali chiamati ad affermare le leggi. Articoli che sono serviti però da copertura ideologica al sistema democratico-borghese e clericale per portare avanti i propri progetti antipopolari, filo-capitalisti, autoritari.
Il referendum si propone alcune modifiche agli assetti parlamentari (come l’abolizione del senato e sua sostituzione col senato delle regioni e dei comuni, quindi non più eletto), l’abolizione del CNEL, ecc. Per quanto riguarda le modifiche del sistema elettorale, esse non hanno nulla a che vedere con questa consultazione.

Attacco alle libertà borghesi e democrazia rappresentativa

Noi anarchici, comunque, non nutriamo nessuna attrazione verso il parlamento, e, se pur leggiamo gli evidenti tentativi in atto di accentrare i posti di comando, non riteniamo che difendere il bicameralismo camera/senato o la riduzione del numero dei deputati, possa rappresentare una difesa delle libertà sempre più minacciate in questo Paese. Come non l’abbiamo ritenuto quando si passò dal sistema proporzionale a quello maggioritario. Gli accordi militari in ambito NATO, il commercio delle armi, le politiche economiche internazionali con l’austerità, il ruolo delle banche, l’assalto alla diligenza delle conquiste popolari, l’ingerenza della chiesa cattolica, tutto questo attenta quotidianamente alle libertà (borghesi) e alle conquiste popolari; ma è una dinamica che prescinde dalle coalizioni politiche governative e dal funzionamento del meccanismo parlamentare, che, semmai, ne sono stati e ne sono strumento.
Noi non crediamo nella democrazia rappresentativa, cioè nel consenso costruito attraverso numeri manipolabili e manipolati in base al quale una minoranza si erge a governare “in nome del popolo”. Un popolo “sovrano” che – stranamente – esercita la propria sovranità solo attraverso il voto, e subito dopo cessa di esercitarla e può solo subire le scelte e le angherie dei governi. Ma, in questa scelta siamo in buona compagnia: milioni e milioni di persone si sottraggono al rito elettorale togliendo, oggettivamente, il loro consenso al sistema dei partiti.

La strana alleanza a difesa del compromesso

Il variegato e contraddittorio fronte del NO sta enfatizzando la questione parlando di attacco alla Costituzione da parte dei fautori del SI; ma è possibile non accorgersi che la destra schierata in massa per il NO – sia quella moderata che quella neofascista, oggi “alleata” ad una sinistra di varie gradazioni che vive questo referendum come una sorta di “ultima spiaggia per salvare la Patria” – è solo invidiosa di ciò che il governo Renzi sta “coraggiosamente” portando avanti e che essa avrebbe voluto – se solo avesse potuto – già realizzare?
La Costituzione nacque come un compromesso tra le forza cattoliche, liberali e marxiste, al fine di salvaguardare il nuovo sistema borghese sorto dopo venti anni di dittatura fascista, ma assolutamente in continuità con essa; questo compromesso, per la sinistra oltre tutto fu notevolmente al ribasso: accettò delle emerite porcherie, come l’inclusione del Concordato fascista con il Vaticano, e si accontentò di una serie di principii astratti che vennero disattesi subito dopo (e non oggi, 70 anni dopo!): dal lavoro per tutti alla rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, dall’art. 11 (l’Italia ripudia la guerra, ma il territorio è pieno di strutture militari NATO e straniere che fanno la guerra, a cominciare dal MUOS) al riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo, e l’elenco può continuare a lungo. Enunciazioni che, infatti, nessun governo si è mai sognato di cancellare perché la loro simbolicità e strumentalità è a tutti nota.

Un conflitto interno alla borghesia

Questo referendum scaturisce da un conflitto tra fazioni entrambe borghesi, parlamentariste, autoritarie, liberiste, in concorrenza per la gestione del potere; fazioni accomunate dalla partecipazione convinta ai gravissimi attacchi alle libertà (borghesi) in atto da tempo, a partire dallo sforzo compiuto dal capitale per recuperare le conquiste dei movimenti dal 68 in poi; attacchi che non risparmiano più nessun aspetto della vita sociale, inseriti nel vasto progetto internazionale neoliberista che globalizza la miseria e accentra la ricchezza nelle mani di pochi. Cambia poco se alcune di queste fazioni preferiscono indossare la maschera populista e nazionalista, facendo leva sul razzismo: Stato, capitale, corruzione, militarismo sono elementi comuni ai “rivali”.
La gravità della situazione non è data solo dai pruriti autoritari parlamentari, ma dai mille risvolti autoritari che si riscontrano nel quotidiano: guerre e militarizzazione, grandi opere, corruzione, arroganza economico-politica, disoccupazione, emigrazione, leggi sul lavoro; razzismo, clericalismo, omofobia, maschilismo, insicurezza del territorio, repressione verso chi si oppone, ecc.
Questo referendum-scaramuccia tra partiti borghesi per regolare i loro conti va letto all’interno di questo attacco; esso distoglie energie e attenzioni dalle battaglie serie, le quali, per essere tali, non possono solcare i sentieri parlamentari e istituzionali, vere e proprie sabbie mobili per i movimenti. Puntare su continue campagne referendarie per affrontare i problemi sociali più gravi e importanti, è votarsi alla sterilità e al fallimento, danneggiando le lotte dal basso e la reale partecipazione delle persone alla loro emancipazione.

L’alternativa: astensionismo per il cambiamento sociale

Purtroppo spesso – specie in questi contesti – ci si dimentica dei principi fondamentali della lotta per l’emancipazione umana, per cadere nella trappola del “fronte comune di salvezza nazionale”, a fianco di soggetti politici che questi principii li calpestano facilmente e costantemente.
Noi vogliamo fare di più che una semplice – ma pur sempre valida – affermazione di principio: intraprendere una vasta battaglia per la difesa delle libertà finite sotto attacco.
La nostra società è attraversata da mobilitazioni grandi e piccole, in cui sono protagonisti realtà sociali, movimenti dal basso, gruppi di lavoratori autorganizzati, di precari, di senza lavoro, di senza casa, che mettono in atto azioni e conflitti di anche di lunga durata; nella stragrande maggioranza di essi gli anarchici sono attivi cercando di mantenere vivi i principii dell’azione diretta, dell’assemblearismo, dell’autorganizzazione. Il cambiamento, quello vero, egualitario, anticapitalista, libertario, la conquista di sempre più spazi di libertà, passa da questo percorso e non dalle trappole istituzionali, inventate e progettate per imbrigliare i movimenti, le lotte, le volontà di cambiamento.
Le elezioni e i referendum sono armi di distrazione e di divisione; al contrario, è nelle lotte che si può ricomporre un fronte unitario di classe sinceramente anticapitalista, antiliberista, rivoluzionario.
Pensionati e immigrati, disoccuparti e occupati, precari e sfruttati di ogni ordine e grado, si divideranno tra chi andrà a votare e chi non lo farà; ma la loro condizione rimarrà immutata, perché essa non scaturisce dalle modalità in cui si realizza il consenso parlamentare, cioè da una legge elettorale o un’altra, dal CNEL o no, dal bicameralismo attuale o da quello futuro, dal numero dei deputati. Deriva dagli equilibri sociali e di classe, dall’oppressione del capitale e dello stato, dall’abitudine alla passività e alla delega e da tanti altri fattori.
Abbiamo usato il termine “rivoluzionario”, un termine per molti caduto in disuso, ma che per noi ha il senso compiuto di dare una prospettiva a tutto ciò che si muove oggi, e rappresenta una presa di distanza dal marcio
statal-capitalista, dal politicantismo, dall’autoritarismo sotto ogni forma.
Ed è in questo solco che si inserisce il nostro coerente astensionismo; la nostra alterità al sistema è frutto di una scelta di collocazione fuori e contro le istituzioni borghesi, dalla parte delle vittime e di chi lotta per una società dove siano aboliti il potere e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.


novembre 2016