Dov’è Santiago Maldonado?

Santiago-MaldonadoGiovedì 14 settembre a si è tenuto un presidio solidale davanti ad uno dei negozi indetto dalla FAI di Torino. Quello che segue è l’articolo che spiega le ragioni dell’iniziativa.

Desaparecido. Scomparso. Questa parola viene usata solo in spagnolo, perché solo in questa lingua assume il significato che hanno saputo imprimerle le dittature che negli anni Settanta hanno insanguinato l’America Latina.

Negli anni della dittatura di Videla sparirono circa 30.000 persone. Sequestrate, torturate per settimane, mesi, infine gettate in mare ancora vive da aerei militari. I figli delle donne incinta nacquero nelle galere segrete come l’ESMA, vennero presi dagli aguzzini dei loro genitori che li spacciarono per propri.

Pochi però sanno che nei decenni trascorsi dalla fine della dittatura militare sono scomparse 310 persone. Di loro non si sa più nulla. Il primo agosto la stessa sorte è capitata a Santiago Maldonado, che lottava a fianco dei della Patagonia e cilena contro la multinazionale italiana Benetton.

Le terre mapuche, sfruttate in passato da compagnie inglesi dal 1990 sono di proprietà di Benetton, che le ha trasformate in enormi pascoli per pecore da lana: uno dei tanti casi di land grabbing, furto legale di enormi porzioni di territorio, sottratte alle popolazioni che ci vivevano. La forma “moderna” del colonialismo.

Dal primo agosto Santiago è scomparso, “desaparecido”, inghiottito da un potere che non guarda in faccia nessuno, pur di continuare a fare affari. Quel giorno si trovava a Pu lof en resistencia a Cushamen, quando un centinaio di poliziotti in assetto antisommossa ha fatto irruzione, sparando proiettili di gomma e di piombo. La gente è fuggita attraversando il fiume per ripararsi dalle pallottole. Santiago non è riuscito a guadagnare l’altra sponda e si è nascosto dietro ad un albero. Qui i suoi compagni hanno sentito i poliziotti gridare che ne avevano preso uno. Caricato su un mezzo della polizia non è più stato visto. La polizia nega di averlo arrestato.

Soraya Maicoño qual giorno si trovava per strada ed è stata fermata e trattenuta per sei ore sulla ruta 40, mentre la Gendarmeria reprimeva la comunità Pu Lof en Resistencia di Cushamen. Ha visto Pablo Noceti, capo di Gabinetto del Ministero di Sicurezza della Nazione, passare più volte di lì. Ha anche notato che tra i pick-up che si dirigevano a Pu Lof c’erano anche quelli della tenuta Leleque di Benetton. Entravano nel commissariato, tornavano a Leleque, andavano al Pu Lof en Resistencia. Anche loro davano ordini, indicazioni. Erano al corrente di quello che succedeva. Era già successo il 10 gennaio, quando Ronald McDonald, amministratore generale delle tenute di Benetton, prestò il camion del ranch per trasportare i cavalli che avevano sequestrato ai mapuche.

Prima di entrare nel governo di Mauricio Macrì Pablo Noceti era stato l’avvocato dei militari accusati di aver partecipato alle torture e alle sparizioni degli oppositori politici e sociali argentini durante la dittatura. Noceti aveva messo in dubbio le prove giudiziarie definendole “una vendetta politica” e mettendo in discussione l’impossibilità della prescrizione per tali crimini. L’uomo giusto al posto giusto, pronto ad accusare di terrorismo le organizzazioni mapuche, mentre Santiago Maldonado era vittima del terrorismo di Stato. In vesti democratiche.

Il giorno prima del sequestro di Santiago, il 31 luglio, membri delle comunità mapuche avevano protestato davanti al tribunale federale di Bariloche per l’arresto arbitrario di Facundo Jones Huala e sono stati repressi dalla Gendarmeria Nazionale e dal reparto di Assalto Tattico della polizia aeroportuale di sicurezza, con proiettili di gomma sparati ad altezza d’uomo. Nove persone erano state arrestate e molte sono state ferite.

Il primo settembre centocinquantamila persone hanno attraversato il centro di Buenos Aires, mostrando cartelli e gridando a gran voce “Donde esta Santiago Maldonado?”, “Dov’è Santiago Maldonado?”. Lo abbiamo salutato vivo, vogliamo rivederlo vivo.

In questi giorni stanno fondi anonime della polizia federale hanno fatto filtrare la notizia non confermata che Santiago sarebbe morto per le torture subite durante la detenzione.

Nella lunga storia della lotta Mapuche per la propria terra, chiare sono le responsabilità dei governi che si sono succeduti. Altrettanto chiare le responsabilità del gruppo Benetton. Dietro alla facciata antirazzista, ci sono i feroci colonialisti del nuovo millennio. Le maglie colorate di Benetton si sono macchiate del sangue di tanta gente. Dal primo agosto tra loro c’è anche Santiago Maldonado.

In varie città italiane sono state promosse iniziative di fronte ai negozi Benetton.

tratto da Anarresinfo