Contro la discarica di Sezzadio e il terzo valico

pattiniLa manifestazione contro il , contro la discarica industriale di e contro le cave che ricevono lo smarino del terzo valico, che si è svolta ad il 27 Maggio, avrebbe dovuto essere fatta da molto tempo dato che era imprescindibile unire le maggiori lotte popolari del territorio. Questo non solo perchè queste lotte sono l’espressione dei comitati popolari e sono caratterizzate dalla volontà e dalla pratica di mettersi fisicamente davanti a chi avvelena e inquina, combattendo, quindi, i signori del tondino e del cemento che sono spinti elusivamente dalla logica del profitto di pochi ai danni del territorio e della popolazione; ma anche perché la lotta che oggi si fa a contro la discarica industriale è solo una tappa della lotta della Valle Bormida, che inevitabilmente si troverà fianco a fianco con i comitati , visto che è già a buon punto il progetto dell’utilizzo del territorio della Val Bormida anche per lo smarino del terzo valico.

La situazione attuale è questa: i lavori del terzo valico proseguono anche non in maniera spedita, perché ostacolati dai comitati No Tav, numerosissimi attivisti hanno subito denuncie, (ricordo che quasi tutti i compagni del hanno più di una denuncia procapite, alcuni addirittura 9) il Cociv ( la ditta incaricata dirigere i lavori dell’opera) non sa più dove mettere l’enorme quantità di smarino (il materiale di risulta degli scavi) e ha fretta di approvare il nuovo piano cave. Nel frattempo le cave già utilizzate vengono riempite quotidianamente, per fare un esempio nella cava “ Clara e buona” di Alessandria vengono scaricati da cento a duecento camion al giorno, si sa per certo che nella zona dove fanno gli scavi c’è amianto, ma i camion arrivano scoperti e il materiale viene scaricato senza nessuna protezione.

Se non si trovano altre cave il lavoro si ferma, per questo dopo due proroghe ottenute da ottobre (dopo gli arresti in serie per corruzione e altri reati) il Cociv e la Regione, hanno fretta di approvare l’aggiornamento del Piano cave del Terzo valico con cui devono essere depositati nelle ex cave parte degli 11 milioni di metri cubi di roccia e terra scavate nell’Appennino. Il 6 giugno si terrà a Torino la conferenza dei servizi che dovrà (non ci sono dubbi), approvare il piano.

Il piano prevede che a Sezzadio, piccolo paese dell’acquese, oltre alla discarica di rifiuti industriali della Riccoboni già autorizzata dalla Provincia, sulla falda acquifera, “dedicata” anche al Terzo valico, il consorzio vuole portare da 355 mila a 666 mila metri cubi di roccia e terra a rischio amianto e non solo nella cava di cascina Opera Pia 2.

Tra le cave già in utilizzate c’è quella di Voltaggio dove era già emersa le necessità di trasportare non più nella vicina ex cava Cementir ma nelle cave di pianura 900 mila metri cubi di smarino, intasando così la provinciale 160 della Val Lemme con i camion, traffico che inevitabilmente finirà in Valle Scrivia, tra Arquata e Vignole Borbera, dove sono attivi ben due cantieri del Terzo valico. Smarino che il Cociv intende trasportare anche fino a Novara, precisamente a Cerano e a Romentino, oltre che ad Alessandria, Frugarolo, Bosco Marengo, Pozzolo, Novi. Il tutto mentre le regole applicate per capire quanto amianto finisce nello smarino da depositare in queste cave, secondo Arpa, hanno margini di errore fino al 98%.

Con questa prospettiva era urgente dare una risposta popolare di piazza, ere dunque un’esigenza sentita e agognata da tempo!

Certamente un conto è capire a tavolino che queste lotte sono tutt’uno un conto è farlo capire a tutti, bisognava combattere le logiche localiste da entrambi le parti, sia in Val Bormida che nelle valli dove vogliono fare il terzo valico, la maggioranza degli alessandrini poi, sino a non molto tempo fa, pur avendo un comitato attivo contro il Tav, faticavano a sentirsi coinvolti all’opera, che comunque non li toccava direttamente, anche l’arrivo dello smarino del terzo valico è stato fatto in sordina ed mè stato mirabilmente minimizzato dai mass-media e dagli amministratori della città. Riuscire ad essere in piazza insieme dunque ha avuto un’enorme importanza per ciò siamo felicissimi di esserci riusciti ed in maniera così numerosa.

I problemi sopra citati e altre ragioni però hanno fatto slittare la manifestazione, la cosa ha contrariato molti, in particolare i compagni del Perlanera, perchè la scelta della data era per noi sbagliata, era rischioso tenere una manifestazione di questo tipo a soli 10 giorni dalle elezioni cittadine, si rischiava di travisarne il suo contenuto sociale per farla apparire/diventare in qualche maniera strumento dei nuovi aspiranti sindaci, oppositori elettorali all’attuale giunta PD.

Certamente non è che la manifestazione dia di per sè indicazioni elettorali ma attaccare la giunta del sindaco di Alessandria può suonare come l’indicazione di chi non votare, e questo è certamente deleterio per l’autonomia del movimento, in più come è ovvio noi siamo per il rifiuto della delega.

Parliamoci chiaro il sindaco Rita Rossa (renziana) non poteva non essere nel mirino del corteo, la “signora Rossa” oltre ad essere sindaco di Alessandria è presidente della provincia e come presidente della provincia ha fatto carte false per concedere alla ditta Riccoboni l’autorizzazione per attuare la discarica industriale a Sezzadio, anche se la discarica progettata dalla ditta è situata sopra la più grande falda acquifera della provincia, fregandosene anche del fatto che la Riccoboni è super inquisita perché implicata con la malavita organizzata. Per non parlare poi, del terzo valico, approvato subito dalla provincia!

Le cave di Alessandria meritano un discorso a parte, come sindaco della città “la Rita” in un primo momento era entusiasta… poi quando era ormai pubblica la presenza di amianto (grazie alla contro-informazione fatta dal movimento) nello smarino che viene trasportato su camion scoperti e buttato a cielo aperto nella cava, ha espresso delle perplessità, scomparse immediatamente dopo aver saputo dei 60 milioni dati come conpensazione per l’opera agli 11 comuni piemontesi, ed è diventata attivissima per volere a tutti i costi che venissero utilizzate le cave alessandrine, non sia mai che quando c’è da mangiare la si lasci fuori! Preseguendo nei suoi intenti come una ruspa, senza fare una piega, anche quando il Cociv, che è la ditta che gestisce i lavori dell’opera, in seguito ad un’indagine della magistratura proprio sul terzo valico si è vista arrestare tutti i dirigenti per implicazioni con l’ndrangheta.

Tutto legittimo e normale se decontestualizzato, ma quelle elezioni così vicine stridevano, era certo un favore fatto a chi si presentava alla tornata elettorale e in qualche maniera era sceso in piazza contro il Tav, non sto parlando solo dei 5 stelle ma anche di una lista civica genericamente di sinistra che ha al suo interno alcuni oppositori all’opera.

Si badi bene se è evidente che la data non è stata scelta a caso, va fatto notare che questo non è stato un inganno istituzionale dei diretti interessati, ma una “strategia” di logiche diciamo così “tattiche”di un certo modo di intendere la lotta, e dire che su questo campo il movimento contro il terzo valico aveva già preso una batosta l’anno scorso quando sicuri della vittoria elettorale di una lista civica no tav alle elezioni cittadine nella sua roccaforte di Arquata non si limitò ad esporsi apertamente a suo favore, in quell’occasione anche un noto esponente del comitato locale scese in campo direttamente, le elezioni non vennero vinte, e i consensi popolari vennero affievoliti da quella sconfitta.

Senza minimamente ragionare in termini puramente ideologici, anche se ci rendiamo conto che è difficile da spiegare ai più, scegliere come strategia anche solo temporanea di un movimento la delega non è solo un modo per far rientrare le lotte in un terreno istituzionale, è anche un errore strategico perchè i votaioli hanno tanti stimoli e interessi diversi e poi non è che anche se a Torino ora il sindaco è 5 stelle il Tav non si fa più, la lotta popolare deve essere autonoma dai partiti, deve insomma restare popolare poi chi vuole andare a votare faccia come crede.

I politicanti poi, si sà fanno sempre in tempo a cambiare idea una volta eletti, un esempio: il terzo valico e le discariche alessandrine andavano benissimo alla precedente giunta di centro destra, ora per farsi eleggere scoprono la priorità della salute pubblica, per questa ragione i comitati hanno intimato alla destra elettorale di non venire in piazza, ribadendo che non era una sfilata elettorale per nessuno, questo è stato giusto ma non sufficiente.

D’altro canto essendo noi come individui all’interno del movimento avremmo commesso un grave errore nel non partecipare alla manifestazione, o peggio nel contestarne le modalità, saremmo stati accusati di settarismo ideologico, e non avremmo potuto far riflettere nessuno sull’inopportunità della data scelta, saremmo finiti comunque annientati dal tritacarne elettorale.

All’interno dei comitati siamo stimati, proporre di posticipare ancora la manifestazione vista l’urgenza di un’azione concreta per fermare l’utilizzo delle cave sarebbe stato congelare la lotta.

La data scelta per la manifestazione non toglie nulla all’importanza sociale e politica che ha avuto per la città, una manifestazione ripeto agognata e attesa da lungo tempo.

Una spendida giornata!

Il corteo nel suo insieme è riuscito benissimo con migliaia di persone ben determinate, un corteo variegato e colorato, erano presenti 30 trattori in rappresentanza di altrettante aziende agricole, ma gli agricoltori erano molti, molti di più, la presenza di numerosi alessandrini ha stupito chi conosce l’indole apatica dei nostri concittadini, la marcia ha ribadito che i comitati popolari si metteranno ancora una volta di mezzo, contro le scelte scellerate di chi li governa, l’assemblea dei comitati aveva deciso che non ci sarebbero state bandiere e simboli di nessun partito, e cosi è stato.

Dopo lo spezzone anarchico che era poco distante dalla testa del corteo, c’erano il sindacato di base e le associazioni di agricoltori e ambientalisti, presenti oltre ai comitati contro il terzo valico piemontesi e liguri, anche una folta delegazione di No Tav proveniente dalla Val Susa, da anni non si ricorda un corteo così grande ad Alessandria.

Sicuramente la nostra presenza coi nostri slogan e con gli interventi fatti al microfono dal compagno Salvatore (applauditissimo) ha avuto il suo peso, ribadendo quello che molti, all’interno dei comitati pensano, i movimenti popolari non si contano certo (come qualcuno vorrebbe) nelle urne elettorali si misurano come diceva il nostro striscione con l’azione diretta e l’autogestione delle lotte.

Allo spezzone anarchico, oltre ai compagni alessandrini c’erano compagni di Torino e di Asti, lo spezzone ha avuto un’enorme visibilità, era aperto, seguendo uno schema scenografico ben preciso, da un bambino con la bandiera nera (ovviamente figlio di uno di noi) e da una compagna che volteggiava sui pattini, sventolando in maniera coreografica la bandiera rosso/nera. Un grazie particolare va fatto alla FAT di Torino per averci portato lo striscione ben visibile da lontano.

La cava di Alessandria già lunedi ha ripreso a ricevere lo smarino del terzo valico dai cantieri in funzione, non abbiamo dunque il tempo di sederci sugli allori: la lotta deve riprendere e intensificare il suo vigore !

Un compagno del PerlaNera