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La biblioteca perduta di Luigi Fabbri. Mille titoli di editoria sociale (1871-1926)

ortalli (a cura di),  Bononia University Press, 2015.

L’autore, attivo sostenitore dell’Archivio Storico della FAI, ci introduce in un mondo emozionante e ci fa gustare scoperte sorprendenti. Si tratta, tra l’altro, di uno dei risultati del lavoro appassionato e puntuale condotto da decenni.

Un notevole fondo di , costituito da numerosi giornali e periodici, circa 400 testate, è conservato nell’Archiginnasio di Bologna, ma la convinzione prevalente era che la sua ponderosa raccolta libraria fosse andata irrimediabilmente distrutta nel corso della Seconda Guerra. Invece, grazie alla tenacia e all’intuito del compagno Ortalli, si sono recuperati più di mille titoli, di cui non pochi rari e sconosciuti, che coprono il lungo periodo dalla Prima Internazionale alla fuga di Fabbri dall’Italia fascistizzata.

Il laborioso percorso del “felice ritrovamento” ha portato infine la biblioteca superstite a una sistemazione a Imola, stabile e aperta agli studiosi e a tutti gli interessati. Forse sarebbe stato meglio che questo patrimonio del movimento anarchico fosse rimasto nell’ambito della rete degli archivi e delle biblioteche libertarie. Ad ogni modo, soprattutto per salvare l’unità di questo patrimonio di testi e di idee, è stato interpellato, con successo, il Centro Studi per la Storia del Lavoro, espressione della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola. Resta comunque il dubbio, che accompagna la conservazione di molti lasciti di militanti, se la soluzione di “movimento” fosse stata davvero praticabile.

Il fortunato recupero ha evitato l’inevitabile dispersione se, come sembrava la cosa più probabile, i libri fossero stati messi in vendita sul mercato. E l’aver conservato l’insieme di un patrimonio simile permette oggi di ricostruire con precisione il percorso politico e gli interessi culturali di uno dei più noti militanti di lingua italiana, un erede “profondamente umanitario” di Errico Malatesta e del suo anarchismo sociale.

Al momento della fuga nel novembre 1926, clandestina e alquanto precipitosa, dall’Italia (è stato licenziato dal posto di maestro per non aver firmato l’atto di sottomissione al regime), la “grande, preziosa, amatissima biblioteca” corre il pericolo di venire incendiata da una delle numerose squadre fasciste esaltate e ignoranti. La soluzione è quella di cederla all’avvocato socialista Torquato Nanni, amico da lungo tempo di Luigi e pure lui attento bibliofilo, che accoglie il fondo nella sua grande casa di Santa Sofia, un paese dell’Appennino forlivese di cui è stato sindaco. Ortalli ricorda che l’amicizia nacque da un fatto singolare: i due si erano conosciuti a Roma, in casa di Errico Malatesta nel 1925, quando questi era agli arresti domiciliari e costantemente sorvegliato.

Le vicende di Nanni sono drammatiche: la sua casa si trova sulla Linea Gotica e viene parzialmente colpita dai bombardamenti alleati. L’avvocato socialista aiuta i partigiani della zona e fa fuggire molti ufficiali inglesi. Per sfuggire alle minacce dei fascisti di Santa Sofia, deve trasferirsi nei pressi di Bologna dove si rifugia presso un esponente di primo piano del fascismo, anche se ormai caduto in disgrazia. Si tratta di Leandro Arpinati, già socialista e già anarchico, che era noto per aver guidato, a Bologna e in regione, molte spedizioni punitive contro gli antifascisti nel primo dopoguerra. Anche se non ha aderito alla Repubblica di Salò, costui costituisce quindi un obiettivo dei partigiani che intendono eliminarlo per le sue gravi violenze. Nanni cerca di salvare l’amico ex gerarca che lo stava ospitando e vengono fucilati tutti e due nello stesso frangente il 22 aprile 1945. In quel contesto la possibilità di separare le rispettive responsabilità appare verosimilmente molto difficile.

La biblioteca resta dov’era per decenni, confusa con quella del figlio di Torquato e se ne perdono le tracce. Fino a pochi anni fa, grazie all’eccezionale ritrovamento dovuto anche al viaggio dall’Uruguay in Italia di Luce, la figlia di Luigi, svolto nei primi anni Novanta.

L’importanza del fondo librario è ben messa in evidenza dall’autore che ne rileva, oltre alla prevedibile presenza di molte opere di pensatori e militanti libertari più noti, l’organicità e la dimensione internazionale. Tra l’altro, questo sarebbe l’unico fondo pubblico in Italia dove sia possibile ritrovare i testi di riferimento della Escuela Moderna fondata nel 1901 a Barcellona dal pedagogo anarchico (e massone) Francisco Ferrer. Egli finisce fucilato nell’ottobre 1909 con l’accusa di aver fomentato il tentativo rivoluzionario del luglio, noto come Semana Trágica. In realtà fu ucciso a causa del suo impegno educativo assai scomodo per l’oscurantista chiesa cattolica e il potere statale, suo complice. E diventa, nella tradizione anticlericale, un “Martire del Libero Pensiero”.

E sul “libero pensiero” ruotano molte opere che permettono di comprendere meglio la convergenza di interessi e impegni di formazioni politiche e ideali diverse e spesso conflittuali: dai socialisti ai liberali, dai sindacalisti rivoluzionari ai repubblicani. Tutte queste forze, oltre ovviamente agli anarchici, sono alla base delle grandi proteste europee contro l’assassinio di Ferrer.

Insomma, il viaggio dentro questo prezioso universo a stampa del socialismo libertario a cavallo di due secoli ci permette di individuare molti elementi degli ambienti rivoluzionari e progressisti dell’epoca con i loro problemi e aspirazioni. Il catalogo, assai ben curato, è arricchito da riproduzioni di illustrazioni tratte dai libri e opuscoli che rendono stimolante e piacevole la lettura del lungo elenco. La stessa copertina del volume, con una bella foto di uno scaffale pieno, attira la curiosità di chi abbia confidenza con i libri editati in periodi sempre più lontani.