La rivolta Sioux 200 anni dopo

siouxLapresseFo_53694639In occasione del bicentenario della grande rivolta dei Sioux delle Black Hills, del 1876-77, contro gli invasori bianchi, pubblichiamo due brani, uno di Cervo Zoppo, uomo della medicina Sioux, l’altro di William Apes, discendente dei Pequod.

Prima che arrivassero i nostri fratelli bianchi per fare di noi degli uomini civilizzati, non avevamo alcun tipo di prigione. Per questo motivo non avevamo nemmeno un delinquente. Senza una prigione non può esservi alcun delinquente.

Non avevamo né serrature, né chiavi e perciò, presso di noi non c’erano ladri. Quando qualcuno era così povero, da non possedere cavallo, tenda o coperta, allora egli riceveva tutto questo in dono.

Noi eravamo troppo incivili, per dare grande valore alla proprietà privata. Noi spiravamo alla proprietà, solo per poterla dare agli altri.

Noi non conoscevamo alcun tipo di denaro e di conseguenza il valore di un essere umano non veniva misurato secondo la sua ricchezza.

Noi non avevamo delle leggi scritte depositate, nessun avvocato e nessun politico, perciò non potevamo imbrogliarci l’uno con l’altro.

Eravamo messi veramente male, prima che arrivassero i bianchi, ed io non mi so spiegare come potevamo cavarcela senza quelle cose fondamentali che – come vi ho detto – sono così necessarie per una società civilizzata.

Cervo Zoppo

(Uomo della medicina Sioux)

 

“In verità la vostra superiorità sta nel fatto che, fra voi, veri e propri criminali si servono da tempo immemorabile del potere, della ricchezza e del sistema giudiziario; e in questo modo essi determinano la vita dei bianchi. Anche fra gli Indiani vi sono sempre stati dei delinquenti, ma essi non hanno mai avuto potere e sono sempre stati disprezzati e isolati. Le armi di cui si servono i delinquenti bianchi sono soprattutto la menzogna, l’ipocrisia, l’egoismo e la brutalità. Una razza che ignora tali armi non conosce le regole per sopravvivere in una società basata su di esse: per questo è indifesa o, come voi dite, inferiore. Ma gli storici, ciechi e sordi alla realtà, abbarbicati ad un mondo ideale che non esiste, sono ancora più spregevoli di quei criminali, che almeno sanno esattamente cosa fanno e perché. Io vi chiedo: è peggio che un malvagio compia delitti o che uomini pii lodino i suoi delitti come benedizioni, gli innalziono monumenti e lo esortino a delitti sempre maggiori? Sono un indiano e mi sono occupato molto della vita e della religione dei bianchi. Non sono quindi sprovveduto di fronte ai vostri argomenti. Io provo a tutti voi, secondo regole da voi conosciute, che siete dei criminali, perché lodate e tollerate gli assasini; e la sequela dei loro diritti la chiamate storia.”

William Apes

(pastore metodista, discendente diretto dei Pequod, ad un congresso di storici, del 1836, intitolato “Per legge di natura i popoli più deboli e arretrati devono cedere il passo a quelli più forti e spiritualmente superiori”)