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Sputare sui morti

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L’articolo del QN in oggetto. Cliccare per ingrandire. Decliniamo ogni responsabilità per episodi di nausea dovuti alla lettura dello stesso.

Martedì 22 agosto il miglior fornitore di carta straccia del centro-nord Italia, il Quotidiano Nazionale, tramite un articolo di tal Cesare de Carlo si è premurato di informarci che , anarchici di lingua italiana migrati negli USA e ammazzati dallo stato il 23 agosto del 1927, erano due “pacifisti giustiziati per calcolo”, “Integrati, non violenti: nulla a che vedere con i clandestini di oggi” “Nicola e Bart si riconoscevano nei valori dell’America, dove arrivarono legalmente”.

Ogni singola cosa scritta in quell’articolo è scritta in malafede. Sacco e Vanzetti erano due rivoluzionari anarchici, la violenza, loro e i gruppi di affinità di cui facevano parte la utilizzavano. Il 16 settembre del 1920 la Borsa di New York non saltò in aria a causa di una fuga di gas o di una caldaia, tanto per ricordarcelo. Per ovvi motivi quando Sacco e Vanzetti vennero accusati di una rapina a mano armata finita con due morti il movimento a livello internazionale adottò la parola d’ordine “Sacco e Vanzetti innocenti” e questa parola d’ordine ha, bene o male, influenzato buona parte della narrazione di quella vicenda. Ma questo non toglie che i due fossero due limpidi rivoluzionari, militanti di provata fede che volevano scardinare il sistema capitalistico, altro che “integrati che si riconoscevano nei valori statunitensi”.

L’orrido articolo del Resto del Carlino-Il Giorno-La Nazione, giornale a cui d’altra parte va riconosciuta una certa coerenza nello sputare veleno sui proletari fin dalla sua fondazione, serve solo a riversare odio sui proletari di ieri e oggi. Serve a costruire una narrazione in cui gli italiani sono sempre stati laboriosi migranti desiderosi di integrarsi nei luoghi dove arrivavano e altre simili fesserie.

La chiusa finale dell’articolo, un delirio sulla “cultura del buonismo” contro cui monterebbe la protesta dell’opinione pubblica come questa montò contro la condanna di Sacco e Vanzetti, è la migliore dimostrazione della malafede del giornalista. Contro la condanna di Sacco e Vanzetti montò la protesta non di una generica e indefinita “opinione pubblica” ma bensì la mobilitazione di centinaia di migliaia di rivoluzionari in tutto il mondo, dei settori della borghesia progressista e di chiunque riconoscesse come odioso l’operato delle istituzioni statunitensi.

Altro che le ondate di razzismo antiproletario fomentate, tra gli altri, dalla gazzetta di una famiglia di petrolieri neofascisti riciclatisi nell’editoria, altrimenti detta Resto del Carlino.

I nomi di Sacco e Vanzetti sono ricordati dai rivoluzionari di tutto il mondo e anche da parte di chi pur non riconoscendosi nelle posizioni rivoluzionarie si riconosce anche solo in una generica speranza in un mondo migliore, il nome di Frederick Katzmann è ricordato solo dagli addetti ai lavori, il nome di Cesare de Carlo e di altre migliaia di mentitori professionisti finirà nel dimenticatoio della storia. Dove merita di stare.

lorcon