Terrorizzare e reprimere

chainsScriviamo queste righe con l’elicottero che ci ronza sulla testa, a Ambiente ancora in corso. Terrorizzare e reprimere sono le parole che meglio spiegano quanto è avvenuto in questi giorni di giugno 2017 a . Migliaia di poliziotti, altrettante identificazioni, un numero imprecisato di fermi e di fogli di via preventivi. In base a informazioni di polizia, viene fermato chi arriva in città e la questura ne ordina l’allontanamento. È esattamente quello che faceva il fascismo: in occasione di eventi particolari, come la visita in città del re o di qualche alto gerarca, fermava o allontanava chi era ritenuto “sovversivo” o “pericoloso”.

Insomma “il re è nudo”, “è caduta la maschera”: dite come volete, ma questa è la sostanza. L’arbitrarietà delle decisioni del Ministero dell’Interno tende a essere assoluto, lo spazio per il diritto di espressione e di critica è possibile solo se si resta entro imposizioni sempre più restrittive. Provano a terrorizzarci individualmente, uno per uno, una per una, a reprimere ogni istanza di conflittualità al quadro vigente.

Ciò non ci sorprende, sappiamo che lo “stato di diritto” è tale, se lo è, solo fino a quando i rapporti di forza lo permettono, ed è pronto a esprimere la sua natura di “stato di polizia” tutte le volte che ciò gli è lecito. Sappiamo anche che ciò che è legittimo non è sempre legale, e ciò che è legale non è sempre legittimo. Sappiamo insomma distinguere la realtà materiale dalla propaganda menzognera.

A fronte di questo scivolamento verso uno stato di polizia, oramai esplicito anche in Italia, sulla scia di quanto sta succedendo negli altri paesi europei – si pensi solo alla Francia dove vigono tuttora le leggi d’emergenza –, esprimiamo la nostra solidarietà nei confronti di chi è stato colpito da provvedimenti repressivi e offriamo loro, nei limiti della nostre possibilità, appoggio materiale e morale. Alla base dell’associazione sta proprio il principio di prendersi carico collettivamente dei “guai giudiziari” del singolo.

Vogliamo poi lanciare un messaggio chiaro ai compagni e alle compagne critiche e antagoniste rispetto allo spettacolo del potere: è necessario che rafforziamo i rapporti di mutuo aiuto tra noi, al di là di etichette e distinzioni cosiddette “di area”; è fondamentale che ognuno-a dia quello che può e offra il supporto necessario all’altro-a.

A fronte di un attacco così sfrontato dobbiamo rilanciare tutte e tutti insieme, non lasciando nessuno-a indietro, continuando a costruire percorsi di lotta e di opposizione al sistema capitalista e gerarchico all’insegna dell’autonomia dalle istituzioni e dai loro rappresentanti.

Ci vogliono terrorizzati e disciplinati, ci avranno consapevoli e rivoluzionari.

11 giugno 2017

tratto da:

Associazione di mutuo soccorso per il diritto di espressione, Bologna