Vacanze romane

8 marzo 2Il 22 23 Aprile a si è tenuto il terzo appuntamento nazionale della rete Non Una Di Meno (NUDM).

Il primo appuntamento nazionale dopo il grande successo della giornata del 8 Marzo 2017, Sciopero Globale delle donne, giornata in cui insieme a 59 paesi nel mondo, siamo scese/i in strada per dire basta alla violenza maschile sulle donne e alle violenze di genere.

La prima giornata di incontro si è svolta all’interno dell’Università di Roma 3. Le/i partecipanti si sono divise/i negli 8 tavoli tematici nati dopo l’incontro del 27 Novembre 2016 a Roma, che avevano già caratterizzato l’ossatura centrale dei lavori di NUDM a Bologna il 4 e 5 Febbraio 2017.

Il lavoro ai tavoli è stato partecipato ed intenso per l’intera giornata.

La presenza complessiva a questo incontro ha avuto numeri ben differenti rispetto alle/ai 1500 partecipanti di Bologna: le cifre di cui si è parlato variano dalle 500 alle 700 persone, che si sono incontrate ed hanno ruotato durante la due giorni. Questo fatto da un lato segna un calo significativo delle presenze, dall’altro ha consentito a diversi tavoli di lavorare sempre in sessione plenaria, cosa non possibile nell’incontro bolognese.

Si è proseguito il confronto allo scopo tanto di arrivare alla stesura di un Piano anti-violenza, quanto di trovare momenti di lotta comuni sui/dai quali costruire/diffondere pensieri e pratiche di quel intersezionale che vuole essere la caratteristica principale di questo movimento.

I tavoli hanno impostato il lavoro di scrittura su tre assi: 1. Analisi e principi, 2. Obiettivi, 3. Pratiche; per arrivare a stilare i principi femministi sottesi alla possibilità di combattere e contrastare in modo radicale le tante forme di violenza di genere nella sfera privata e pubblica; per definire gli obiettivi, le rivendicazioni e le pratiche di lotta, solidarietà e mutualismo, come l’agenda politica di rilancio delle mobilitazioni.

Ogni tavolo ha stilato a fine giornata un report che è poi stato portato nella plenaria il giorno successivo. Presto saranno disponibili le stesure, che come sempre saranno resi pubblici sul sito di .

La domenica l’assemblea plenaria si è svolta in una scuola pubblica, ospite di un doposcuola autogestito dai genitori. Dopo la lettura dei report dei tavoli, sono seguiti numerosi interventi delle/dei presenti in merito al Piano nazionale anti-violenza, e dopo una pausa la seconda ed ultima parte del confronto verteva su “Metodo e Decisionalità nel percorso di NUDM”.

Ci si doveva iscrivere per poter prendere parola e gli interventi erano, dato il numero delle/i partecipanti, il più possibile contingentati in tempi un po’ difficili da rispettare (5 minuti la mattina, 3 minuti il pomeriggio).

In generale le varie voci che si sono alternate negli interventi della prima parte della plenaria hanno evidenziato ciò che emergeva già dai report dei tavoli: la volontà di fare di questo Piano non (solo) uno strumento rivendicativo nei confronti delle istituzioni, ma un Manifesto politico complessivo attraverso il quale rilanciare le varie campagne di lotta.

Alcune considerazioni generali.Alcune considerazioni generali.

Premetto che la mia partecipazione a NUDM sul piano nazionale è stata decisamente limitata. Era la prima volta che presenziavo ad un incontro, pur partecipando al nodo locale, creatosi a partire dalla costruzione dell’otto Marzo. La prima considerazione è a proposito del lavoro che un tale coordinamento necessita. Questo tipo di appuntamenti nazionali e la contemporanea organizzazione di strumenti di collegamento delle diverse realtà e delle/dei singole/i che vi vogliono partecipare dimostra una messa a disposizione di tempo energie e corpi non indifferente.

Questo aspetto va sottolineato perché non c’è nulla di scontato in un movimento che nasce e vive superando le prime affollate scadenze. Uno dei dati che è emerso anche in plenaria è stato proprio quello della necessità di una più ampia assunzione di carichi di lavoro e quindi di responsabilità che fino ad ora sono stati lasciati, apparentemente, alle «prime offerenti» senza che ci fosse una organizzazione un po più precisa ed articolata in modo palese.

Bisogna anche considerare che alcune realtà si occupano di queste tematiche da molti anni e di conseguenza hanno sviluppato tra loro relazioni forti e questo ha un peso nelle dinamiche organizzative.

A tal proposito penso che, purtroppo, sia mancato un vero confronto su questi aspetti. In teoria, per come erano stati organizzati i lavori, questo momento era affidato alla seconda parte della plenaria, per questo infatti erano stati prodotti da alcuni nodi locali di NUDM (ad esempio quello di Torino e Livorno) dei documenti; in pratica, a causa anche del poco tempo, non abbiamo avuto la capacità di prendere delle decisioni condivise e di renderle operative.

Altra considerazione riguarda gli obbiettivi di NUDM, che sono vari e ampi e declinati localmente. Non è mia intenzione entrare troppo nel merito, vorrei solo riportare alcune impressioni perché ritengo questo percorso interessante, almeno fino a qui.

NUDM ha rappresentato, e mi auguro possa farlo anche in seguito, un vero rilancio di una prospettiva femminista alle lotte in questo paese.

Molte delle realtà che vi hanno partecipato riconoscono in questo percorso una forte volontà di imporre una trasformazione del presente in un ottica femminista e transfemminista.

NUDM ha portato in piazza numeri che non si vedevano da anni, sotto il segno di parole d’ordine radicali, e vere, scoprendo nervi sempre più tesi nel nostro paese, dando voce a questioni rilevanti che toccano o possono toccare la vita di tutte/i: penso alla questione dell’obiezione del personale sanitario in merito alla legge 194 e all’uso della RU486; alla completa mancanza di personale formato per affrontare i bisogni del mondo trans nei consultori, con lo smantellamento degli stessi in molte città e paesi secondo la logica tutta capitalista della privatizzazione della sanità; ma anche la questione dell’educazione alle differenze nelle scuole, in cui il modello proposto viaggia sempre più verso quello dell’aziendalizzazione, un meccanismo che produce soggetti acritici, atti ad essere inseriti nel mondo del lavoro, proni alle aspettative che il sistema richiede; penso al mondo dei centri antiviolenza, alla loro vita e alla loro diversa impostazione a seconda di chi li gestisce e di che tipo di rapporti di forza politici si danno localmente, e alla concezione invece degli stessi come luoghi in cui attuare una vera trasformazione culturale e politica che renda le donne che vi capitano autonome nelle loro scelte; penso alla relazione con i mass media che possono e debbono essere contestati nel momento in cui utilizzano linguaggi sessisti che riproducono dinamiche del dominio patriarcale; penso alle politiche dei confini, al ricatto del permesso di soggiorno legato al lavoro, alla mancanza di percorsi di riconoscimento giuridico chiari e fattibili per chi nasce e cresce in questo paese in famiglie che non hanno la cittadinanza europea.

Tuttavia, forse proprio a causa delle dimensioni dei problemi messi in campo, della complessità degli stessi e della varietà dei soggetti presenti, nonostante non siano mancati momenti di entusiasmo di cui l’appuntamento di febbraio a Bologna è secondo me un esempio, è abbastanza normale che ci siano/si diano anche momenti di difficoltà e tensione il cui esito vedremo con il tempo.

E a proposito delle differenze di approccio alle questioni, esistono alcune scadenze importanti alle quali una buona parte delle/i partecipanti non ha alcuna intenzione di rinunciare.

A giugno di quest’anno, infatti, ci sarebbe la possibilità per NUDM di un incontro con il Dipartimento delle Pari Opportunità, occasione ventilata dal Governo, che è presumibilmente da mettere in relazione ai passati successi di piazza. Il Dipartimento delle Pari Opportunità che ospita la «cabina di regia» e «l’osservatorio» del Governo in merito alla questione del «Piano straordinario nazionale contro la violenza sessuale e di genere» adottato nel 2015, stilerà un nuovo Piano nazionale che avrà, questa volta, una validità triennale; qui verranno poste le basi, le linee guida per la promozione di tutte quelle azioni che il Governo riterrà necessarie per prevenire o bloccare la violenza sessuale e di genere e quindi anche la stesura di bandi per l’assegnazione di fondi e spazi ecc ecc.

Queste dinamiche più istituzionali e solo apparentemente più «tecniche», quasi per addette/i ai lavori, presenti fin dall’inizio del percorso di NUDM, forse non erano state adeguatamente sottolineate nell’incontro nazionale di Bologna, in cui molte delle energie di lavoro degli otto tavoli tematici erano state catalizzate dalla creazione e sviluppo della giornata dello sciopero dell’8 Marzo.

E’ evidente però che una buona parte di NUDM non rinuncerà a queste scadenze, tanto che ad esempio il tavolo dei “percorsi di fuoriuscita dalla violenza” si è già dato un appuntamento a fine Maggio a Napoli.

Ora, al di là della buona volontà delle/dei partecipanti la relazione con le istituzioni non è un aspetto secondario o facilmente risolvibile. Ci sono tempi che non sono quelli locali, ma sono in genere tempi più lunghi, ad esempio, ci sono percorsi decisionali che non sono ancora stati formulati; quello che voglio dire quindi è solo che, pur prendendo per buona la buona fede delle donne che andranno, credo che si stia forzando il movimento esploso il 26 Novembre 2016 alle parole d’ordine di «Non una di meno», in un passaggio che è ad oggi troppo grande e non troppo chiaro.

UnaChecEra