Geografia e anarchia

GeografiaIl 21-23 settembre si terrà a l’importante convegno internazionale dedicato alle geografie libertarie, la Prima Conferenza Internazionale delle Geografie e dei Geografi Anarchici https://icagg.org/wp/ L’evento, una prima mondiale nel suo genere, vedrà la partecipazione di studiosi, ricercatori e militanti da tutto il mondo: sono annunciate presenze da Cile, Brasile, Messico, Stati Uniti, Canada, Irlanda, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Belgio, Svezia, Germania, Francia, Portogallo, Spagna, Italia, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, Grecia, Kurdistan, e molte altre adesioni sono pervenute, purtroppo non accompagnate da una presenza per mancanza di fondi. Seguendo la riscoperta dei legami storici tra e anarchismo inaugurati dal lavoro di figure come Elisée e Pëtr , una parte importante della geografia accademica e non accademica internazionale sta scoprendo l’anarchismo come un nuovo strumento per leggere le dinamiche e i conflitti socio-spaziali con lenti alternative a quelle delle classiche teorie marxiste e/o liberali, e soprattutto al di fuori di letture statiste e stato-centriche.

Il vasto raggio di temi affrontato dalla conferenza è un esempio della ricchezza delle tematiche trattate in questi dibattiti. Nella prima parte si parlerà di teorie anarchiche. Una serie di interventi porterà sul concetto di territorio: da una ventina d’anni, la geografia critica cerca di uscire dalla cosiddetta “trappola territoriale”, che significa considerare come chiavi di lettura le politiche degli Stati, delle regioni e delle entità amministrative formalmente costituite e delimitate. Inutile dire che la tradizione anarchica può avere importanti elementi da aggiungere a questo dibattito, soprattutto in tempi di crescente globalizzazione, in cui il potere tende a non seguire più le forme della sovranità territoriale nazionale. Alcuni interventi affronteranno una questione che alcuni compagni stanno ponendo da qualche tempo alla comunità scientifica internazionale: a cosa può assomigliare una geopolitica anarchica? Per gran parte del Novecento, la geopolitica è stata un sapere legato ai regimi totalitari, si pensi solo alla tristemente nota rivista Geopolitik del geografo filonazista Karl Haushofer, e solo dagli anni Settata geopolitiche critiche e dichiaratamente “di sinistra” hanno cominciato ad affermarsi, ridando vita a un termine che fino a quel momento era stato considerato troppo compromesso. Una geopolitica anarchica è ancora considerata da molti come un ossimoro, ma secondo alcuni dei relatori del nostro convegno questa è al contario un strumento indispensabile per comprendere e criticare i rapporti di potere e le cosiddette “guerre sporche” (visto che non ne esistono di pulite) successive alla crisi dello Stato territoriale, specialmente in quelle aree geopolitiche dove il potere è gestito da “Stati di fatto”, “quasi Stati” o reti di dominazione non territorializzate. Sul versante della sperimentazione di nuove forme di gestione del territorio, le esperienze anti-statali o a-statali in corso in Rojava saranno dibattute a partire dal primo giorno, per poi ritornare su questo importante argomento nei giorni successivi. Altri contributi teorici riguarderanno i rapporti tra anarchismo e marxismo, l’antifascismo anarchico, la gentrificazione, il concetto di rivolta e le definizioni di ambiente e società.

Nella sessione storica si presenteranno alcune delle ultime ricerche sul lavoro di Reclus e Kropotkin e sulla loro importanza per l’attualità. è importante ricordare che negli ultimi anni queste figure sono state oggetto di nuove ricerche archivistiche, nuove pubblicazioni e nuove valutazioni storiografiche, dunque sarà importante fare il punto su questa “nuova onda” di studi. Ad esempio, uno studioso spagnolo percorrerà le diverse case abitate da Reclus nei primi 40 anni della sua vita per legare questa esperienza biografica alle idee urbanistiche del geografo anarchico e alla sua concezione di integrazione tra urbanità e natura.

Una importante parte della conferenza sarà dedicata agli studi urbani a partire dalle radici libertarie del concetto di pianificazione, risalenti a Geddes, Mumford, Doglio e altri, fino ad arrivare all’esposizione di casi di studio da Louvain a Barcellona, da Santiago del Cile a Rio de Janeiro, che interessano casi di resistenza alle dinamiche della marginalizzazione socio-spaziale, della speculazione immobiliare e del capitale fondiario. Una parte centrale di questa discussione riguarderà le pratiche di occupazione di case, spazi sociali e squatting per rivendicare il diritto alla casa e alla città a partire da mobilitazioni dal basso. I concetti di resistenza, mutuo appoggio e autogestione saranno specialmente discussi in queste sessioni.

Un’importante sessione discuterà le questioni dell’emigrazione, della solidarietà globale ai migranti e dei movimenti per la soppressione delle frontiere sia come entità materiale sia come concetto che impedisce di pensare al di là della propria identità, un fenomeno che dà origine a comportamenti provinciali, chiusi all’alterità e che hanno come risultato il razzismo e l’intolleranza putroppo tanto diffusi nella società attuale. La tradizione libertaria dell’esilio sarà raccontata come un esempio importante da cui prendere ispirazione.

Un’altra sessione affronterà i rapporti tra ambiente e pensiero libertario discutendo criticamente i concetti di ecologia e mesologia e il significato della terra, e del rapporto tra terra e umanità, per una rivoluzione libertaria. La geografia tradizionale, poi, ha sempre rappresentato il suolo terrestre secondo i dettami degli Stati, degli eserciti e degli imperi coloniali: le sessioni sulle contro-cartografie affronteranno una critica di questa tradizione e presenteranno casi di uso alternativo delle carte geografiche e delle varie tecniche di mapping, dal Messico alla Gran Bretagna.

Le ultime due sessioni saranno tra le più importanti: quella sulle questioni delle identità culturali discuterà l’attualissimo problema dell’articolazione tra elementi universali di etica da una parte e differenze culturali e relatività dall’altra, presentando casi di studio dall’India, dalle comunità nomadi europee e dal Rojava. Qui, un compagno curdo che vive attualmente a Parigi con lo status di rifugiato accademico dopo essere stato espulso dal regime turco ci racconterà qualcosa di più su cosa sta accadendo su quel terreno, la cui rilevanza in campo di realizzazioni libertarie è stata paragonata nientemeno che alla Spagna del 1936. E visto che non tutti sono d’accordo con tale importante paragone, nulla di meglio di una testimonianza diretta per capire qualcosa di più. La sessione conclusiva sui femminismi sottolineerà l’importanza del dibattito internazionale sulle questioni di genere e sugli approcci libertari ad essi, come il concetto di intersezionalità, ossia di interconnessione tra tutte le forme di oppressione e dunque tra tutte le forme di resistenza, su cui la tradizione anarchica ha ovviamente molto da dire.

Il convegno terminerà con una assemblea generale sulle prospettive della conferenza internazionale e sulle prossime edizioni da organizzare in altre sedi. Durante tutte le serate del convegno ci saranno assemblee rivolte alla cittadinanza e intrattenimenti organizzati dalle compagn* della FAI Reggiana e del Circolo Arci Cucine del Popolo. Un ultimo punto da sottolineare è che questo convegno è interamente autogestito e autofinanziato grazie al lavoro volontario del gruppo locale e alle sottoscrizioni dei relatori e visitatori.