Grande la confusione

9931421_ml1Una visione della Rete,‭ ‬che si potrebbe definire ormai‭ “‬storica‭”‬,‭ ‬è quella di chi rivendica la libertà di espressione e si oppone a ogni censura.‭ ‬Un’altra,‭ ‬emersa con il passare degli anni e con l’aumento del numero delle persone connesse,‭ ‬è quella di chi subisce maggiormente l’influenza dei mezzi di comunicazione di massa‭ (‬e quindi della stessa ‭) ‬e delle loro mistificazioni.
Queste due diverse visioni convivono ancora oggi anche se con crescente difficoltà a quanto si può constatare dal periodico ritorno tra i temi maggiormente discussi di quello riguardante il controllo e la veridicità di quanto viene pubblicato sul web.
Prima che esistesse Internet la diffusione delle notizie false era,‭ ‬per ovvie ragioni,‭ ‬una esclusiva di giornali,‭ ‬radio e televisione che,‭ ‬nel corso della loro storia,‭ ‬non sono certo stati sempre un esempio di comunicazione corretta e veritiera.‭ ‬Anche nei documenti,‭ ‬nei libri e nelle enciclopedie l’errore marchiano e il falso clamoroso sono sempre stati presenti,‭ ‬per cui è assurdo considerarli una esclusiva della comunicazione elettronica.
A queste banali considerazioni bisogna aggingere quelle sull’importanza del contesto.‭ ‬Da sempre nei titoli di coda dei film compare una dicitura del genere:‭ “‬questa è un’opera di fantasia,‭ ‬qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistite o esistenti è puramente casuale‭” ‬e nessuno si sognerebbe di gridare al falso guardando sullo schermo una storia dove i giapponesi vincono la Seconda Guerra mondiale.‭ ‬Su Internet invece le cose sembrano alquanto più complicate.
Prendiamo a esempio l’onnipresente‭ “‬‭” ‬chiamato‭ “‬‭” ‬che permette di pubblicare in tempo reale scritti e immagini.‭ ‬La pubblicazione sembra completamente libera,‭ ‬salvo che‭ ‬-‭ ‬ma solo a posteriori‭ ‬-‭ ‬i gestori della piattaforma possono decidere di eliminare‭ (‬ma potrebbero anche modificare‭) ‬a loro discrezione qualsiasi contenuto pubblicato.‭ ‬In casi del genere viene messo in atto un comportamento chiaramente opportunistico.‭ ‬Se qualcuno protesta per qualcosa che è stato pubblicato i gestori ribattono che loro non censurano niente,‭ ‬mentre in realtà lo fanno quotidianamente per i contenuti che violano le loro regole o quando gli viene ordinato dalla magistratura.‭ ‬Trattandosi di una impresa commerciale il loro scopo principale è cercare di mantenere un equilibrio ottimale tra censura e libertà.‭ ‬Aumentare la prima porterebbe alla perdita di‭ “‬utenti/clienti‭”‬,‭ ‬aumentare la seconda a problemi di tipo legale.
Negli ultimi tempi molti politici,‭ ‬opinionisti e organi di informazione hanno insistito nel segnalare la diffusione delle cosiddette‭ “‬bufale‭” ‬sul web che,‭ ‬insieme alle notizie false,‭ ‬agli incitamenti all’odio e alle diffamazioni costituirebbero attualmente il più grande problema di Internet.‭ ‬Mettere in uno stesso calderone tutte queste cose è solo un comodo sistema per giustificare un maggiore controllo sulla libertà di informazione e comunicazione.
Le‭ “‬bufale‭”‬,‭ ‬assimilabili nella maggior parte dei casi a quelle che gli anglofoni chiamano‭ “‬hoax‭” ‬sono presenti in Rete fin dalla sua creazione e sono quasi sempre riconoscibili,‭ ‬chi ci casca dimostra solo di essere un po‭’ ‬più ingenuo degli altri.‭ ‬E non bisogna dimenticare che,‭ ‬spesso,‭ ‬i mezzi di comunicazione si sono dimostrati ancora più sprovveduti dei singoli.‭ ‬Per esempio resta nella storia della Internet italiana il caso dei‭ “‬gattini in bottiglia‭” (‬kitten bonsai‭) ‬che nel‭ ‬2000‭ ‬segnò la prima delle tante brutte figure fatte dai quotidiani italiani che ripubblicarono,‭ ‬spacciandole per vere,‭ ‬le informazioni trovate su un sito web a sfondo satirico.
Più scivoloso il campo quando si tratta di argomenti che sembrano avere una base di verità,‭ ‬come la leggenda delle‭ “‬scie chimiche‭”‬,‭ ‬che continuano ad appassionare non solo i complottisti ma anche i poco informati.‭ ‬Le stesse notizie false,‭ ‬che tanto preoccupano i politici,‭ ‬sono individuabili da chiunque abbia una minima conoscenza di Internet e non crede,‭ ‬senza verificare direttamente,‭ ‬a tutto quello che legge‭ (‬in Rete o fuori‭) ‬e per questo non occorre ricorrere alla polizia postale o ai maghi del computer.
Mentre,‭ ‬per quanto riguarda i reati di diffamazione,‭ ‬il problema resta quello della responsabilità di chi gestisce il sito dove è avvenuta,‭ ‬in quanto già da molto tempo i colpevoli di questo reato vengono regolarmente condannati.
Diverso è il caso della disinformazione,‭ ‬da sempre,‭ ‬strumento degli Stati e dei loro apparati più o meno segreti e che meriterebbe da sola un lungo discorso a parte.‭ ‬La recente storiella riguardante l’attacco di‭ “‬hacker russi‭” ‬agli USA in occasione delle elezioni presidenziali è un ottimo esempio del suo funzionamento.
L’avvento di Internet ha sicuramente contribuito a diffondere in modo capillare informazioni‭ “‬quasi‭” ‬vere,‭ ‬documenti probabilmente segreti e teorie basate sul nulla.‭ ‬Tutte cose che prima erano veicolate da pubblicazioni specializzate o più semplicemente tramite il passaparola e che restavano quindi circoscritte in un piccolo ambito.
Nel‭ ‬1729‭ ‬Jonathan Swift scrisse‭ “‬Una modesta proposta per impedire che i bambini irlandesi siano a carico dei loro genitori o del loro paese e per renderli utili alla comunità‭”‬.‭ ‬Per far fronte alla dilagante povertà della popolazione irlandese e al rapido incremento del numero dei poveri,‭ ‬veniva consigliato di usare come cibo i bambini al di sotto di un anno di età.‭ ‬Il testo contiene un’analisi dell’economicità della proposta e si addentra anche in particolari,‭ ‬per così dire,‭ ‬gastronomici.‭ ‬Quasi tre secoli dopo se qualcuno pubblicasse su un sito web una proposta del genere,‭ ‬magari corredata con dei fotomontaggi di bambini allo spiedo,‭ ‬rischierebbe certamente di passare guai ben peggiori di quelli avuti a suo tempo dallo scrittore irlandese.