Comunicato sui fatti del 28 giugno a Bologna

antifa1Alla luce della provocatoria presentazione di un fumetto sul fascista Sergio Ramelli, nella giornata del 28 giugno 2017, gli spazi sociali che popolano il quartiere Santo Stefano si sono attivati per opporsi a tale presenza.

Nei giorni scorsi, la condanna di questa iniziativa è stata espressa con veemenza in più sedi, manifestando con chiarezza l’incompatibilità della presenza fascista con il nostro quartiere.

Nonostante ciò, le istituzioni locali e la Questura hanno ritenuto opportuno permettere e difendere la presenza dei in città.

Comune e Quartiere, non ci stupisce, si sono lavati le mani rispetto a questa infame presenza con la scusa che l’iniziativa si sarebbe tenuta in una sala privata. Le istituzioni comunque non hanno mai negato veramente l’iniziativa, ma anzi hanno proposto altre sale comunali ai fascisti. Alla fine la “soluzione di comodo” è arrivata da Michele Laganà, noto fascista bolognese e squadrista degli anni passati, gestore del centro sociale anziani del Baraccano che è stato messo a disposizione per la presentazione.

Nel pomeriggio, il Baraccano è stato trovato militarizzato da un ingente schieramento di polizia.

Dalle 16 il Circolo Anarchico C. è rimasto aperto, per garantire l’agibilità e la sicurezza di tutte e tutti gli antifascisti/e. Alle 18:30, gratuitamente e in spregio a qualunque senso della misura, la polizia ha caricato le persone presenti al Labas. Alle 20, un gruppo di fascisti ha sfilato con fare aggressivo davanti al Circolo, scortati dalla DIGOS e dalle forze di polizia: una vile provocazione che non ci sorprende, mostrando ancora una volta la connivenza tra questi loschi figuri.

Una scena su tutte descrive bene questo stato: un funzionario della DIGOS che abbraccia fraternamente uno dei fascisti che aveva appena sfilato in strada.

Mezz’ora dopo un altro gruppetto di fascisti è stato fatto passare davanti al Circolo; un’auto della DIGOS, che stazionava presso gli spartitraffico dell’incrocio dei viali con via Murri, è accorsa per difendere i fascisti puntando a forte velocità verso alcuni compagni in strada che non sono stati investiti solo per alcuni centimetri.

Successivamente il nostro spazio è stato militarizzato, così come poco prima era avvenuto col Labas.

Col Circolo minacciato da fascisti e polizia, è stato lanciato un appello ad accorrere in quartiere: appello che è stato accolto con rapidità e determinazione da tutto il movimento. Più di un centinaio di persone hanno risposto e si sono precipitate al cassero di Porta S. Stefano.

La risposta di tutte le realtà cittadine, pronta e determinata, ha garantito l’agibilità delle strade del nostro quartiere. Ai compagni e alle compagne che hanno risposto alla chiamata va tutto il nostro ringraziamento.

Questo, insieme ai fatti successi recentemente alla scuola di Poggetto, è solo l’ultimo evento che ci restituisce una realtà inquietante. Da una parte la repressione statale con gli ultimi decreti firmati dal ministro Minniti e dall’altra un’azione sempre più invasiva dei gruppi fascisti nei nostri territori che stanno tentando di creare un clima di paura e guerra fra poveri.

L’evidente disinteresse delle istituzioni e delle loro dichiarazioni su come avessero “le mani legate” dimostra come esse siano un sistema di governo molto attento alla riproduzione di rapporti clientelari e speculativi, che agisce veloce e compatto (a fronte delle chiacchiere da giornanle!) quando si tratta di sgomberare gli spazi autogestiti o nell’allontanamento dei soggetti emarginati, mentre è sordo, lento e appunto con “le mani legate” quando si devono difendere valori quali l’antifascismo o diritti come quello alla casa. Proprio per questi motivi non ci stancheremo mai di promuovere l’autogestione, l’autorganizzazione e l’azione diretta come pratiche che garantiscono una vera partecipazione di tutti e tutte alla vita pubblica.

Ribadiamo la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne che hanno subito le cariche davanti al Labas: continueremo a monitorare e contrastare la feccia fascista che non verrà tollerata né qui né altrove.

Ribadiamo altresì la necessità di organizzare momenti di diffusione sociale dell’antifascismo e di coltivare reti di solidarietà fra i diversi territori.

, 29 giugno 2017

I compagni e le compagne del Circolo Anarchico C. Berneri