In morte di Ricard Essoo Messina

Chi subisce violenza morale,

muore lentamente senza saperlo”

Richard Essoo Messina

Quella che vogliamo raccontare è la storia di un ragazzo di ventotto anni che voleva lottare per la difesa dei diritti umani. La storia di un combattente che non si è mai arreso, neanche pochi giorni prima della sua morte. È la vicenda di un giovane camerunense, pieno di sogni e di speranze infranti, da cui tanti avrebbero da imparare.

Richard lo abbiamo conosciuto nel gennaio scorso quando, dopo un’intossicazione alimentare che colpì diversi ospiti del centro di prima accoglienza di Gambarie, si mise in contatto con attivisti di LasciateCIEntrare per denunciare la situazione in cui si trovava. Dopo breve tempo, Richard fu oggetto di un provvedimento di revoca emesso dalla Prefettura reggina per alcuni presunti disordini avvenuti nello stesso centro: ritenendo le accuse mossegli infondate, insieme agli altri oggetto di questa revoca, si rivolse allo Sportello legale del Co.S.Mi. per cercare supporto. La sua storia, segnata da grossi problemi di salute, ci colpì subito.

Richard era sbarcato nell’agosto scorso in per essere poi trasferito nel centro di prima accoglienza di Gambarie D’Aspromonte. Già dal suo sbarco presentava condizioni di salute abbastanza critiche e con un evidente rigonfiamento addominale sul lato destro. Era convinto che tali condizioni fossero dovute alle percosse subite durante la prigionia in Libia, ma questa tesi cadde non appena effettuati i test sanitari e ricevuta la diagnosi: carcinoma epatico. Nonostante l’immediata operazione per rimuovere la massa tumorale, il suo quadro clinico rimaneva a dir poco complicato. Proprio in ragione di questo, la situazione di Richard non poteva essere considerata e presa in carico al pari di qualunque altro: necessitava di attenzioni particolari. Nonostante le segnalazioni e le richieste di trasferimento in luogo idoneo, inviate al Prefetto e a tutti gli Enti competenti (l’ultima in ordine di tempo quella del 17.01.17), Richard rimane in quello che il TG regionale ha definito l’”Hotel degli orrori”. Un centro di accoglienza, quello di Gambarie, le cui indegne condizioni di vita sono state più volte da noi denunciate, e in cui per Richard, come lui stesso lamentava, è stato impossibile rispettare con la dovuta continuità la terapia prescritta dall’Ospedale Riuniti di Reggio Calabria e dall’ISMETT di Palermo. Richard non rimane però in silenzio. Contatta l’associazione LasciateCIEntrare per denunciare la propria situazione, rilascia diverse interviste nelle quali prova a far emergere le condizioni del centro in cui vive. Richard non si arrende: è un ragazzo ostinato e vuol far valere i suoi diritti: più volte li rivendicherà per se e per i suoi compagni. Lo farà sempre con grande dignità: non vuole compassione per il suo stato di salute, ma pretende cure adeguate (come, ad esempio, le medicine salvavita indispensabili per rallentare il decorso della malattia), rispetto e, soprattutto, giustizia. Più volte ci ha ripetuto che, dopo le percosse ripetutamente subite in Libia, non si aspettava di vivere quest’incubo proprio in Italia. In Libia, ci diceva, il male era fisico, qui aveva conosciuto quello morale; un male, sosteneva, che ti fa morire lentamente.

Purtroppo le sue parole sono rimaste inascoltate. Così, dopo il provvedimento di revoca, ottiene solo due mesi fa il trasferimento in un altro centro di accoglienza a Melito Porto Salvo, mentre, solo qualche giorno fa, l’inserimento nel sistema . Le sue condizioni, però, in breve diventano irrecuperabili e lo costringono a continui ricoveri. Fino al tragico epilogo della sua giovane esistenza. Richard Essoo Messina ci ha lasciati a soli 28 anni, ma il suo insegnamento vivrà sempre dentro di noi. La sua instancabile forza d’animo, il lottare contro il mondo intero nonostante tutte le difficoltà… sono cose che non dimenticheremo mai. Così come non dimenticheremo mai le ingiustizie che ha subito e le tribolazioni degli ultimi mesi della sua vita: faremo tutto il possibile per capire quanto la sua morte possa essere legata a responsabilità precise, a qualsiasi livello (istituzionale e politico) queste si trovino e ci impegneremo affinché sempre più persone conoscano la sua storia, il suo coraggio, il suo impegno contro l’ingiustizia.

Ciao grande guerriero, che la terra ti sia lieve.

Co.S.Mi. – Comitato Solidarietà Migranti

Campagna LasciateCIEntrare