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Se macchina del fango diventa un boomerang?

lottaQuello che colpisce nella vicenda dell’arresto di , coordinatore nazionale del sindacato SI Cobas, con l’accusa infamante di aver ricevuto denaro in cambio della riduzione di conflittualità nei confronti dell’azienda Levoli, leader nel settore della macellazione e distribuzione delle carni nel modenese, sono due cose:

La prima questione che colpisce riguarda la velocità e il livello di risonanza con cui i media, i principali telegiornali e organi di stampa, hanno riportato la notizia. Una informazione riportata integralmente dalle veline della questura, senza la minima verifica, per cui, ad esempio, i sindacalisti arrestati sarebbero stati due, per cui anche il sig. Piccinini, un imprenditore delle pseudocooperative dell’appalto nella distribuzione per conto della Levoli, si trovava ad essere promosso al rango di sindacalista.

Non possiamo esimerci dall’osservare che questi stessi media e telegiornali, così proni, non danno mai notizia di quanto avviene, ormai quotidianamente, nel settore delle logistica, in appalto alle false cooperative in mano alla mafiosità, dove la mano d’opera è costituita per la maggior parte da immigrati, quando questi, in conseguenza delle lotte anche per il semplice rispetto del contratto, subiscono pesanti cariche della polizia, licenziamenti arbitrari (solo la Levoni ne ha licenziato 52 per le lotte rivendicative), denunce, fino all’assassinio come è avvenuto a , dove un lavoratore che difendeva i propri diritti è stato travolto da un camion su precisi ordini del dirigente aziendale.

Tutto questo non fa notizia, come non la fa il ricatto che questi lavoratori subiscono quotidianamente nell’essere sottopagati, o nel non ricevere il pagamento degli straordinari, costretti a subire carichi di lavoro fuori di ogni regola, super sfruttati, sottoposti al ricatto della perdita di lavoro che significa perdita del “permesso di soggiorno”.

Come mai non fa notizia quando quelli che controllano gli appalti con false cooperative nella logistica, aggrediscono con agguati mafiosi coloro che portano avanti queste lotte o le sostengono?

Come mai non ha fatto notizia quando lo stesso coordinatore nazionale del SI Cobas, poi arrestato a , ha già ricevuto un “foglio di via” dalla questura di Piacenza solo perché svolgeva la sua funzione, sostenendo e seguendo la lotta dei lavoratori dell’Ikea nella stessa località?

E’ troppo evidente la montatura messa in atto dai vertici della Levoni, in combutta con gli apparati polizieschi e con il sostegno dei mezzi di comunicazione, nel tentativo di stroncare quelle lotte del settore della logistica che non riescono a domare con la repressione, ricorrendo alla macchina del fango.

La seconda questione che colpisce è la grossolanità con cui viene imbastita la montatura, facilmente smontabile. Si mostra come prova un video, ovviamente predisposto dalla polizia, della durata di pochssimi secondi, senza l’audio, in cui si vede Aldo Milani a colloquio con i dirigenti della Levoli, nel corso della trattativa sulla questione dei licenziati, mentre s’intravede che uno dei dirigenti consegna una busta in mano al sig. Piccini che poco ha a che fare con il sindacato SI Cobas, molto con gli affari dell’azienda Levoli. E’ un responsabile di pseudo cooperative appaltate dalla ditta Levoli. Una trappola quindi facilmente smontabile.

Evidentemente, le aziende che operano nel settore devono essere in grande difficoltà per la durezza delle lotte dei facchini che ne bloccano la produzione e soprattutto la distribuzione, per cui non ritengono più sufficienti le azioni repressive sopra evidenziate, ricorrendo alla macchina del fango per fermare tali lotte.

Ma la domanda che ci si pone è: se queste montature a scopo diffamatorio sono così grossolane che si sciolgono come neve al sole, che vantaggio ne traggono i loro diffusori? Evidentemente, disponendo dell’appoggio degli apparati polizieschi e soprattutto degli organi di “disinformazione”, sanno che questi ultimi, dopo aver accuratamente diffuso la “notizia”, ben difficilmente la ritratteranno quando la verità verrà a galla. Così si spera che il veleno seminato possa fungere da deterrente a quelle lotte conflittuali che i sindacati di regime, quali Cgil-Cisl-Uil, non riescono a controllare.

Infatti, già dalla prima udienza, mentre il sindacalista Aldo Milani ha dato tutte le spiegazioni richieste, il sig. Piccini si è avvalso della facoltà di non rispondere. La stessa azienda ammette, nella sua denuncia, che non ha assolutamente idea del coinvolgimento del Milani. Quindi la montatura si sfalda presto, mentre gli organi d’informazione, che con tanta enfasi avevano dato la notizia dell’arresto e soprattutto delle motivazioni, oggi tacciono.

Nell’esprimere tutta la solidarietà ad Aldo Milani, all’organizzazione del SI Cobas e a tutte le vittime della repressione, tra cui i 52 licenziati della Levoni, si auspica che questo maldestro tentativo di attivare la macchina del fango contro le lotte fuori controllo, si trasformi in una reazione di lotte dure contro chi ha osato tanto.