Greensboro_massacre_march

Morte al klan

Greensboro_massacre_marchMentre i gruppi e il conquistano nuovi terreni attraverso il fermento del suprematismo bianco organizzatosi sotto l’ombrello della campagna elettorale di Trump, le mobilitazioni di massa antifasciste ed anti- hanno attirato migliaia di partecipanti da Seattle, Washington a Stone Mountain, Georgia, fino a Sacramento in California. Tuttavia questi contrasti spesso sono sfociati nella violenza, con i manifestanti impreparati che hanno subito percosse ed accoltellamenti. Può essere istruttivo dare un’occhiata alla storia recente dei movimenti ed anti-klan negli per mobilitarsi più efficacemente contro la marea crescente del suprematismo bianco all’interno delle comunità locali, in modo tale da pregiudicare le capacità dei gruppi di raccogliere e costruire le forze.

L’EREDITA’ DI GREENSBORO
Lo slogan “Death to the Klan” emerse prepotentemente negli anni ’70, mentre i cavalieri del Klan si diffusero in tutti gli Stati Uniti, favorendo così l’espansione di altri gruppi del Klan, come Invisible Empire. La nuova ondata organizzativa del Klan ha giocato un ruolo rilevante nelle comunità del Sud degli States, come a Greensboro, North Carolina. Un gruppo di sinistra denominato Communist Workers’ Party nel 1979 organizzò un’opposizione militante ed antirazzista al Klan. Per coloro i quali oggi tentano di organizzare una difesa della comunità, l’eredità di Greensboro occupa un ruolo di primo piano. La sua storia offre importanti punti di riferimento sia politici che sociali per la mobilitazione contro il crescente pericolo di violenza razzista.

Il CWP ( e successivamente la Workers’ Wiewpoint Organization) fuoriuscì dal Progressive Labor Party (PLP) come parte del nuovo movimento comunista nel 1970. Le loro pratiche organizzative all’interno dei sindacati tessili diedero buoni esiti sia nei luoghi di lavoro sia contro il razzismo in maniera più ampia nella comunità. Però l’emergente Klan ha rappresentato una sfida considerevole alla loro organizzazione. In luglio il CWP “ingaggiò una battaglia con il Klan” nella vicina China Grove, disturbando la visione del film “Birth Of A Nation” organizzata dal Klan e bruciando una bandiera confederata al di fuori della sala di proiezione. Gli affiliati al Klan tentarono di aggredire i manifestanti, ma non ce la fecero e si ritirarono. Questo fatto fu visto dai militanti del CWP come una grande “vittoria psicologica”.

L’importanza del significato della difesa comunitaria crebbe di significato e il CWP iniziò ad accrescere i propri militanti, incoraggiati dai primi successi. Il 3 novembre 1979, il CWP indì una manifestazione dal titolo “Death to the Klan”. La loro propaganda recitava così: “invitiamo questi teppisti da quattro soldi ad uscire e ad affrontare l’ira della gente”. Fecero circolare una lettera aperta indirizzata ai capi del Klan dicendo che “Noi marceremo e terremo una conferenza il 3 novembre per svelare una volta di più la vostra codardia, per spiegare come mai il Klan è così scientemente sostenuto e per annientare fisicamente il razzista KKK ogni volta che tenta di alzare la sua brutta testa”.[1]
Un informatore dell’FBI infiltrato nel Klan telefonò all’ufficio del procuratore distrettuale con nuove informazioni. Una coalizione di gruppi razzisti riunitisi sotto la sigla di United Racist Front aveva pianificato di lanciare un attacco
armato alla dimostrazione, ma l’allarme rimase inascoltato. Tre giorni prima della manifestazione l’informatore andò alla stazione di polizia fornendo la stessa informazione, ma anche in questo caso ottenne una risposta sprezzante. La polizia disse all’infiltrato di tenersi lontano dallo spargimento di sangue e lui rispose che se lo avesse fatto gli uomini del Klan lo avrebbero facilmente smascherato. “La prossima volta che vi chiederò di fare qualcosa” replicò, “vi porterò un bel secchio di sangue”.[2]

Mentre i manifestanti si ritrovavano con i loro cartelli in un 3 novembre particolarmente caldo, bruciando effigi del Klan ed intonando slogan di “Death to the Klan”, i neonazisti locali si recarono alla protesta con una carovana di nove macchine ed accompagnati dai membri del National Socialist White People Party di Harold Covington. Della carovana dello United Racist Front facevano parte almeno due infiltrati di FBI e polizia. Una volta giunti sul luogo, diverse auto sfilarono lentamente accanto ai manifestanti mentre membri del CWP urlavano “Death To The Klan” e sfidavano i passeggeri a scendere dalle loro auto. I passeggeri scesero, presero coltelli e fucili dai bauli ed aprirono il fuoco per oltre un minuto e mezzo. Due membri del CWP e tre manifestanti furono uccisi dal Klan in quel giorno, che da allora fu ricordato nella storia dei movimenti operai come il massacro di Greensboro.

La comunità era inorridita, ma anche molto confusa. Nonostante la polizia sapesse in anticipo dell’attacco, in quel momento erano tutti in pausa pranzo e nessuno fu presente sulla scena, sollevando più di un sospetto sulle loro intenzioni. Scossi dalla strage, i leader del gruppo dovettero subire anche critiche pesanti, non solo da parte della polizia e del sindaco, ma anche da parte di altri antagonisti. Un gruppo chiamato Concerned Citizens scrisse la seguente critica durissima:

E’ stato incredibilmente stupido ed irresponsabile dal parte della Workers Wiewpoint Organization (CWP) sfidare il Klan ed invitarlo all’interno della comunità nera nel modo in cui hanno fatto. E’ stato totalmente irresponsabile, una volta sfidato il Klan, il non prendere le necessarie misure per garantire la sicurezza e la difesa non solo loro, ma anche della comunità all’interno della quale è avvenuta la manifestazione. Questo agire avventuristico ed irresponsabile non solo ha permesso che alcuni di loro venissero uccisi, ma ha messo in pericolo anche gente innocente, come anziani e bambini. Anche i loro comunicati e le loro azioni su quanto successo rasentano la follia. Sembrano interessati solamente a vendicare i compagni caduti e a raffigurare il tutto come una battaglia tra loro ed il Klan. Si sono rifiutati di lavorare con chiunque altro per costruire una vasta risposta inclusiva di tutta la comunità nera, che è ciò di cui c’è più urgentemente bisogno.[3]

I Concerned Citizens hanno insistito sul fatto che attraverso la promozione di loro stessi come combattenti anti Klan, i militanti del CWP tolsero visibilità alle molestie subite dalla comunità nera da parte del Klan per puntare le luci della ribalta su loro stessi. Con un’analisi mortificante, il collettivo Amilcar Cabral/Paul Robeson convenne con il Greensboro collective dichiarando che la lezione “più eclatante è stata il capire i danni che l’ultra sinistra porta al movimento di massa. Le azioni poste in essere dal CWP dopo il tre novembre furono tanto efficaci nel tenere lontana la massa dalla militanza attiva quanto lo sono state le azioni del CWP prima del tre novembre per fare uccidere dei propri membri”. I collettivi continuano asserendo che “[il CWP] ad una sola settimana di distanza dal massacro è stato in grado di farsi percepire dalle masse come un pericolo grande come e più del Klan”. Il comunicato sentenzia che “la preparazione ideologica senza azioni di autodifesa sarebbe criminale per delle organizzazioni rivoluzionarie e suicida per le comunità nere”.[4]
Le critiche al CWP furono dure e forse infiammate da quello che era vissuto come un momento traumatico. Sarebbero comunque servite a preparare la strada per dei metodi di contrasto al Klan migliori, basati sia sugli errori che sul coraggio dei militanti del CWP. Nonostante la presenza di informatori di FBI e polizia all’organizzazione dell’attacco e nonostante vi furono delle riprese video che catturarono gli assalitori, nessuna condanna venne emessa. Uno dei partecipanti al massacro, Frazier Glenn Miller più tardi si unì all’infame gruppo terrorista suprematista bianco conosciuto come Order tra il 1983 e il 1984 e uccise tre persone in una sparatoria al di fuori di un centro ricreativo ebraico nel 2014. L’anno successivo al massacro di Greensboro, il neonazista Harold Covington mancò di poco la designazione del partito Repubblicano per la carica di procuratore distrettuale della Carolina del Nord. L’unico lato positivo uscito da questa atrocità fu lo scioglimento dei cavalieri del Klan, in quanto il leader nazionale Dave Duke vide la violenza perpetrata a Greensboro come un pericolo mortale per la propria carriera politica, che proseguì in Louisiana tra alti e bassi.

2435594_54617_c895f0d9fe_pDEATH TO THE KLAN, pt. 2
Nonostante le critiche mosse al WVO/CWP, lo slogan “Death To The Klan” divenne un grido di battaglia nazionale quando il recentemente formatosi John Brown Anti-Klan Commitee (JBAKC) pubblicò la sua prima newsletter chiamata proprio Death to the Klan. Inizialmente emerso come lotta dei detenuti neri e portoricani contro il Klan che si stava organizzando tra le guardie carcerarie, il JBAKC intrattenne legami con la New Afrikan People’s Organization e riferì largamente delle lotte per la liberazione dei neri e anche degli arabi nel sud ovest asiatico.

Death to the Klan nel suo primo numero raccontò che nello stesso giorno del massacro di Greensboro, il Klan sfilò a Dallas, Texas dove si scontrò con 2000 contromanifestanti – principalmente neri, chicanos e tejanos. I manifestanti del Klan furono presi, caricati sugli autobus e portati via dalla polizia per evitare la dimostrazione. “La liberazione della nazione nera rappresenterà la morte del Klan” scrissero, estendendo la loro solidarietà a tutte le vittime dell’imperialismo statunitense.[5] Se fu possibile trarre una lezione confrontando le contraddizioni tra la retorica sfacciata del WVO e la massa di persone organizzatesi a Dallas, potrebbe essere una sintesi tra la difesa della comunità e l’organizzazione di massa. Secondo Death to the Klan per le comunità non bianche non ha molto senso marciare contro il Klan, perché chiunque già conosce in partenza la loro opposizione al Klan stesso. L’autodifesa doveva essere l’imperativo per i non bianchi. Dall’altra parte, per le comunità bianche, le manifestazioni rimanevano un importante modo per opporsi, ma l’autodifesa rimaneva una pratica largamente incompresa. Un altro gruppo emergente a quei tempi, il Prairie Fire Organizing Committee (PFOC), tenne una posizione simile, essendosi formato per diffondere l’ideologia rivoluzionaria del Weather Underground nel 1975.

Nel bel mezzo della crisi agricola della prima metà degli anni ottanta, mentre il Klan iniziò ad unirsi con i gruppi di naziskin che si formarono negli States in quella che Breakthrough, l’organo di stampa del PFOC chiamò “la strategia di Chicago”, il JBAKC trovò delle difficoltà nell’articolare una strategia di autodifesa di massa.[6] Quando a Chicago iniziarono ad apparire dei graffiti raffiguranti i Klansmen, il JBAKC lanciò il movimento “cancella i Graffiti razzisti”, che organizzò anche delle proteste contro il Klan. In una di queste, in Aetna Plaza, 60 dimostranti antirazzisti fronteggiarono 15 membri del Klan e della gang di bonehads[*] Romantic Violence. Gli antirazzisti inseguirono, lanciarono uova e circondarono i razzisti. Tuttavia questi, armati con scudi e oggetti contundenti, reagirono picchiando i compagni impreparati. Ho personalmente parlato con M. Treloar, uno di coloro che quel giorno erano in piazza a protestare e mi ha confessato che gli sono passate per la testa le immagini di Greensboro quando i Klansmen andarono verso i loro mezzi e recuperarono le armi:
“[i contestatori] circondarono i razzisti, che erano solo una quindicina, ma loro furono pronti a reagire con degli scudi di legno al cui interno erano conficcate delle lame di rasoio ed altre armi, che sapevano come usare. I Nazi, i Romantic Violence e gli uomini del Klan attaccarono e dispersero la folla perché fondamentalmente non sapevano combattere né tantomeno erano preparati a farlo. Poi corsero alle loro macchine…, e noi che eravamo la pensammo, ‘ok, sono andati alle macchine, ora recupereranno le armi che avevano a bordo. Oh merda’. Era esattamente lo stesso scenario che avevamo visto a Greensboro”.
Solo l’intervento all’ultimo momento della polizia salvò i manifestanti da un esito che avrebbe potuto essere brutale. “Il confronto a Aetna Plaza fu un punto di svolta per conprendere vosa volesse dire affrontare il Klan a Chicago”, spiegò un articolo di Breakthrough. Per tutto l’inverno e l’inizio della primavera, mentre i fascisti continuarono le loro campagne, il movimento antirazzista ha lavorato sodo per diventare una forza politica significativa”.[8]

AZIONE ANTIRAZZISTA
Mentre il JBAKC ed il PFOC erano impegnati nel superare le carenze per ciò che concerne l’autodifesa palesate nel 1985 ad Aetna Plaza, a Minneapolis un gruppo locale di bonehad razzisti, i White Knights, iniziarono a prendere il controllo delle strade. Vedendo i Knights come una minaccia razzista per la comunità, un altro gruppo skin, i Baldies, si organizzarono rapidamente per cacciarli via. Il co-fondatore dei Baldies, Kieran Knutson spiega così le loro prime tattiche.

Quando i fascisti acquistano forza, iniziano a controllare le cose e a divenire una minaccia fisica, soprattutto per le persone di colore, i ragazzini queer e per tutti gli antirazzisti dichiarati; più o meno hanno iniziato così a Minneapolis. Quando vedevamo un White Knight da solo lo approcciavamo chiedengogli se apparteneva realmente ai White Knights e se la risposta era sì gli dicevamo, ‘se la prossima volta che ti vediamo sarai ancora un White Knight ti spaccheremo il culo’. Non era una strategia uscita da qualche gruppo di sinistra o da qualche attivista, ma era una tattica piuttosto intelligente, perché li costringeva a riflettere e a capire sa davvero volevano difendere il fascismo e i fascisti, ed un certo numero di loro mollò davvero o cambiò casacca.[9]

Ci furono battaglie campali tra Baldies e Knights con gli skin antirazzisti che guadagnavano terreno mandando via i Knights. Queste prime lotta instillavano fiducia in una nuova generazione antirazzista che sviluppò nuove strategie e tattiche per confrontarsi con il suprematismo bianco.

Secondo il co-fondatore dei Baldies ed ora MC Mic Crenshaw, “ciò che davvero era importante negli anni ’80 è stato uscire da Minneapolis per costruire relazioni con altre realtà e verificare personalmente che in giro c’erano altri bonehad neri, skin latinos, che insomma nel nostro movimento c’erano altre persone che non erano bianche.[10] Con molti gruppi skin razzisti che andavano formandosi nel midwest, gli antirazzisti si mobilitarono e fecero rete. I Baldies di Minneapolis si unirono con gruppi dell’Indiana, Ohio, Illinois e altri stati per formare un’organizzazione decentralizzata chiamata Anti-Racist Action (ARA).

Il messaggio dell’antirazzismo si espanse attraverso band in tour, giornali di movimento e bollettini ed anche con il passaparola. Ad esempio la sezione ARA di Toronto trovò il modo di esporre al pubblico indirizzi e sedi di associazioni razziste.[11] In un’occasione i contestatori raggiunsero velocemente in tram una protesta organizzata vicino alla casa del noto nazista Ernst Zündel, presente nell’elenco dei luoghi razzisti segnalati e così facendo la protesta si svolse senza la pericolosa presenza di militanti fascisti.[12] Giornali ribelli come Arm the Spirit pubblicavano queste tattiche avanzate mentre gli sforzi dell’ARA iniziarono ad espandersi con la difesa delle cliniche per abortire, pazienti e medici dagli attacchi dei suprematisti bianchi legati ai movimenti pro-life. Tuttavia questo tipo di attività portava con sé un elevato rischio di subire violenza, quindi un certo numero di attivisti antirazzisti ha iniziato ad armarsi e a partecipare a corsi di formazione ed esercitazioni di autodifesa armata, in particolare a Portland, Oregon, dove un piccolo esercito di bonehad fascisti si era apertamente organizzato per diffondere odio e violenza.

DIFESA ARMATA E ANTIFASCISTA DELLA COMUNITA’ A PORTLAND

Sul finire degli anni ’80 Portland non aveva ancora la nomea di luogo liberale che vanta oggi. Patria delle leggi di esclusione razziale, la classe lavoratrice di Portland, quasi interamente composta da bianchi, aveva assistito passivamente alla deportazione della comunità nera di Albina negli anni ’70. Durante il decennio successivo la sottocultura bohemien che dominava la città vedeva gli bonehad come una piccola subcultura intestina alla scena punk. Dozzine di bonehad razzisti poterono quindi frequentare locali musicali finendo per controllarne gli umori e l’atmosfera. Poterono anche rilevare e disgregare gli spazi dei movimenti sociali ed organizzarsi in gang per battagliare contro gli antirazzisti e le persone di colore. Nonostante ciò, la comunità di Portland fece molto poco per contrastare la loro esistenza, anche se le svastiche ed i graffiti razzisti presenti in tutta la città inviavano messaggi molto chiari e le band di skin giravano indisturbate per Laurelhurst Park e Pioneer Square.[13]

Queste dinamiche cambiarono quando i membri della gang bonehad East Side White Pride (ESWP) uccisero un immigrato etiope di nome Mulugeta Seraw fuori dal suo appartamento sulla SE 31st and Pine. Lo scandalo che ne seguì vide implicato il leader suprematista bianco Tom Metzger, che viveva poco fuori San Diego, che cercò di unire gli bonehad sotto la sua organizzazione denominata White Aryan Resistance (WAR). Ex leader della branca californiana dei Duke’s Knights of the Klan, Metzger aveva soci nel partito nazista, nel Christian Identity Movement e nel crescente movimento autonomo bonehad. La White Aryan Resistance aveva abbracciato la cultura giovanile ed incoraggiato gli bonehad appartenenti a diverse gang in tutti gli Stati Uniti ad organizzarsi all’interno di una federazione che il suo fido seguace Dave Mazzella, un giovane skin, aveva chiamato WARskins. Proprio mentre Mazzella stava aiutando l’ESWP ad organizzarsi in un gruppo politico solido poco prima dell’omicidio di Seraw, divenne un testimone chiave per il Southern Poverty Law Center, che insieme alla famiglia di Seraw condusse una massiccia battaglia legale contro Metzger che si rivelò vincente.

La causa contro Metzger alimentò le tensioni all’interno del movimento skin locale. Metzger voleva organizzare gli skin all’interno della sua armata d’avanguardia e per questo motivo molti bonehad arrivarono a Portland per unirsi alla battaglia. Arrivato a Portland da Chicago per sfuggire alle pressioni dell’organizzazione, M. Treloar si trovò al centro di un crescente e pericoloso conflitto nazionale:

“Ora, non sono partiti come movimento armato nello stesso modo in cui Hitler non era partito con la Wehrmacht. I nazi nel 1923 erano dei rissosi da birreria. Non avevano carri armati, né aviazione né tantomeno mitragliatrici. I primi punk di Portland uccisero Mulugeta Seraw con delle mazze da baseball, ma soltanto tre anni dopo, quando cercarono di rintracciarci, avevano AK47, delle calibro 38, coltelli eccetera. Quindi la loro crescita è stata rapida e questo in una certa misura di certo non dipendeva dall’influenza nazista proveniente da Internet (che ancora non c’era o era agli albori), ma dall’influenza dei neonazisti che si stavano radicando in California. Cioè dalla White Aryan Resistance di Tom Metzger e da alcune cose che avevano imparato nei numerosi raduni nazionali che tenevano in giro per il paese”.[14]

Presto dei gruppi organizzati antirazzisti come i Red and Anarchist bonehads (RASH) e gli bonehads Against Racial Prejudice (SHARPs) furono coinvolti in numerosi scontri con i neofascisti che convergevano su Portland. Un gruppo chiamato Coalition for Human Dignity (CHD) si attivò non soltanto per contrastare gli assalti furiosi degli bonehad, ma anche per cercare di mutare la coscienza razziale a Portland. Usarono strategie sviluppate dall’ARA per svergognare pubblicamente gli skin ogni qual volta si vedessero in giro, li facevano licenziare dai loro lavori e li fecero sfrattare dai loro appartamenti. Ma fu quando gli bonehad iniziarono a molestare membri della comunità, attaccando case e macchine, che la CHD ideò una strategia di difesa comunitaria decentralizzata.
La catalizzazione avvenne dopo che gli antirazzisti tentarono di molestare uno bonehad che stava guidando su Hawthorne Street nell’east side di Portland; il neonazista fermò l’auto ed uscì con un gruppo di sodali brandendo mazze e dando inizio alla caccia all’uomo. Gli antirazzisti si rifugiarono in una casa vicina, dove un’anziana signora accettò di dare loro protezione. I razzisti devastarono la casa e la macchina della signora quella notte. La storia finì sui giornali e Treloar telefonò alla donna, domandandole se avesse bisogno di aiuto per difendersi. Lei accettò spaventatissima l’offerta della CHD ed il gruppo immediatamente mise delle guardie armate sotto il portico della sua casa, fino a che lei non si fosse sentita sicura. Quando i giornali pubblicarono la storia, la CHD trovò un ampio sostegno generalizzato per le loro posizioni contro il razzismo.

Un episodio simile ebbe luogo quando un gruppo bonehad razzista appena giunto a Portland e chiamato Volksfront iniziò a molestare la comunità. Un immigrato in particolare ricevette un’enorme quantità di minacce e la sua famiglia si rivolse al CHD per la difesa della loro abitazione, in caso di bisogno. I membri del CHD arrivarono e si misero umilmente a disposizione, stando di stanza nel salotto di casa fino a che la famiglia accertò che le minacce furono cessate.

Treloar mi raccontò che “ci furono diverse situazioni dove la nostra gente, che aveva armi nascoste addosso, si scontrò con dei gruppi di bonehead ed una volta estratte le armi o comunque fatto loro capire che si era armati, i bonehead si ritirarono in buon ordine. Non ho dubbi che in molti casi sarebbero potuti essere attaccati, dato che noi avevamo militanti che segnavano le loro targhe, picchettavano le loro case e si infiltravano ai loro ritrovi”.

Questi incontri non finivano mai pacificamente e richiedevano strategie comunicative e tenacia legale. In un alterco tra uno skin neofascista e degli antirazzisti vennero esplosi dei colpi che portarono alla morte del fascista Erik Banks dei Bound For Glory.* Il CHD si mobilitò per creare una posizione difensiva sui media che aiutò a generare un’opinione pubblica favorevole, che contribuì all’esito positivo della vicenda. “Ora ci sono altri attacchi contro i Nazi, alcuni dei quali sono molto difficili da difendere. Sono comprensibili, ma forse non pianificati così bene da poter evitare a chi li ha compiuti un breve giro in carcere” , spiega Treloar. “Di importante c’è che ad un certo punto chi ha attaccato i Bonehead passò proprio poco tempo dietro le sbarre e generalmente sono stati salutati come eroi dalla comunità con la quale stavamo cercando di creare un rapporto”.

Qualche anno più tardi, il Volksfront tentò di organizzare un festival musicale a Portland ed un gruppo di antirazzisti si organizzò in una nuova entità per affrontare al meglio il rischio di una rivolta. Chiamarono il gruppo Rose City Antifa (RCA) e con intelligenza riuscirono a scoprire quelle che avrebbero potuto essere le potenziali sedi del festival e quindi contattarono i neofascisti per chiedere loro di annullare la manifestazione. Il festival si svolse comunque in gran segreto, in un piccolo locale con la presenza di poche persone. La RCA raccolse informazioni sui membri chiave del Volksfront, indagando nei luoghi dove lavoravano e nelle loro comunità. Dopo un po’ che furono diffuse le informazioni personali sui membri e data la presenza continua degli antirazzisti per le strade, il Volksfront di Portland fu da considerare un capitolo chiuso. La RCA ha continuato, armi in mostra, a sottrarre spazi di manovra anche all’Oregonians for Immigration Reform e all’American Freedom Party, un’organizzazione suprematista figlia dei gruppi bonehad neofascisti californiani coinvolta nella stesura di vasti piani di sicurezza.

Nonostante i successi, la RCA ha ravvisato che il movimento aveva comunque i suoi problemi. Un membro femmina dell’RCA ha spiegato che “uno dei problemi principali dell’essere donna in un movimento antifascista è il sessismo. Tutte le sconfitte maggiori del nostro movimento riguardano questa questione”.[15] La RCA mi ha anche rammentato dei conflitti intestini al movimento tra i gruppi non profit più ricchi come il Southern Poverty Law Center (SPLC) e i piccoli gruppetti antifa. Quindi mentre sia i militanti antifascisti che i gruppi legali non profit combattono per le stesse cause, a separarli ci sono le questioni di classe, razza, genere e di strategie che causano frizioni con la parte più ampia della comunità.
Forse la lezione più importante che ci arriva dagli ultimi quarant’anni di storia delle organizzazioni antifasciste ed anti Klan negli Stati Uniti è che questi movimenti non possono funzionare senza simultaneamente costruire attorno delle comunità. Compromettendo l’abilità dei gruppi fascisti di organizzarsi e diffondendo campagne antifasciste capillari e prolungate, la sinistra sarà in grado di deviare la narrazione della crescita dell’estrema destra verso un potere di mobilitazione forte ed organizzato attraverso le pratiche del mutuo appoggio e della solidarietà.[16] Nelle parole di Alfred “Skip” Robinson, attivista per i diritti civili nel sud degli States, “non voglio essere ricordato come un combattente anti Klan. Voglio essere ricordato come qualcuno che ha combattuto per i bisogni della nostra gente. Quando combattiamo per i bisogni della gente ed il Klan ci crea problemi, lo affrontiamo. Se volete porre fine al Klan, non parlatene. Se volete porre fine al Klan allora organizzatevi e ponete fine al Klan”.[17]

di Alexander Reid Ross
Originale in lingua inglese postato da It’s Going Down
al seguente indirizzo: https://itsgoingdown.org/death-klan-armed-antifascist-community-defense-us/
Traduzione di Luca Filisetti
* Correzione, 25/12/2016: la persona precedentemente citata come uccisa in realtà era l’antifascista che ha scontato quattro anni di carcere per omicidio colposo.

[1] Citato in Amilcar Cabral/Paul Robeson Collective, Greensboro Collective, the Greensboro Massacre: Critical Lessons for the 1980’s (Raleigh, NC: Amilcar Cabral/Paul Robeson Collective, 1980).
[2] Elizabeth Wheaton, Codename Greenkil: The 1979 Greensboro Killings (Athens: University of Georgia, 2009), 116.
[3] Citato in Amilcar Cabral/Paul Robeson Collective, Greensboro Collective.
[4] Ibid.
[5] Editoriale, ”Death to the Klan: Newsletter of the John Brown Anti-Klan Committee”, November, 1979, 5.
[6] “Chicago: Confronting the Racist Right,” Breakthrough, Vol. XI, No. 1, Winter/Spring 1987, 9.
[7] Intervista con M. Treloar, 15 novembre 2015.
[8] Breakthrough, 12. .
[9] Intervista con Kieran Knutson, 6 agosto 2015.
[10] Intervista con Mic Crenshaw, 31 agosto 2015.
[11] Big B, co-fondatore della sezione ARA di Toronto, intervista con l’autore, 12 novembre 2015.
[12] “Anti-Fascism in Toronto” e “Interview with a Member of Anti-Racist Action”, Arm the Spirit, No. 16, Fall 1993, 3-11.
[13] Elinor Langer, A Hundred Little Hitlers (NYC: Picador, 2003).
[14] Intervista con M. Treloar, 15 novembre 2015.
[15] Interview with RCA.
[16] Uso il termine “potere” come lo userebbe Scott Crow. A questo proposito si veda “Dual Power Transitions in Austin, Texas,” scottcrow.org, riportato il 6 luglio 2016.
[17] Alfred Robinson fu il leader della United League of Missisippi, la quale ha sostenuto sia l’autodifesa delle comunità sia i diritti civili e le campagne elettorali locali. Nel 1974 Robinson ed una donna che correva per la carica di commissario di contea caddero in un’imboscata con armi da fuoco da parte del Klan. Quando Robinson rispose al fuoco il Klan si sparpagliò ed i membri della United League riuscirono a catturare alcuni Klansmen, uno dei quali risultò essere il figlio di un funzionario locale regolarmente eletto. (Si veda Dr. Akinyele Umoja, “He Was Not Afraid: Dr. Akinyele Umoja On Alfred ‘Skip’ Robinson”, su Youtube.com, 13 gennaio 2012)

[*]Nel testo originale è utilizzato il termine skinhead. In questa versione si è preferito sostituirlo con il più corretto “bonehead”, termina che indica i nazisti che si sono appropriati della subcultura skinhead, originariamente nata da segmenti della classe operaia inglese e da immigrati caraibici