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A Standing Rock riparte la resistenza

standing-rockSabato‭ ‬21‭ ‬gennaio s’è tenuta la Women’s March contro il neopresidente ,‭ ‬insediatosi ufficialmente alla Casa Bianca il giorno prima,‭ ‬che il sito indipendente di analisi politica Vox.com ha definito‭ “‬la più grande protesta di massa della storia degli Stati Uniti‭”‬,‭ ‬con i suoi‭ ‬4‭ ‬milioni e‭ ‬290mila partecipanti più‭ ‬altri‭ ‬370mila all’estero‭ “‬certificati‭” ‬attraverso i conteggi fotografici‭ ‬nonché i rapporti della polizia e dei pompieri sullo spazio stradale occupato dalle oltre‭ ‬600‭ ‬manifestazioni tenute in tutto il paese.‭ ‬Nello stesso giorno firmava l’Executive Order‭ ‬3‭ ‬con cui invitava l’USACE‭ (‬l’Army Corps of Engineers,‭ ‬equivalente al nostro Genio Militare‭) ‬a rivedere e ad approvare il prima possibile il progetto‭ ‬del Dakota Access Pipeline,‭ ‬l’oleodotto che sarebbe dovuto passare dalla riserva di ,‭ ‬fermo da settembre per le proteste degli attivisti nativi dei Water Protectors che avevano impedito fisicamente la costruzione dell’oleodotto,‭ ‬nonostante i durissimi attacchi della polizia e dei contractor delle compagnie petrolifere,‭ ‬che avevano avuto una prima vittoria con un ordine dell’USACE di blocco dei lavori in attesa della valutazione d’impatto ambientale.‭ ‬L’ordine,‭ ‬su pressione del presidente Obama,‭ ‬era arrivato domenica‭ ‬4‭ ‬dicembre giusto in tempo per impedire lo sgombero previsto per il‭ ‬5‭ ‬dicembre dell’accampamento dei Water Protectors‭ (‬dove si erano asserragliati più di‭ ‬10mila manifestanti,‭ ‬nativi e non,‭ ‬provenienti da tutti gli ‭) ‬per mano dell’esercito,‭ ‬su richiesta del governatore del North Dakota,‭ ‬in quella che sarebbe stata la più grossa operazione militare sul territorio degli Stati Uniti dai tempi della Guerra Civile.‭
Mercoledì‭ ‬8‭ ‬febbraio il via libera alla ripresa dei lavori‭ ‬è stato annunciato dal vicesegretario all’esercito Paul Cramer‭ “‬già per le prossime ore,‭ ‬grazie alla rimozione di quegli ostacoli burocratici che finora hanno fermato il progetto‭”‬.‭ ‬In particolare verrà garantita alla Energy Transfer Partners una servitù di‭ ‬30‭ ‬anni sotto il lago Oahe,‭ ‬in North Dakota,‭ ‬nonostante i rischi di inquinamento delle falde acquifere denunciati dai Water Protectors e dallo stesso USACE che aveva sollevato qualche dubbio già all’epoca della prima presentazione del progetto,‭ ‬arrivando alla conclusione che sarebbe stato meglio se fosse stato costruito su percorsi alternativi.‭ ‬Mentre la Energy Transfer Partners annunciava che il Dakota Access potrà essere concluso in appena‭ ‬60‭ ‬giorni,‭ ‬è stata diffusa anche una lettera indirizzata al membro del Congresso americano Raúl Grijalva in cui l’amministrazione Trump comunicava l’intenzione di concedere un permesso speciale per far passare il discusso oleodotto attraverso il fiume Missouri,‭ ‬in Nord Dakota,‭ ‬specificando che questa speciale autorizzazione consente di evitare il consueto periodo di attesa di‭ ‬14‭ ‬giorni dopo la notifica al Congresso degli atti.‭ ‬Questo significa che potrebbero cominciare subito le attività di perforazione,‭ ‬nel territorio dove attivisti e ambientalisti si sono accampati per quasi un anno.‭ ‬I cantieri per il completamento dell’ultimo tratto dell’opera,‭ ‬che in totale costerà‭ ‬3,8‭ ‬miliardi di dollari ed a regime trasporterà‭ ‬570mila barili di petrolio al giorno,‭ ‬sono stati riaperti già giovedì‭ ‬9‭ ‬mattina,‭ ‬anche se ad oggi‭ (‬domenica‭ ‬12‭ ‬febbraio‭) ‬gli uomini della Energy Transfer si sono limitati a scaricare e a sistemare materiale.‭ ‬Mentre il consiglio tribale dei Cheyenne River Sioux,‭ ‬una delle tribù che si batte contro il Dakota Access ha presentato ricorso in tribunale nel tentativo di fermare l’autorizzazione del governo appellandosi alla Corte federale della capitale Washington e sostenendo che il progetto violi i diritti della nazione Sioux sanciti nei trattati,‭ ‬le manifestazioni di protesta dei Water Protectors sono riprese immediatamente e sono state già organizzate barricate e presidi per impedire fisicamente l’avanzamento del cantiere.
Intanto,‭ ‬l’associazione Standing Rock Rising‭ (‬che riunisce tutte le tribù Sioux‭) ‬ha fatto appello alla solidarietà internazionale.‭ ‬Iniziative di solidarietà si sono tenute in tutto il fine settimana scorso con manifestazioni di protesta davanti alle sedi della Energy Transfer a Dallas e in altre città,‭ ‬nonché varie eventi benefit per raccolta di fondi per i Water Protectors cui stanno partecipando tutte le variopinte anime del,‭ ‬per ora,‭ ‬vastissimo e fortissimo movimento antiTrump che attraversa gli USA e che vede nella lotta di Standing Rock un simbolo della resistenza al nuovo fascismo dei troll al potere‭ (‬all’annuncio della ripresa dei lavori,‭ ‬in poche ore solo il Black Lives Matter Global Network ha raccolto‭ ‬14.000‭ ‬dollari‭)‬.‭ ‬Una delle campagne che stanno avendo più effetto è‭ “‬Defund ‭”‬,‭ ‬indirizzata ai risparmiatori che hanno i loro soldi nelle banche che finanziano il progetto chiedendo di chiudere i loro conti per costringerle a ritirare i fondi dall’opera.‭ ‬Ad oggi sono già stati ritirati risparmi per più di‭ ‬60‭ ‬milioni di dollari‭ (‬per la precisione‭ ‬62,916,508.16‭)‬.‭ ‬Nella lista piuttosto lunga delle banche che finanziano il Dakota Access‭ (‬e che si trova sul sito www.defunddapl.org‭) ‬ci sono anche diversi istituti europei tra cui l’italiana Intesa San Paolo.‭ ‬Una notizia che potrebbe essere interessante per chi anche in Italia volesse stare stare dalla parte dei Water Protectors che a Standing Rock stanno resistendo sotto la neve e venti che soffiano a‭ ‬-10°C,‭ ‬con la prospettiva molto più che concreta di poter essere attaccati dai marines nei prossimi giorni se non nelle prossime ore.‭ ‬Colpire l’immagine e gli interessi economici di chi finanzia il Dakota Access può essere forse solo una goccia nel mare,‭ ‬ma tutto può servire a impedire al Presidente Trump di prendersi lo scalpo di chi a Standing Rock da mesi sta fermando la devastazione ambientale che segna gli USA,‭ ‬mentre i troll alla Casa Bianca promettono soltanto più petrolio e più carbone.